Gero Caldarelli, il Gabibbo

Il mondo dello spettacolo è simile a un iceberg. La parte sommersa è quella più ampia, e comporta l'impiego di numerosi addetti ai lavori il cui nome spesso non viene neppure citato. Uno fra questi è stato Giorgio Caldarelli, in arte Gero, vale a dire il ripieno del celebre Gabibbo, il quale apparve per la prima volta nel 1990, all'interno della neonata "Striscia la Notizia" per volere del suo patron Antonio Ricci, il quale gli diede la voce quando il pupazzo cantava le canzoni delle sigle mentre: quando parlava, era invece Lorenzo Beccati a fornirla, un bravo autore satirico e ora: da alcuni anni, anche ottimo scrittore di thriller.
Giorgio Caldarelli nacque a Torino il 24 agosto 1942, seguì i genitori a Milano. All'età di otto anni rimase orfano di padre e - cinque mesi dopo - anche della madre. Finì giocoforza in un orfanotrofio, a Cesano Boscone, rimanendovi per alcuni anni. Aveva due sorelle e un fratello: Mario, e fu da lui che andò in seguito a vivere, in una di quelle case con ringhiera ospitanti il gabinetto fuori del modesto appartamento. Per anni Gero aiutò il fratello in qualità di antennista, impiantando una selva di antenne tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta, nel periodo della necessaria ricostruzione post-bellica, fino agli anni del boom economico. Parallelamente si era iscritto nel 1960 alla scuola di mimo del Piccolo Teatro di Milano, e nel 1965 in occasione della visita in Italia di Walt Disney animerà alla sua presenza il personaggio da lui creato decenni prima: Mickey Mouse, alias Topolino. Tutto questo avvenne nella Galleria del Corso, prima della presentazione nel cinema omonimo di "Mary Poppins", ultimo film da lui personalmente curato. Il piccolo: un metro e cinquantatre centimetri Gero, condusse per molti anni una vita faticosissima, fatta di piccoli e spesso malpagati spettacoli che solo l'aiuto della moglie Catia, conosciuta in Sicilia, e della loro successiva figlia Paola aiutò nell'andare avanti. A questo si unirà poi la conversione al buddismo nel 1986, che anni dopo durante la registrazione di una serie di televendite per "Striscia la Notizia" a Palermo, quando un ragazzo ebbe modo di sbirciare all'interno del pupazzo disse: "C'è nu cristianu dintru Capippo". Al che Gero replicò: "Quale cristiano? Io sono buddista". Ma prima di arrivare a un relativo benessere e ad una ancor più relativa notorietà, seppure mascherata, Caldarelli dovette passare per la fondazione nel 1974 della compagnia di mimi "Quelli di Grock", insieme a Maurizio Nichetti e alla brava Angela Finocchiaro, e all'incontro con Antonio Ricci che per il suo "Drive In" gli farà animare due personaggi nella parodia di "Star Trek": Gawronski e Pendulus. Gero Caldarelli partecipò come attore ad alcuni film per il cinema, tra i quali "Ratataplan", "Ho fatto splash", "Domani si balla" "Ladri di saponette", "Stefano Quantestorie", tutti diretti dal suo collega e amico Maurizio Nichetti. Il libro autobiografico che narra la sua storia si intitola "Una vita da ripieno. Cronache dall'interno del Gabibbo", pubblicato da Rizzoli nel 2003. Scritto in terza persona, dove il narratore parla così di se stesso come se il protagonista non fosse lui. Si tratta di un libro ben scritto e interessante, non solo in quanto alle notizie raccontate ma anche per i pensieri e la filosofia di vita che l'autore dispensa nelle sue pagine, come ad esempio la risposta a chi gli chiedeva come faceva a resistere chiuso in quel pupazzo anche per molte ore: "C'è chi paga per sudare, io invece sono pagato". Oppure: "Se vogliamo migliorare la nostra società, dobbiamo prima educare in modo diverso i nostri bambini, ma per fare questo dobbiamo diventare prima dei buoni maestri."
Ho avuto modo di lavorare con Gero per molti anni come cameraman nel programma "Striscia la Notizia" per quattro edizioni e in molte televendite legate alla trasmissione, e spesso nelle pause parlavamo, lui seduto con indosso il costume dalla cui enorme bocca aperta si sporgeva la testolina del suo animatore. Non si arrabbiava mai, Gero, e con lui era piacevole discorrere, ma non discutere né tantomeno litigare. La sua educazione non lo portava a quegli eccessi, che in quel mondo spesso troppo osannato invece ci sono. Gero è morto il 20 agosto 2017, a Roma, all'età di 75 anni, dopo una lunga malattia che però non gli aveva impedito, fino all'ultimo, di interpretare il suo personaggio. È stato sostituito dal suo allievo Rocco Gaudimonte, ma è certo che il primo animatore non può essere dimenticato da chi lo ha conosciuto e con lui ha lavorato perché, come scrive Antonio Ricci nella prefazione del libro: "Gero è riuscito a dare a un pupazzo, che nasceva arrogante, grazia e poesia". Questo è stato possibile, aggiungiamo noi, perché Gero ha trasferito la sua anima in un essere inanimato animandolo fino a farlo diventare un personaggio vivo.

Antonio Mecca

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