Il crescere di Laura sino alle stelle

Spesso le capitava: da sola o in compagnia, di fermarsi con l'auto in una stazione di sosta sull'autostrada, a notte fonda, quando il concerto era terminato ma non ancora l'adrenalina che continuava a persistere dentro di lei. 
Allora le saliva alla mente, proveniente dal cuore, il ricordo di quando bambina accompagnava il padre ai concerti nella loro regione, lui suonava la fisarmonica e cantava, e lei cantava a sua volta riversando tutta la ancora propria freschezza. Di ritorno verso casa si fermavano presso qualche area di servizio presente sull'autostrada, per bere qualcosa - soprattutto nelle calde e intense notti di estate per cercare di vivere quell'emozione che sempre li pervadeva. Lei allora era fiera di essere in compagnia del suo papà, un uomo ancora giovane che la figlia vedeva anche straordinariamente bello. Perché gli occhi di una figlia rendono sempre più bello ciò che l'amore filiale vede. E poi l'amore che lui provava per lei risultava palese in ogni situazione, al che Laura sembrava in questo risplendere maggiormente. La stanchezza evaporava, lo sguardo si illuminava e il sorriso aleggiava spesso sulle sue ancora acerbe labbra. Lei sapeva che quello stato di cose era destinato a finire, ma a quella età il futuro: anche prossimo, è sempre di là da venire, e le distanze risultano lontane anche quando sono in realtà vicine. 
Laura amava vedere le luci al neon che illuminavano la stazione: il bar- ristoro con l'edicola, gli oggetti ricordo, i libri sulle scansie, i dischi, i prodotti alimentari in bella mostra. Il profumo dei caffè preparati e del pane riscaldato le smuoveva nell'animo una lunga, soave emozione. Era come se il mare lì vicino portasse le proprie onde fino a terra, facendole arrotolare come arricciacapelli imprigionanti la capigliatura di una giovane donna nonché i suoi sentimenti, i suoi presentimenti, le sue speranze. Il rombo dei motori nella adiacente strada era foriero di speranze, l'odore di benzina presente sullo spiazzo era un eccitante che sembrava fare avviare il motore e poi far percorrere la strada verso l'orizzonte del futuro luminoso. Si guardavano spesso, padre e figlia, con lei soprattutto che sorrideva. E si sentiva felice perché sapeva di essere amata e protetta, lui a sua volta si sentiva amato e protetto perché la presenza della figlia era una forza che sembrava metterlo al riparo dalle brutture della vita. Il sorriso fra loro era una sana complicità che rinsaldava il loro rapporto, la vita che fluiva e continuava in quella di lei, lo sguardo del padre che ringiovaniva in quello quasi più maturo della figlia. Perché lei si sentiva nei suoi confronti come una piccola mamma alle prese con un figlio grande di età ma non di autonomo sentimento. E quella complicità che sempre esiste e talvolta persiste fra una figlia e un padre, in loro sembrava innalzarsi fino in cielo, un cielo trapunto di stelle e fra le stelle quella di Laura avrebbe preso a risplendere di lì a non molto. 

Antonio Mecca

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