I DANNI DEI SOCIAL MEDIA ALLE NOSTRE DEMOCRAZIE

“È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate finora”.

Con queste parole, Winston Churchill esprimeva la propria opinione alla Camera dei Comuni nel 1947. Un aforisma divenuto celebre, soggetto a svariate speculazioni, ma lapidario nella sua essenza. Un'essenza minata dalle fondamenta in questo particolare periodo storico. Democrazia è divenuta una parola priva di costrutto, adoperata come scudo da milioni di persone che ne distorcono e ne stravolgono il significato, per promuovere il totalitarismo. Un totalitarismo nuovo, differente dai precedenti perché privo di un’ideologia ma colmo di istinti, di insipienza, di nulla e alimentato da un aberrante ossimoro riassumibile come individualismo di massa. Fautori di questa nuova deviante componente sociale sono i social media: moderni feudatari, Ponzio Pilato sguscianti e subdoli promulgatori di una libertà di parola fittizia e pericolosa. Interessi personali, palesata ignoranza, deliri di onnipotenza, cieco bigottismo, infime pulsioni e frustrazioni personali possono davvero essere d’aiuto a un sistema democratico? I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Con buona pace per Umberto Eco, la mela è rotolata così lontana da non riuscir più a scorgere l’albero.

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Due esempi pescati a caso tra i migliaia dello stesso stampo che riempiono Facebook. Sorge un sorriso? Serpeggia lo sdegno? Oppure fuoriesce solo uno sbadiglio? Non importa, perché coloro che provano a rispondere a tale abissale ignoranza perdono il loro tempo. Social media e forum pullulano di risse verbali di ogni sorta, più o meno lunghe, dove tra saggezza e ottusità, ineccepibile sintassi e orrida sgrammaticatura, progressismo e oscurantismo non ne esce mai un vincitore. Basta un click per chiudere il discorso e tenersi soddisfatti le proprie ragioni.C:\Users\Riccardo\Downloads\83245273_2387605008035061_855176130922020864_o.jpg

E il miracolo social sta tutto qui: tutti intrappolati in un acquario digitale mentre pontifichiamo e sproloquiamo nella ferma convinzione di essere liberi senza mai un confronto o una partecipazione diretta.Tuttavia, se un fatto è stato dimostrato dalla recente, e fortunatamente pecoreccia, sommossa di Capitol Hill, è che sottovalutare il buzzurro tam tam della rete potrebbe provocare nell'immediato futuro danni civili e sociali immensi.

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-Grande Donal Trump mi auguro che gli Americani la gran parte stia con lui perché se dovessero scegliere il demonio non ci sarà più libertà-

-La verità che appartiene a nostro signore Gesù Cristo vince sempre-

-Sapete cosa anno scoperto !!! Anno programmato il software nella compiuta che quando Trump era in avanti la compiuta trasferiva i voti di Trump a Baden, questo è criminale !!!! è una cosa incredibile tutto quello che anno fatto a questo povero uomo dal primo giorno che è stato eletto Presidente nel 2016-

L’immagine di apertura, quest’ultima e i commenti successivi non sono presi e tradotti da una pagina Facebook americana ma da una italiana denominata Noi con Trump. Soggetti affetti da disgrafia? Illuminati come San Paolo sulla via di Damasco? Magari, vista l’ortografia. Stranieri? Nulla di tutto questo. Connazionali autoctoni che esprimono, male, la loro libera opinione. Se neanche qui riusciamo a rabbrividire, fosse non solo per l'utilizzo strumentale del Buon Gesù, esistono comunque gli estremi per deplorare il sistema scolastico italiano. In una recente conversazione con un amico, estremamente geniale nella sua provocatoria essenza, mi sono sentito dire: si dovrebbe fornire una patente social che segua determinati requisiti. Un'assurdità? Non così tanto. Sgomenti apprendiamo che certi film non dovrebbero essere più trasmessi perché ritenuti offensivi e che alcuni libri andrebbero banditi. Assistiamo a un revisionismo culturale e storico senza precedenti dove il passato deve essere cancellato invece che studiato per evitarci gli stessi errori. Questa incongrua caccia alle streghe ci sta riducendo a vivere un presente confuso dettato unicamente dalle emozioni del momento. Di questa astratta immanenza fatta di idiosincrasie personali e isterie di massa, sdoganate come partecipazione democratica, i social media sono i principali promulgatori e come tali dovrebbero essere controllati e limitati. Sono i più diretti responsabili della miseria morale dilagante. Hanno prosperato e lucrato sulle due pecche per eccellenza dell'essere umano, narcisismo e voyeurismo senza mai interrogarsi sulle conseguenze. Dietro l'egida della libera comunicazione hanno danneggiato come mai prima d'ora le nostre democrazie causando una disgregazione e un’anarchia sociale dalle quali difficilmente ci riprenderemo. Ci hanno intrappolati in un relativismo assoluto dove ciò che conta è solo la propria opinione. E, in summa, ci hanno reso vanesi, superficiali ed estremamente fragili. Quando i social media sono giunti nelle nostre vite, non potevamo certo essere consapevoli di tutti i risvolti che ne sarebbero scaturiti. Ora lo siamo ed è nostro diritto domandare provvedimenti. Comprendiamo tutti che possono rappresentare un ottimo strumento di comunicazione, di lavoro o per battaglie civili, e tali dovrebbero rimanere. Ma la divulgazione sistematica di ignoranza e psicosi collettive, oltre a essere contagiosa, potrebbe trascinarci in nuovi secoli bui. Perché essa non nutre le democrazie. Le distrugge dalle radici.

Si ringrazia S. V. per la collaborazione

Riccardo Rossetti-Viveremilano

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