IL GIOCOLIERE DELLA LETTERATURA 17

Era ormai giunto al finale di partita, una partita che in qualunque maniera si fosse conclusa non avrebbe consentito di beneficiare della vittoria. Una vittoria di Pirro, questo era certo.

Chiuse gli occhi, cercando di capire chi quella stanza avesse ospitato prima di lui e della giovane traviata coppia. A volte gli sembrava di capirlo, ma era forse una semplice reazione alla quale la sua mente di scrittore si attaccava, come un geco a una parete, immobile e inamovibile nella sua convinzione.

La ragazza tornò per riprendere i piatti sporchi. Fra le stoviglie c’era un coltello. Sarebbe stato sufficiente prenderlo, nasconderlo alla sua vista per poi colpirla, correre alla porta, aprirla e riguadagnare la libertà. Ma qualcosa glielo impediva. E quel qualcosa consisteva nel fatto che non voleva fare del male a quella ragazza, e deturpare la bellezza. Qualcuno affermava che la bellezza è come uno scudo che protegge chi la detiene. Anche per Frédéric era così. La bellezza femminile lo faceva arrendere al suo cospetto, e una tenerezza umida e persistente lo avvolgeva in un abbraccio dalla cui forza non gli era possibile allontanarsi. Non riusciva a capire come certi uomini non si facessero scrupolo di maltrattare le loro donne e soprattutto queste di farsi maltrattare. Ma così andava il mondo, ed era inutile stare a pensarci.

- Avevate fame, a quel che pare - disse la ragazza.

- Ho sempre fame, a quel che pare, vista la mia stazza.

La porta di ingresso si aprì, e di lì a poco Joseph varcò la soglia della stanza. Era vestito come la sera prima, e come la sera prima la sua brutta faccia esprimeva arroganza e antipatia. Una volta di più Frédéric ebbe modo di pensare a quanto sono stupide certe donne. Hanno bisogno dell’uomo bestia, perché solo così riescono a godere. Forse vedono in loro la forza bruta e con essa la sicurezza che questa garantisce loro.

- Vedo che sta bene - fu il suo commento.

- Sono stato meglio fino a un minuto fa.

Il farabutto forse non capì. E se anche avesse capito, non gliene importò granché. Si rivolse alla sua complice.

- Marie, sono stato in banca a depositare l’assegno e a chiedere di cambiarmelo in denaro contante. Ci vorrà qualche giorno, ma entro sabato dovrebbe essere pronto. Adesso vai nella tua banca.

Lei annuì.

- Ora vado. Quanto a voi, Monsieur Darc, fate il bravo e vedrete che tutto andrà per il meglio.

- I morti non vedono - rispose lui con la sua solita arguzia.

Joseph intervenne: - Proprio non ti riesce di tenere la lingua a freno, vero? D’altronde so che è questo che caratterizza la tua scrittura. Marie, va pure.

La ragazza uscì. Poco dopo si sentì il rumore di una motoretta che si avviava. Lo scrittore si ritrovò a tu per tu con l’uomo, un po’ come la vittima di un film western con il cattivo di turno. Situazione che a lui non era mai piaciuta, come del resto neppure i western gli erano piaciuti.

- Avete intenzione di lasciare la Francia? - chiese Darc.

- È la Francia che ha lasciato noi, visto il nulla che ha fatto per garantirci un futuro migliore.

- La Francia è più interessata al suo grande passato, che poi rappresenta anche il suo grande futuro. Perché spesso è guardando indietro che si muovono i passi in avanti.

- Rischiando di finire per sbattere il grugno contro un palo, magari della luce, e di prendere persino anche la scossa. Ma non fa nulla. Domani è un altro giorno!

- Questa l’ho già sentita - commentò Darc. - Appartiene a un’opera di un’epoca in cui voi c’eravate ed eravate adulto - gli ricordò Joseph.

- Vedo che sei acculturato – osservò lo scrittore.

- Infatti. Ed è proprio per questo motivo che soffro nel dover svolgere determinati lavori.

Ci fu silenzio nella stanza. Il giovane decise di accendere il televisore. Stavano per trasmettere un talk show, condotto da una bella brunetta che talvolta Frédéric guardava più che altro per osservare lei.

In quella puntata vi erano tre ospiti, un uomo e due donne, e fu a una di queste che la brunetta iniziò a porre domande. Frédéric seguì il tutto con attenzione osservando la donna che guardava l’ospite intensamente, con occhi che ogni tanto si allargavano emanando una luce quasi erotica, come quelli di una donna che si rivolge al proprio partner, silenziosamente invitandolo a riprendere o a proseguire l’amplesso. Lo scrittore seguì solo una parte del programma, come spesso usava fare, ma soprattutto ora non poteva esimersi dal farlo. Troppi pensieri gli si accavallavano nella mente, troppi interrogativi. Ogni tanto il ragazzo si accendeva una sigaretta, che aveva smesso di offrirgli dopo il primo diniego. Era sicuro dovessero trovarsi in una casa isolata, perché non gli riusciva di sentire voci provenire dall’esterno. Ma non ci teneva a indagare, anche perché sarebbe stato inutile farlo.

Antonio Mecca

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