IL FORTE AUSTRIACO DI PORTA VITTORIA

Foto: IL FORTE AUSTRIACO DI PORTA VITTORIA

Prima di cominciare, è opportuno chiarire subito un paio di punti sui quali in rete regna confusione, per non dire approssimazione: il forte austriaco di Porta Tosa, ubicato un tempo a cavallo delle attuali Via Cadore (il CRAL del Comune), e il Parco Vittorio Formentano (Largo Marinai d’Italia), non esisteva ancora durante Le Cinque Giornate di Milano, come riporta erroneamente Wikipedia, e nulla ebbe a che spartire con la Cavallerizza costruita successivamente. Ma partiamo dal principio. Dopo le sommosse del 1848 e del ’49, l'Austria restaurò e migliorò le fortificazioni militari e ne costruì di nuove. A Milano il clima era più teso che mai. Il Pollini lo descrive come un vero e proprio regno del terrore: spie e polizia ovunque davano del filo da torcere ai nostri patrioti che caparbiamente continuavano a tramare contro l’occupante. Per evitare altre sorprese, gli austriaci decisero di erigere un nuovo forte a poca distanza da Porta Tosa, una perenne spina nel fianco; del progetto originale infatti, che prevedeva diverse fortificazioni nei Corpi Santi al di fuori delle Mura Spagnole, solo questo vide la luce. Su ordine di Radetzky, il neo governatore di Milano, il principe Felix di Schwarzenberg, iniziò i lavori nel gennaio del 1849 terminandoli nel giro di un anno. Una nota divertente: di tutti i problemi che questa nuova fortezza ci avrebbe causato, almeno qualcuno ne trasse guadagno. Si venne a creare durante gli scavi per i lavori un piccolo stagno adiacente al Naviglietto (Corso XXII Marzo), cosicché la vicina Osteria dei Pellegrini cominciò ad offrire alla propria clientela pesce sempre fresco; fulgido esempio di spirito di adattamento meneghino. L'area occupata dal forte era molto estesa come si può notare dalla mappa. (foto 1).

Spesse, ma non alte, mura di cinta circondate da un fossato con all'interno un comando, alloggi per i militari, stalle, 18 cannoni (in grado di mandare in frantumi le finestre del vicinato quando tuonavano) e una svettante torre cilindrica. In concomitanza a quest'ultima, un'altra torre venne eretta sul lato ovest del Castello. Teniamo presente che Milano era di dimensioni assai ridotte rispetto ad oggi e non erano presenti alti edifici; per il resto, solo cascine e campagna. Le due torri (…nessun riferimento Tolkieniano), sia a occidente, Radetzky al suo ritorno nell'agosto ‘48 aveva fatto tagliare tutti gli alberi del Foro Bonaparte (foto 2), che a oriente, godevano di una visuale perfetta e, allo stesso tempo, potevano scambiare tra esse segnali luminosi. Insomma, Milano e i milanesi era stretti in una tenaglia (foto 3). L’insofferenza cresceva e nel 1856 apparvero iscrizioni politiche sulle lapidi del foppone (cimitero) di Porta Tosa, ubicato di fronte al fortino austriaco: la congregazione municipale face scudo per difendere il povero capo seppellitore e, infine, riuscì a scagionarlo da ogni accusa. Gli andò bene, perché in quegli anni si poteva finire in prigione o fucilati per molto meno. Tre anni più tardi Milano si sbarazzò definitivamente dell’oppressore e il forte passò sotto la giurisdizione del Comune di Milano. Il fossato, divenuto una maleodorante palude, venne riempito di terra e le demolizioni, deliberate nel 1860 e attuate nel 1862, si interruppero per mancanza di fondi limitandosi alla cinta muraria, eccezion fatta per il lato verso la città. Si decise quindi stanziarvi la cavalleria e in seguito i fabbricati vennero adibiti a magazzini. Dopo anni di semi abbandono, finalmente, una delibera comunale approvata nel dicembre del 1908, decretò la fine dell’odiato forte: su quell'area sarebbe sorto il nuovo Verziere (mercato ortofrutticolo). Il 2 luglio dello stesso anno iniziò la demolizione e 60 operai lavorarono senza posa fino all'anno successivo per raderlo totalmente al suolo, utilizzando potenti esplosivi. Nel 1910 si cominciò a costruire proprio lì accanto la Cavallerizza Savoia, in quanto in uso al Regio Esercito Italiano; terminata nel 1914, molto spesso viene ancora chiamata Cavallerizza di Radetzky, per la sua vicinanza al forte. Ma i due fabbricati non ebbero mai nulla a che spartire e l'ultimo sorse quando già il primo non esisteva più.

Nell'aprile del 1911 si inaugurò il nuovo Mercato Ortofrutticolo (foto 4) e nel settembre del 1916 quest’area tornò alle sue origini militari. Il Comune di Milano concesse all'esercito di adibire gli edifici a deposito di materiale sanitario per tutta la durata della Prima Guerra Mondiale. Nel luglio del 1965 un nuovo mercato ortofrutticolo trovò sede in Via Lombroso e al posto di quello vecchio, quattro anni più tardi, sorse il Parco Vittorio Formentano, noto come Largo Marinai d’Italia. Anche in questo caso, del vecchio forte austriaco non rimane nulla: qualcuno sostiene che parte dei materiali di demolizione venne adoperata per costruire il basamento del campanile della vicina chiesa di Santa Maria Del Suffragio(1896) ma non esistono prove certe a supporto. Nessuno ormai sospetta che dove oggi gli anziani giocano a bocce, i ragazzi si divertono con il basket e famigliole con bambini scorrazzano beatamente, un tempo sorgeva una lugubre fortezza temuta e odiata da tutti i milanesi. Ma il senso della storia è proprio questo; acquisire consapevolezza del proprio passato.


Riccardo Rossetti

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