IL REDEFOSSI: IL CANALE DIMENTICATO

"Durante le Cinque Giornate il Redefossi combatté accanto ai milanesi salvandone parecchi soprattutto vicino a Porta Tosa. I soldati croati dell’esercito asburgico, ormai allo sbaraglio e in via di ritirata, incendiarono abitazioni, cosparsero di petrolio numerose persone e le bruciarono; l’acqua del vecchio cavo rappresentò la salvezza per molti di noi".

Ma lasciata alle spalle questa drammatica e gloriosa pagina storica, il progetto dell’ingegner Parea funzionò egregiamente per quasi un secolo. I problemi giunsero con la costruzione di nuove case tra Porta Venezia e Piazza Cinque Giornate; per far loro spazio, il Redefossi fu in parte tombinato e ristretto causando numerose esondazioni che raggiunsero in alcuni casi anche il Palazzo del Governo in Corso Monforte.
Una paratoia mobile a ventola alla derivazione del Naviglietto a Porta Tosa risolse, sempre molto provvisoriamente, il problema: era il 1889 e il Piano Beruto, (il primo piano regolatore della città), stava per condurre Milano nel futuro. In quel contesto, si decise di assegnare al Redefossi l’importante compito di scaricare una parte rilevante delle piene cittadine ma, burocrazia allora come oggi, si arrivò al 1904 dove una Commissione municipale sotto la supervisione degli ingegneri Paladini e Mina riprese l’idea.
Nel 1906 venne stipulato un contratto tra il Consorzio e il Comune; quest’ultimo divenne unico proprietario del Redefossi con la possibilità di farvi affluire tutta l’acqua reputata opportuna o di modificarlo secondo esigenza.
In quello stesso anno Milano ospitò l’Esposizione Internazionale e per poter far fronte ai numerosi visitatori in cerca di un albergo, una parte del Redefossi fu sacrificata.

Riccardo Rossetti