DEI DIRITTI E DELLE PENE

La foto che vedete, scattata durante l’ultimo Gay Pride a Roma, sta suscitando un gran clamore in questi giorni.

Cattolici sconvolti e indignati ripristinerebbero le esecuzioni (previa tortura), della Santa Inquisizione in Campo dei Fiori a Roma e in Piazza della Vetra a Milano; omosessuali, autocompiaciuti come il periodo in cui vivono, inneggiano a una legittima provocazione nei confronti di una Chiesa brutta e cattiva; la destra xenofoba, che scrive ormai come pensa (senza soggetto, predicato e complemento), si fa scudo di un esautorato Spirito Santo e di un redivivo puritanesimo per debellare la promiscuità del male; una sinistra letargica cavalca l’onda liberale (che ci creda o meno è un’altra questione), mercificando a scopo elettorale i diritti fondamentali dell’essere umano; i laici e liberi pensatori…

I laici e liberi pensatori, senza pregiudizi di sorta, senza un’accertata appartenenza a qualsivoglia riconosciuto gruppo sociale, eterosessuali e vagamente scoglionati assistono impotenti e senza aver mai voce in capitolo all'ennesima italica scazzottata, avendo come unico interlocutore la perplessità.

Quando nel 2014 in una lettera al Corriere della Sera, coadiuvato da un mio carissimo amico omosessuale, evocai il buon gusto e la sobrietà milanese sul Gay Pride dell’epoca, subito un assessore, non ne ricordo il nome, mi rispose che certe provocatorie esternazioni erano necessarie per smuovere la situazione.

Su una cosa era certamente nel giusto; la situazione andava smossa. Ora gli omosessuali, dopo anni di battaglie, finalmente cominciano a veder riconosciuti i propri diritti civili. Era ora!

Ma ad oggi dove una crescente paura del diverso dettata da arcaici preconcetti, da un costante isolamento sociale e dalla social cloaca maxima, alcuni comportamenti possono risultare più controproducenti che vantaggiosi. Si rischia di fomentare involontariamente un’ignoranza sempre più apprezzata e consensuale che quotidianamente ci sta sdoganando bifolchi xenofobi e ambigui bigotti.

I martiri cristiani, intenti unicamente a diffondere il messaggio d'amore universale di Gesù, non si sarebbero certo aspettati che nei secoli a venire i loro discendenti avrebbero inflitto gli stessi tormenti ad altri uomini ostacolandone il diritto a esistere. Tralasciando macroscopicità storiche come le Crociate o la caccia alle streghe, basti pensare che con la sofferta e sognata Unità d'Italia alle porte, Papa Pio IX arrivò a dichiarare, probabilmente riferendosi a quelli gravemente malati, che fosse preferibile la morte dei bambini piuttosto che la loro crescita in seno a uno stato liberale. (Risorgimento scomunicato -Vittorio Gorresio).

Il mondo odierno, come quello di un tempo ma con più ipocrisia, nasconde ancora l'interesse personale dietro al gruppo. Pretende pari opportunità quando non vede l'ora di esserne al di sopra. Invoca l’eguaglianza a patto di non essere mai giudicato. Si difende dietro incontestabili etichette per poi esecrare le emarginazioni. E gli omosessuali non fanno eccezione; sono pur sempre comuni esseri umani.

Cambiano i tempi e cambiano le generazioni ma appena una nuovo gruppo sociale conquista dopo immensa fatica e terribili sacrifici il suo diritto a esistere, raggiungendo uno status riconosciuto e legittimato, subito la bobina del tempo si riavvolge. L’appartenenza diviene intoccabilità. Le vittime si tramutano in scudi. E il potere, come sempre accade, stravolge e dimentica il significato del percorso fatto sino a quel momento. Tanto sforzo per non essere discriminati e divenire infine come coloro che fino a poco tempo prima ci disprezzavano: la tragedia umana possiede irrimediabilmente una componente di grottesca immutabilità.

E la libertà, quella autentica, agonizza dentro trincee diffidenti o dietro a muri di cieche fazioni, domandando a gran voce di riconoscere un alleato dove invece la paura o l’ego ci spingono a vedere solo nemici.

Il solo rimedio per riuscire a debellare il nazi fascismo che cova, ormai non più tanto subdolamente, in tutta Europa è darle ascolto.

Se saremo in grado di far breccia nei nostri piccoli muri personali e culturali, scevri da sterili provocazioni, da un Dio ridotto a polizza assicurativa e da ottuse giustificazioni, allora non dovremo piangere il giorno in cui avremo contribuito a erigere inconsapevolmente il nero bastione che ci avrà imprigionato togliendoci tutto. 

Riccardo Rossetti

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