DALLA FINESTRA - 2

Il titolo di uno splendido libro di Ennio Flaiano: "Lo spettatore addormentato", è quello che accoglie alcune sue recensioni teatrali che vanno dal 1939 al 1942, e dal 1963 al 1967. Altre sarebbero apparse in un libro successivo mentre altre ancora sono rimaste inedite in volume. Questo titolo fu scelto da Flaiano prima di morire, e sta a indicare il critico teatrale - cioè se stesso - che fingendo quasi di assopirsi durante la rappresentazione in realtà è più che attento ad ascoltare e a captare ogni emozione.
Dalla finestra del mio modesto appartamento usufruisco della visione della lussuosa e lussureggiante Villa Taranto, mentre - a sinistra -  una parte minima del lago Maggiore che un dannato palazzo sorto alla fine degli anni '60 occlude alla vista.
Il lago è quasi sempre calmo e la sua liquida immobilità è uno specchio nel quale potersi riflettere. Tutto sembra essere nato dall'acqua, non per niente quando si è nell'utero siamo avvolti dall'acqua e il nostro corpo stesso è per la maggior parte composto di acqua, compreso - per non pochi - anche il cervello. Ennio Flaiano: abruzzese di nascita e romano di adozione, si recava spesso a Lugano perché è in questa città che veniva curata la figlia, gravemente malata, e fu a Lugano che lo scrittore lasciò alla biblioteca cittadina parte dei suoi numerosi scritti. Chi lo sa che affacciandosi sul lago Flaiano provasse quella serenità che la vita convulsa della capitale italiana gli impediva di avere.
Uomo ironico e malinconico, coniatore di formidabili battute, di centinaia e centinaia di articoli, recensioni cinematografiche, teatrali, scritti sul costume, Ennio Flaiano viene ricordato per essere stato sceneggiatore di molti film, in primis quelli di Fellini, suo amico amato-odiato. Quasi sempre queste sceneggiature avevano più autori, mentre negli articoli Ennio era invece lui l'unico autore. Se ne andò a 62 anni, a causa di un infarto, nel novembre 1972. Era da poco iniziata la stagione degli anni di piombo, che si sarebbe protratta per tutto l'arco di quel decennio. Esattamente 16 anni prima, nel novembre 1956, sul settimanale "Il Mondo" era apparso un suo lucido articolo che analizzava la situazione politica italiana del tempo, e dove ipotizzava quello che di lì a poco più di dieci anni sarebbe accaduto. Chi lo sa cosa avrebbe scritto di oggi, di questa grigia cappa che ci è calata addosso con le sue mascherine tipo  "carnevale scivolato in tragedia", dove dagli occhi coperti per anni a non vedere quello che al mondo stavamo facendo, sono poi scivolate fino alla bocca per impedirci di gridare tutto l'orrore che stiamo provando.  
Antonio Mecca

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