CON PIERO CHIARA TROVA SPAZIO LA LETTERATURA LACUSTRE

Oltre al mare magnum della letteratura italiana c'è posto anche per il lago di una letteratura che annovera diversi autori accomunati dal fatto di essere lacustri. Fra questi Piero Chiara è di sicuro il più celebre. Nato a Luino, sulla sponda lombarda del lago Maggiore, il 23 marzo 1913 da padre siciliano, di professione doganiere,  e madre piemontese  che gestiva un negozio di ombrelli e ceste, il futuro scrittore a scuola andava male, poco virtuoso e spesso assente, preferendo bighellonare per la campagna o nei mercati. Dopo avere ripetuto la terza elementare venne fatto passare allo scrutinio finale a patto che lasciasse la scuola pubblica e venisse iscritto a una privata. Venne scelto il collegio San Luigi di Verbania e poi, in quinta, quello De Filippi di Arona. A Novara in seguito frequentò l'istituto Omar, ove conseguì il diploma di perito meccanico. Tornato a Luino, nel giugno 1929 preparò da privatista gli esami per la licenza complementare, che stava a voler dire che ragazzi dagli 11 ai 14 anni ricevevano un addestramento pratico che li preparava alla professione di manodopera esecutiva. Frequentò, in quel periodo, le biblioteche per un approfondimento  culturale e le palestre di pugilato per irrobustire il suo fisico. Andò poi a Roma, a Napoli, quindi a Nizza e a Parigi, dove svolse vari mestieri. Tornò nel nostro Paese nel 1931, si sottopose alla visita militare ma venne scartato perché fortemente miope. Condusse allora un'esistenza di ozio, soggiornando spesso a Milano dove frequentava le sale di lettura dell'Ambrosiana e di Brera. Nell'ottobre 1932 vinse un concorso come aiutante di cancelleria e venne inviato presso varie preture. Fra queste, Cividale del Friuli e Varese, fu in questa città che avrebbe in seguito trascorso gran parte della sua esistenza. Fu quello anche il periodo in cui iniziò a pubblicare articoli sull'arte presso alcuni periodici locali. Il 23 ottobre 1936 si sposò nella basilica di Sant'Ambrogio con una ragazza svizzera, dalla quale ebbe un figlio l'anno successivo ma dalla quale si separò poco dopo. Nel 1944 fuggì in Svizzera perché ricercato dai fascisti per il fatto che il 25 luglio dell'anno prima aveva preso il busto di Mussolini spostandolo nella gabbia degli imputati del tribunale dove lavorava. In Svizzera venne sistemato in alcuni campi dove venivano internati gli italiani. A guerra finita ottenne di insegnare Lettere nel liceo italiano di Zugerberg, e l'anno dopo tornò in Italia. Nel 1955 conobbe Mimma Buzzetti, con la quale convisse per vent'anni prima di sposarla nel 1974. Piero Chiara ricoprì anche vari incarichi all'interno del partito liberale, fu un affiliato della massoneria nelle logge di Varese dove si era stabilito, di Milano che aveva molto frequentato, e di Como il cui lago omonimo fa da contraltare a quello di Luino. Ma più che con la cazzuola manovrata dall'iniziato alla loggia lo scrittore costruì con la penna della propria scrittura un edificio vasto e solido formato dai suoi numerosi libri, pietre miliari della nostrana letteratura. Iniziò nel 1945 con "Incantavi", raccolta di poesie pubblicatagli in Svizzera. Nel 1962 venne editato il suo primo romanzo di successo: "Il piatto piange". Nel 1964 "La spartizione", da cui nel 1970 Alberto Lattuada ricavò il famoso film interpretato da Ugo Tognazzi che intitolò "Venga a prendere il caffè da noi". Nel 1967 ci fu l'apparizione del romanzo "Il Balordo" e nel 1970 fu autore del romanzo poliziesco intitolato "I giovedì della signora Giulia", che aveva fornito una base per la sceneggiatura dell'originale televisivo trasmesso in cinque puntate. La scrittura anche per questo è un po' scarna, e ricorda la voluta scrittura in apparenza semplice di Leonardo Sciascia. Piero Chiara, grande appassionato di Giacomo Casanova e di Gabriele D'Annunzio curò del primo la pubblicazione tradotta in italiano della sua autobiografia più un libro dal titolo "Il vero Casanova" e del secondo - nel 1978 - "Vita di Gabriele D'Annunzio". Lo scrittore luinese scrisse molto, tra romanzi e racconti, con una prosa di qualità. Il suo stile leggero e leggiadro racconta di persone e luoghi di provincia - in preferenza lacustri - dove gli intrecci sono spesso boccacceschi. La dolcezza del lago unita alla noia della provincia fornirono il pretesto per descrivere personaggi e avvenimenti da lui ricordati a distanza di anni e che finiscono per rivivere nelle sue pagine e assumere nel nostro immaginario una sorta di mondo incantato quando non proprio incantevole. Piero Chiara morì il 31 dicembre 1986 a Varese, poco dopo avere completato il suo ultimo romanzo: "Saluti notturni dal Passo della Cisa", pubblicato l'anno dopo la sua scomparsa ma che - insieme agli altri suoi numerosi libri - rimarrà a testimonianza della bravura stilistica del suo autore.

 
Antonio Mecca

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