IL GIALLO DELLE 16:00

IL MANTELLO DEI LADRI
capitolo uno

Voialtri non fate che parlare dell’onore. L’onore può essere a volte il mantello dei ladri.
Raymond Chandler, Il Lungo Addio

Stava in piedi davanti a me, separata solo dalla scrivania dietro la quale ero seduto senza riuscire a recuperare una certa prestanza fisica. Ma i miei anni mi dicevano che più di tanto non si poteva ottenere. Di lei, quarantenne, la prestanza fisica era un fattore incontrovertibile. Colpiva il caldo colore rossiccio dei capelli, simile al colore delle foglie dei vigneti all’inizio dell’autunno. Un naso piccolo, ma dall’aspetto deciso, dava forza al suo viso dalle linee armoniose. Appariva come una fuoriserie, che poteva farti annegare in un mare di guai da essa stessa provocati. Gli occhi, a differenza del caldo colore dei capelli, erano freddi; il freddo glaciale dell’azzurro artico. Orecchi piccoli e graziosi, come le sue mani, prive di anelli, con solo la fede matrimoniale. La voce era invece profonda, quasi provenisse dal profondo della psiche.
- Suppongo sia lei il signor Miller…
- In persona - confermai. - Con chi ho il piacere…?
- Sylvia Anderson.
- Anderson? Ecco spiegato il perché di questa bellezza da favola.
- Veramente il nome dello scrittore è Andersen - precisò lei.
Cercai di riportare il colloquio su toni più seri.
- Si accomodi, signora…
- Anderson. Come già detto poco fa. Pensavo di essere indimenticabile, ma vedo che mi sbagliavo.
- Sono io che mi sono sbagliato, signora Anderson. Dica pure cosa si aspetta da me.
Senza darlo troppo a vedere segnai sul blocco degli appunti davanti a me il suo cognome. Il nome invece me lo ero già dimenticato.
- Da tre giorni. Ha portato con sé l’auto, due valigie con la sua roba, e ha preso il volo.
- Ha qualche idea per dove?
- No.
Fissai lo sguardo sul blocco: tre giorni; due valigie. Gli appunti stavano sotto il suo nome, in modo verticale incolonnati verso il basso come un albero che parte dalle fronde per arrivare alle radici, che stanno a contatto con la terra e con il suo putridume.
- Come è partito? Con l’auto?
- Esatto - dallo sguardo che mi indirizzò, compresi che questo me lo aveva già detto.
- Che tipo di auto?
- Una Buick del ’67 color verde scuro.
Questa volta segnai sotto “due valigie”: modello dell’auto, colore e anno di immatricolazione.
- Aveva con sé molto denaro? - mi informai. – Il suo conto corrente è stato prosciugato?
Scosse graziosamente il grazioso capo.
- No. C’è ancora più o meno la stessa somma di poco tempo fa. Abbiamo il conto in comune.
- Che sarebbe…?
- Trentaduemila dollari.
- Non è strano che si scappi di casa lasciando il conto in banca intonso?
- No, visto che ha portato con sé il libretto degli assegni da cui attingere quanto e quando vuole.
- E in questi… - lessi il numero dei giorni segnati - … tre giorni, il conto corrente non si è ridotto?
- No.
- Suo marito… - Ancora uno sguardo al blocco per gli appunti… - il signor Anderson, aveva un’amante che lei sappia?
- È quasi sicuro. Dovrebbe trattarsi di una ragazza orientale, una vietnamita che lavorava come cameriera nel ristorante “Fiore di Loto”, a Long Beach. Anche lei è sparita.
- Come lo ha saputo e da chi?
- Ho telefonato al ristorante in questione e ho chiesto di lei. Mi è stato risposto che manca dal lavoro da diversi giorni. Mentre segnavo “Fiore di Loto”, “Long Beach”, chiesi:
- Lei era a conoscenza della loro relazione?
- Pete non si curava di nascondermela, se è per questo. Diceva di considerarla come una figlia, la figlia che non aveva mai avuto. Questo non gli impediva di portarsela a letto. È sempre stato un gran figlio di puttana, e con una puttana con la metà dei suoi anni se ne è scappato.
- Si è rivolta alla polizia?
- No.
- Per quale motivo?
- Mio marito ha avuto dei trascorsi con la legge, in passato. Ho pensato quindi che fosse meglio lasciar perdere gli inquirenti.
- Quale genere di trascorsi?
- Rapina, furto, spaccio di droga, gioco d’azzardo, prostituzione.
- Certo non si è fatto mancare nulla…
- Il prestito a usura, manca. L’usura però l’ha fatta venire a me nel sopportarlo.
- Attualmente quale mestiere svolgeva?
- Gestiva una bottiglieria rifornendo anche diversi locali, tra cui il “Fiore di Loto”. Vino, birra, acqua minerale, coca-cola.
- E la coca “tout-court” ? – chiesi.
- Come sarebbe?
- Coca intesa come droga: la forniva lui a loro, magari, o loro a lui?
- Io non so nulla dei suoi traffici. Lui con me non si sbottonava granché.
- Quanti anni ha, la… ragazza?
- È giovane. Penso comunque che possa essere sui venticinque.
. Cosa si aspetta da me?
- Che lo rintracci, perché lo stanno cercando anche i suoi ex complici, individui poco inclini al buon carattere. A me personalmente non importa più nulla di lui; importa invece, e molto, di me. Non voglio che quelli se la prendano con me, quasi credessero che io lo nasconda per proteggerlo da
loro.

Antonio Mecca

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