IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Quarta puntata

Il fine settimana trascorse velocemente e Valeria si ritrovò il lunedì mattina a godersi la sua prima giornata di libertà. La casa grande e vuota le procurò dapprima un senso di smarrimento, ma poi armata di scopa e spazzolone si accinse a pulire a fondo il salotto, un'impresa oltremodo stancante che la impegnò tutta la giornata. Nei giorni successivi ripeté l'operazione in tutte le stanze dell'appartamento. Venerdì pomeriggio, in preda a un lancinante mal di schiena, si sedette a sorseggiare una tazza di the. Si mise a sfogliare un datato libro di cucina, regalatole da sua madre quando si era sposata, ma lo aveva consultato pochissime volte. Era sempre rimasta affascinata da quelle case che odoravano di buon cibo, preparato con cura, che rendeva accogliente il rientrarvi la sera dopo il lavoro. Era arrivato il momento di rimediare alla sua cucina improvvisata. Si accinse quindi a compilare una lista di ingredienti che le sarebbero serviti per preparare piatti deliziosi. Forse era ancora in tempo a diventare una brava cuoca.

La seconda settimana venne dedicata alla pulizia di armadi e cassetti. Nell'armadio in camera di Simona ritrovò tutti gli indumenti che sua figlia non aveva ritenuto di portarsi nella casa nuova. L'abito bianco indossato alla prima comunione, un costume da farfalla servito per un saggio di danza, dei vecchi Levy's sbiaditi e scuciti che avevano rappresentato la divisa di Simona durante gli anni del liceo e il primo abito da sera di velluto nero che le era ormai diventato troppo stretto. Valeria accarezzò con tenerezza tutti quei capi che rappresentavano ognuno un momento di vita, poi decise di richiudere l'armadio come fosse stato uno scrigno colmo di cose preziose, appoggiandovi la fronte e lasciandosi travolgere da ondate di nostalgia, una dolce sofferenza che le faceva bene.
Si riscosse con decisione avviandosi verso l'armadio della sua camera da letto dove riteneva ci fosse tanto da eliminare.
Salì sulla scala e gettò sul letto tutto il contenuto della parte superiore che non apriva da tempo. E giù vecchie borse, un caldo montgomery scozzese anni ottanta, due minigonne indossate tanti anni prima, pantaloni ancora a zampa di elefante che provò invano a infilarsi chiedendosi come avesse potuto essere tanto snella quando era giovane, infine un tailleur Chanel color cipria, acquistato per un matrimonio e non più indossato sebbene fosse costato una piccola fortuna.
Radunò poi tutti i capi in due capienti valigie scozzesi passate di moda che pose all'ingresso in attesa di stabilirne la destinazione.
- Che fai, parti? - chiese Sandro alla vista di quei bagagli.
- No, sta tranquillo, ho solo sistemato gli armadi eliminando parecchia roba, ma ora non so dove piazzarla.
- Perché non chiedi a Luisella? Da quando si è buttata nel volontariato saprà tutto di queste cose.
- Grazie, hai proprio ragione. La chiamerò dopo cena.
Sandro si complimentò con la moglie per gli evidenti progressi culinari, esortandola però a preparare piatti più leggeri se non volevano aumentare di peso.
Dopo cena Valeria si accinse a telefonare a Luisella.
- Allora come stai da pensionata? - le chiese l'amica in tono brillante.
- Bene grazie, a parte il mal di schiena che mi sono procurata buttandomi nelle pulizie di casa.
- E adesso a che punto sei?
- Ti chiamavo proprio per questo motivo, ho eliminato due grosse valigie colme di abiti miei e di Sandro, sono datati ma ancora molto in ordine e non so dove portarli.
- Portali qui al Rifugio, ci faranno certamente comodo. - rispose Luisella.
- Il Rifugio?
- Sì, abbiamo voluto chiamare “Il Rifugio” la nostra piccola comunità. Proprio oggi la ragazza che ci aiuta ha finito di dipingere l'insegna che abbiamo appeso all'ingresso. Dai, vieni a portarmi queste valigie, non vedo l'ora di rivederti e di mostrarti il posto.
Il giorno seguente, nel primo pomeriggio, Valeria si mise al volante di Violetta, come aveva ribattezzato la sua auto, dopo aver caricato le due valigie scozzesi. Il freddo si era fatto più intenso nei fatidici “giorni della merla” e nell'aria si avvertiva un leggero nevischio. Valeria si augurava che non degenerasse in una di quelle abbondanti nevicate che paralizzavano la città. Si immerse nella circonvallazione e la percorse fino alla svolta per l'autostrada che portava verso il mare, rimanendo bloccata sul piazzale dove il traffico era ostacolato dagli eterni lavori in corso. Seguendo poi le coordinate che le aveva suggerito Luisella, si introdusse nell'ampio viale che conduceva ai quartieri periferici.

Dopo aver svoltato al semaforo, come da indicazioni, seguì la stretta strada che la condusse in un luogo sconosciuto. Sembrava non aver più nulla in comune con la metropoli che si era appena lasciata alle spalle. La strada terminava in un vasto spiazzo davanti a un centro discount, alla sua sinistra si innalzavano enormi palazzi-dormitorio dalle piccole finestre che li rendevano simili a giganteschi alveari. I muri erano stati dipinti con delle orribili strisce arancioni e verdi e avrebbero avuto bisogno di una rinfrescata sull'intonaco che cadeva a pezzi. Alla sua destra prati desolati, tipici della periferia milanese con l'erba ingiallita dalla brina gelida, si estendevano fino a lambire un fossato, forse un ramo del Lambro che scorreva poco lontano. Al centro una costruzione ricordava un'antica cascina, con la facciata colorata di un rosa troppo vivace e le persiane tinteggiate color lilla. Tre gradini, deformati dal tempo e dal passaggio di tanti piedi, salivano a una graziosa porta di legno ovale, anch'essa tinteggiata di lilla. Sopra la porta spiccava un'insegna di legno grezzo che ricordava quelle dei saloon del Far-West, dove campeggiava la scritta Il Rifugio, artisticamente dipinta nei colori rosa e lilla. Valeria aveva raggiunto la sua meta.

Come si dice SCUOLA?

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STIRPE DI DONNE

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