IL RACCONTO DELLE 22 Nadia - Ultima puntata

Gli inquirenti ci interrogarono a lungo, per rilasciarci tre ore dopo. Erano ormai le due quando lasciammo la questura, per dirigerci all'ospedale Niguarda. In una delle celle frigorifere dell'obitorio giaceva il corpo privato della vita di Luca Baldini. Un inserviente scostò il lenzuolo dal volto del cadavere, ed ecco apparire la faccia esangue del fidanzato di Nadia.

- Luca! - esclamò lei, disperata, abbracciandolo piangendo. - Luca!

La allontanai gentilmente da quel corpo esanime, e l'abbracciai. Lei si rifugiò fra le mie braccia, non perché fossi io ma perché rappresentavo per lei una persona viva, che poteva fornirle un temporaneo rifugio privo di complicazioni varie.

- Mio Dio! - esclamò fra le lacrime. - Chi avrebbe potuto mai immaginare…

Lasciammo quel posto. A un certo punto il suo telefono squillò. Lei mi guardò, prima di fissare lo sguardo sul display. Quindi rispose.

- Luigi…

Sentii la risposta.

- Nadia, ho saputo tutto. Mi dispiace tantissimo, credimi. Se posso fare qualcosa, corro subito da te.

- Ti ringrazio, Luigi.

- Dove ti trovi?

- Sono appena uscita dal Niguarda. Con me c’è Solmi.

- Allora, io…

- Allora tu vieni pure; ti aspetto a casa.

Tolsero il contatto audio, in attesa probabilmente di riattivare quello fisico.

- Nadia, l'accompagno a casa, dove la lascerò in buone mani.

Lei annuì, sorridendo tristemente. Quando giungemmo in zona navigli, dove purtroppo la gente ancora c'era perché la stramaledetta movida era ormai pane quotidiano: per i commercianti, ci fu facile raggiungere la casa della ragazza. Fuori, ad attenderla, c'era Luigi Valdesi. Nadia scese dall’auto e gli si precipitò fra le braccia. Io scesi a mia volta, dirigendomi verso di loro lentamente.

- Nadia, Nadia… - stava dicendole l’uomo.

- Luigi, perdonami. Ti ho amato tanto e ti ho lasciato per niente. Evidentemente c’è qualcosa di sbagliato nella testa delle donne.

- No, Nadia: non è così. Anch'io ho sbagliato nei tuoi confronti. Mi basta esserti amico, perché per me è un privilegio essere amico di una persona come te. Perché tu, Nadia, sei una donna speciale.

Un bacio sigillò queste parole. Non mi restò altro da fare che risalire in auto e fare ritorno a casa.

Arrivederci, Nadia. E grazie.


Antonio Mecca

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