IL RACCONTO DELLE 22 Nadia - 8

Già prima di approdare nel parcheggio del supermercato, ci accorgemmo che qualcosa di grave era avvenuto. Quattro auto della polizia si trovavano lì, gli azzurri fari lampeggianti che sciabolavano il terreno circostante. Mi avvicinai ai poliziotti, ai fotografi della Scientifica, all’ambulanza presente. Un agente cercò di fermarmi, poi riconobbe Nadia e lo sguardo le si appuntò addosso.

- Cosa è successo? - mi informai. Mostrai il mio distintivo, che lui occhieggiò appena mentre appieno occhieggiò la ragazza.

- Un uomo è stato ucciso – spiegò quasi a malincuore.

- Può dirci chi era?

Sia io sia Nadia avevamo un dubbio atroce, che si confermò di lì a poco quando l’agente rispose.

- Luca Baldini. Un giornalista de “Gli Sciacalli”.

Nadia gridò, la disperazione nella voce e nello sguardo, la bocca tremante per l’incredulità.

- Luca! No, non è possibile! Non può essere… Dove si trova?

- È all’ospedale, signorina - le rispose l’agente. - Al Niguarda.

- Andiamo! - mi supplicò lei strattonandomi per un braccio.

- Un momento solo, Nadia. - Tornai a rivolgermi al poliziotto. - Di cosa è morto Baldini?

- Di un taglio profondo alla gola, causatogli da un oggetto appuntito.

- Va bene. La ringrazio.

Raggiunsi Nadia, il cui bel viso era rigato dalle lacrime, che formavano una sorta di sbarre di prigione dietro le quali lo sguardo della ragazza pareva imprigionato.

- Andiamo, Nadia.

- Non riesco a crederci - mormorò. - Luca… Perché? Cosa può essere successo?

- Ce lo faremo spiegare dal suo assassino - promisi.

Convinsi la mia cliente a prorogare la visita al suo nuovo ex per dirigerci invece a Lambrate, all’indirizzo dove Brenda abitava. Il tragitto fu fatto in silenzio, interrotto solo da qualche singulto scaturito improvviso dalla gola della ragazza. Quando fummo giunti nella zona in cui sorgeva lo scatolone di cemento contenente la cinquantina di appartamenti in uno dei quali l’assassino abitava, fermai l’auto e aprii il cassetto del cruscotto. Al suo interno si trovava la mia 38 Special, con la canna infilata nella fondina di cuoio come il muso di un cane nella museruola. La sfilai dalla fondina per infilarla nella cintura dei pantaloni, dopo aver controllato il caricatore e la posizione della sicura, se cioè era bloccata. Non volevo rischiare di castrarmi così come aveva già fatto il transessuale qualche tempo prima. 


Antonio Mecca


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