FRANCO ENNA E I SUOI PSEUDONIMI

L'interessante lettura del volume "La linea della palma", dove Saverio Lodato intervistò (fra il 2001 e il 2002) Andrea Camilleri consente di fare la conoscenza con il suo pressoché coetaneo Franco Cannarozzo in arte Franco Enna, nato appunto a Enna il 16 settembre 1921 e coetaneo sia di Leonardo Sciascia sia di Frédéric Dard. Il nome Enna gli fu in un certo senso imposto da Alberto Tedeschi, traduttore e soprattutto direttore per decenni de "Il Giallo Mondadori", conosciuto proprio all'interno della Casa Editrice dove Enna era direttore dell'ufficio stampa dei periodici Mondadori. Autore prolifico con all'attivo (dal 1952 al 1990) di 150 romanzi tra polizieschi e di fantascienza che vennero pubblicati sotto vari pseudonimi americani. 
Enna e Camilleri si conobbero nel 1945, nella Sicilia appena liberata, e di lì a poco intrapresero le loro rispettive strade, il primo come narratore, il secondo come regista e produttore teatrale e televisivo. I primi 13 romanzi Franco Enna li pubblicò con un editore di Lugano, per poi passare alla Mondadori dopo un breve passaggio presso un editore di Firenze. Definito il Simenon italiano per la sua prolificità e acutezza psicologica, Enna utilizzò trentadue pseudonimi che gli permisero di pubblicare più romanzi nello stesso anno, un po' come soleva fare Salvatore Lombino-Evan Hunter che pubblicava racconti scritti da lui soltanto ospitati sullo stesso numero della rivista poliziesca Manhunt, ed eccolo quindi firmarsi Curt Cannon, Hunt Collins, Evan Hunter, Richard Marsten, prima di passare a Ed McBain, pseudonimo così famoso da assumere una valenza superiore al nome originale di Evan Hunter, per non parlare di quello originario di Salvatore Lombino. In realtà a ben guardare dietro tutti quei nomi c'era lo stesso autore che scriveva nello stesso identico modo: splendidamente. Qui adesso si può affrontare l'argomento dei tanti pseudonimi adottati dai molti scrittori italiani di polizieschi tra gli anni Cinquanta e Settanta, ma anche un po' prima e un po' dopo, adoperati pressoché sempre per ordine dell'editore, che intendeva così facendo ingannare il pubblico italiano da sempre esterofilo, un po' come avvenne durante l'epopea dei western all'italiana, dove Sergio Leone divenne Bob Robertson, Sergio Corbucci - Stanley Corbett, Gian Maria Volonté - John Wells, Ennio Morricone - Dan Savio. Poi il successo fu così grande che non solo gli italiani riassunsero i propri nomi di battesimo, ma l'acqua santa servita per battezzarli servì anche per raffreddare i bollori di cinematografari stranieri che mal digerivano il successo arriso ai mangia spaghetti. E infatti questi film furono appellati spaghetti western, che noi avremmo potuto invece a nostra volta denominare quelli americani hot-dog western, o i film francesi pastis d'oltralpe, e magari quelli inglesi rosbif d'oltremanica. Questo avvenne anche per i romanzi western che qualche scrittore italiano osò scrivere, prima fra tutti per la bravura dell'impostazione delle trame e per la bellezza della sua prosa la torinese Mariangela Cerrino, che li firmò con lo pseudonimo solenne di May Ionnes Cherry per l'editore Sonzogno prima, e per La Frontiera Edizioni poi. Questo fa venire in mente anche un film degli anni '50 con Ugo Tognazzi e Totò: "Totò sulla luna", dove il giovane Ugo fa la parte di un fattorino che scrive un romanzo di fantascienza firmato con pseudonimo e firmato dall'editore per ciò che riguarda l'assegno di pagamento con una cifra scarsa che non riusciva a risolvere il problema di un'esistenza sempre al limite della sopravvivenza. Franco Cannarozzo in arte Enna questo problema riuscì a bypassarlo, riuscendo anche a vedere il proprio nome soprattutto nella serie di romanzi con protagonista il commissario Federico Sartori, detto Fefé, che lo vede primeggiare in diversi romanzi tra i quali "Un poliziotto in vendita", "L'occhio lungo", "Il caso di Marina Solaris". 
L'Italia ha conosciuto diversi scrittori di grande prolificità e discreto valore letterario, che hanno fatto passare momenti di rilassatezza ai loro lettori, inducendoli a sognare e - qualche volta - ad intraprendere la loro stessa professione riuscendo talvolta anche a superarli, come nel caso di Andrea Camilleri. Franco Enna morì a Lugano, dove aveva iniziato la sua carriera di romanziere nel 1952 con "L'inferno confina con Dio", il 19 luglio 1990, all'età di 68 anni, la stessa età di Sciascia il quale morì l'anno prima a novembre.   

Antonio Mecca

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