Il Giallo Delle Ore 8

INDAGINE IN BIANCO E NERO
Capitolo quattro

Vi erano in città centinaia di gioiellerie, e anche a voler circoscrivere il numero a quelle presenti non lontano da Hill Street, cosa potevo fare, come potevo agire? Presentandomi forse in ciascuna di esse mostrando la tessera riproducente la mia licenza, e chiedendo se avevano acquistato sottocosto e sottobanco una collana di diamanti? Neppure se fossi stato della polizia ufficiale me lo avrebbero confessato. Pensavo che il ladro fosse anche l’assassino di Bellamy, e costui era molto probabilmente stato contattato da James Barnes per eliminare l’amante della moglie e riportargli a casa il prezioso regalo a lei fatto tempo prima. Pensavo poi anche a qualcos’altro, e cioè che generalmente è agli investigatori privati che si dà l’incarico di indagare sulle possibili infedeltà del proprio coniuge. E mi sembrò di ricordare qualcosa, qualcosa avvenuto tempo prima. Per potermene accertare dovevo recarmi al giornale locale, ed effettuare la ricerca d’obbligo.
Oramai le luci artificiali avevano preso il sopravvento su quella naturale, imponendo la loro artefatta presenza agli occhi e alla mente dei passanti, che a seconda della propria sensibilità e soprattutto età, la vivevano con gioia o soffrendo o semplicemente transitando senza farci granché caso. Il piazzale antistante il piccolo quotidiano locale era occupato solo per metà della sua capienza auto, per cui mi fu facile parcheggiare. Scesi e mi diressi all’ingresso ed entrai. Tolsi gli occhiali e nel tempo che impiegai ad asciugarne le lenti rigate dalla pioggia diedi modo ai miei occhi di abituarsi all’ambiente interno e di distinguere cose e persone. Quindi avanzai fino al banco della reception, dietro al quale una matura signora dai capelli bianchi probabilmente azzurrati come quelli di una fata dai capelli turchini mi accolse con un sorriso e una domanda.
- Posso fare qualcosa per lei?
- Credo di sì - replicai. - Avrei bisogno di consultare il giornale con gli articoli pubblicati negli ultimi giorni.
- Sì, è possibile. Mi dà un documento, per favore?
Le diedi il mio documento di identità. Ebbe modo così di notare la professione da me svolta e ne commentò il fatto.
- Detective privato?
Confermai.
- Lei è proprio come quelli che appaiono in TV - disse.
- Nella vecchia TV in bianco e nero, sì - dissi poi a beneficio più mio che non suo.
Mi consegnò una scheda, indicandomi la sala lettura con i tavoli a più posti muniti di computer.
- Si accomodi pure, signor Mallory.
- Grazie.
Mi avviai fino al più vicino tavolo con a disposizione un computer libero. Sedetti, entrai nell’Home Page relativa al giornale: Los Angeles News. Dopodiché nella finestrella in alto a sinistra digitai: “Detective privato ucciso”. E pressoché subito ecco apparire la seguente didascalia: “L’investigatore privato Barker, dell’omonima agenzia investigativa, trovato ucciso all’interno del suo ufficio. La polizia indaga”. E più sotto: “L’investigatore privato Cliff Barker, di anni 48, residente a Court Street con agenzia in Harlem Avenue, è stato trovato morto ieri nel suo ufficio. La sua morte sarebbe sopravvenuta il giorno
prima intorno alle quattro a causa di più colpi sferratigli in testa tramite un pesante corpo contundente. L’uomo non sembrerebbe essere stato vittima di un furto. Cliff Barker svolgeva la sua professione da 22 anni, dopo avere ottenuto il diploma alla scuola statale di Harlem. La polizia ha parlato con diverse persone dislocate nei pressi della agenzia e della sua casa in Court Street, nonché con l’ex moglie Louise. Le indagini sono tutt’ora in corso”. Cioè in alto mare, e lì rischiavano di rimanere. Ora ricordavo. La settimana prima, un mio collega era stato assassinato all’interno della sua agenzia. Me ne ero poi dimenticato, rimuovendo la notizia. Ora, però, alla luce di ciò che era successo alla mia cliente, non potevo non riprenderla in considerazione. Per cui tornai al banco della reception, riconsegnai la tessera alla fatina stagionata, le e me ne andai diretto a casa. Era oramai troppo tardi per proseguire nell’indagine, per cui rimandai il prosieguo al giorno dopo.

Antonio Mecca


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