IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Diciassettesima puntata

Valeria arrivò al Rifugio nel primo pomeriggio sotto una pioggerella insidiosa, tipica della primavera milanese. Gabriele giunse poco dopo con Amhed e Jasmine, tallonato da Sonia che accompagnava Michela. Valeria li accolse tutti, mentre preparava la merenda per i bambini. Si accorse che Gabriele aveva il viso pallido e profonde occhiaie scure sotto gli occhi. Ricordò che aveva da poco sostenuto un esame, immaginò fosse la causa di quei segni di tensione.
- Come è andato il tuo esame Gabriele? - gli chiese premurosa.
- Abbastanza bene grazie, ho preso ventotto - rispose il ragazzo con voce piatta.
- Che voglia di studiare hai ancora alla tua età! Io sono già stufa adesso - disse Sonia.
- Non sono poi così vecchio sai! E tu invece cosa studi? - chiese Gabriele.
- Frequento una scuola professionale, ma le materie sono troppo noiose soprattutto l''inglese.
- Allora cosa ti piacerebbe fare?
- Vorrei lavorare in un negozio di abbigliamento come quelli di corso Buenos Aires, li conosci?
- Sonia tolse dalla tasca dei jeans il pacchetto di sigarette.
- Mi dispiace ma qui al Rifugio non si può fumare - disse Gabriele, ricevendo un'occhiata riconoscente da parte di Valeria. Sonia balzò in piedi irritata.
- Tanto me ne devo andare, passo più tardi a prendere mia sorella. Ciao! - Il saluto era rivolto soltanto a Gabriele. Corse verso casa, quando entrò nell'androne si accorse che Giuliano la stava aspettando.
- Hai accompagnato Michela a fare i compiti? - le chiese il ragazzo.
- Sì, l'ho appena lasciata al Rifugio - rispose Sonia in tono asciutto.
- Allora salgo con te e ti faccio compagnia fino a quando arriva tua madre - si invitò Giuliano.
- Devo fare le pulizie e anche studiare… - precisò Sonia.
- Vuoi dire che non mi vuoi tra i piedi? - il ragazzo le rivolse un sorriso inquietante.
- Se credi puoi guardare la televisione, intanto che io sbrigo le mie faccende - si arrese Sonia.
Salirono baciandosi avidamente nell'ascensore, entrarono quindi nell'appartamento dove Giuliano si sedette sul divano e accese il televisore. Sonia si accinse a lavare le stoviglie.
- Portami qualcosa da bere! - sentì ordinare dal soggiorno. Prese una lattina di Coca Cola dal frigorifero e gliela porse sgarbatamente.
- Bevi e non mi rompere, ti ho detto che ho da fare.
- Tornò in cucina a finire il lavoro iniziato. Trasalì quando sentì le mani forti di Giuliano posarsi sui suoi seni, mentre avvertiva la famigliare durezza premerle contro le natiche.
- Piantala Giuli! Ti ho detto che ho da fare e poi oggi non ne ho voglia - disse infastidita.
- Non me ne frega niente se tu non ne hai voglia, sei la mia ragazza e mi devi accontentare - le sibilò all'orecchio mentre le sbottonava i jeans. Sonia lo lasciò fare, sapeva quanto fosse pericoloso farlo arrabbiare. La sospinse verso il divano montandole sopra, lo sentì trafficare freneticamente con il profilattico prima di entrare in lei, con una passione animalesca che si esaurì in pochi minuti lasciandola stordita. Poco dopo Giuliano si staccò dirigendosi verso il bagno. Sonia tornò in cucina a bere un bicchiere d'acqua.
- Me ne vado prima che arrivi tua madre, così non penserà male di te… - disse con ironia, le diede un buffetto, prima di scomparire nell'ascensore. Sonia si chiuse in bagno, gettò i vestiti nell'apposito cesto e si mise sotto la doccia strofinandosi il corpo con energia, sperava bastasse a cancellare ogni traccia di quanto era accaduto prima. L'acqua e il vapore le fecero colare dal viso i resti del trucco che si era applicata al mattino, decise quindi di eliminarlo del tutto. Nello specchio appannato comparve il suo viso grazioso, le labbra piene, tumefatte dai baci violenti di Giuliano, le conferivano un aspetto sensuale e più maturo rispetto alla sua giovane età. Si ricordò che doveva andare a prendere Michela al Rifugio, si pentì di essersi tolta la sua maschera abituale prima del tempo e per un istante valutò l'ipotesi di truccarsi di nuovo. “All'inferno! Tanto quello non mi vede nemmeno”, pensò imprecando tra sé. Gabriele invece notò la differenza di quel visetto acqua e sapone, provando però una fitta di disagio osservando la sua espressione vissuta.
Michela stava litigando con Amhed e Jasmine per la spartizione delle matite colorate. Quando vide sua sorella sulla soglia si mise a fare i capricci.
- Non voglio venire a casa adesso! Prima devo finire di colorare il mio disegno.
Sonia la guardò irritata e le ordinò di prepararsi. Michela si mise a piangere gettando a terra con rabbia i pastelli. I due marocchini la guardavano attoniti.
Gabriele afferrò con decisione il polso della bambina, badando però a non farle alcun male.
- Adesso raccogli tutto quello che hai buttato per terra e chiedi scusa ai tuoi compagni - le ordinò.
- No! - esclamò Michela in tono di sfida.
- Sì, se vuoi continuare a venire qui - rispose il ragazzo in tono deciso.
La bambina sostenne il suo sguardo per qualche istante, poi si chinò sbuffando, a raccogliere fogli e matite.
- Allora come va mia sorella? - gli chiese Sonia cogliendo l'occasione per fare conversazione.
- È una bambina molto sveglia, se fosse più disciplinata otterrebbe risultati migliori - le rispose.
Sonia alzò le spalle infastidita dal suo tono paternalistico. Poco dopo le due sorelle uscirono dal Rifugio senza salutare nessuno. Gabriele le osservò dalla finestra mentre si dirigevano verso il palazzo a strisce.
- Hai l'aria stanca Gabriele, perché non vai a casa? Rimango io ad aspettare l'arrivo di Paolo - disse Valeria. Il ragazzo sollevò lo sguardo sul suo viso dolce.
- Grazie, credo che seguirò il tuo consiglio. Sto attraversando un momento complicato... sarà la pioggia - disse Gabriele sforzandosi di sorridere, ma il risultato non fu dei migliori e Valeria provò una gran pena per lui.
- So che ci conosciamo da poco tempo, ma se hai bisogno di parlarne io sono qui - gli disse, offrendogli il suo conforto.
- Grazie, magari un'altra volta...
Gabriele se ne andò dopo aver salutato i bambini. Amina, giunta poco dopo, tornò a casa con i suoi figli. Valeria rimase sola a “guardia del forte”. Avvertiva tutta l'umidità che trasudava dalle vecchie mura della cascina, fu quasi tentata di accendere il camino. Si riscosse dal suo torpore sentendo bussare violentemente alla porta. Corse ad aprire e si trovò davanti Dragan, accompagnato da una ragazza dall'aria spaurita. Si precipitarono all'interno del Rifugio come se avessero il diavolo alle calcagna.
- Lei è mia cugina, tu devi nascondere subito...

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