IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Settima puntata

La bianca coltre di neve che ricopriva la città aveva perso tutto il suo fascino. Un chiarore livido avvolgeva le strade rese sdrucciolevoli dal ghiaccio formatosi durante la notte. Le montagnole di neve create vicino ai marciapiedi dal passaggio dello spazzaneve, avevano assunto un colore grigiastro. Gabriele indossava due maglioni pesanti sotto il poncho e un berretto di lana blu che gli copriva i capelli biondi. Sotto i jeans spuntavano delle logore scarpe sportive, le più pesanti che possedeva. Con lo zaino in spalla spinse la bicicletta fuori dal cortile. Davanti al portone si imbatté in Ursula che cercava di convincere Fragolina a infilarsi il casco con le orecchie da coniglietto prima di salire sulla Vespa, dipinta di fucsia, che era il loro unico mezzo di trasporto. La bambina non voleva andare all'asilo e bersagliava la madre con palle di neve sudicia.
- Fragolina finiscila subito! - strillava Ursula, cercando a sua volta di infilarsi il casco.
Gabriele si avvicinò alla bambina con andatura buffa, mimando di cadere trafitto dalle palle di neve che lei aveva cominciato a lanciargli contro. Fragolina rise lasciando da parte il broncio.
- Allora Fragolina perché stai facendo inquietare la mamma, non vuoi andare a giocare con i tuoi amichetti?
- Io voglio andare all'asilo, ma è Stellina che non ci vuole venire - dichiarò la bambina sollevando la sua scimmietta di peluche. Gabriele finse di parlare all'orecchio del pupazzo.
- Ecco adesso si è convinta, però le ho dovuto promettere che dividerai con lei la tua merenda. -
La bambina corse verso la Vespa dove Ursula si accingeva a partire.Gabriele prese la bicicletta avviandosi verso l'università. Sul portone lo aspettavano le solite ammiratrici: Nicoletta, detta il folletto, per la corporatura minuta e i suoi buffi cappelli. Lucrezia, con qualche chilo di troppo, l'eterna sigaretta fra le labbra e l'atteggiamento da donna fatale. Antonella, l'intellettuale del gruppo che lo prese sottobraccio con decisione.
- Vieni, andiamo a bere il caffè, ti ho portato gli appunti che mi avevi chiesto - gli disse.
- Grazie Antonella, ti prego dammeli subito perché devo filare alla lezione di cinese e sono in ritardo - le rispose Gabriele cercando di svincolarsi. Sebbene contrariata la ragazza frugò nella sua capiente borsa etnica, definita scherzosamente dai compagni “La borsa di Mary Poppins” per la quantità di oggetti che conteneva. Tolse infine una cartelletta contenente gli appunti di Storia del Giornalismo. Gabriele la ringraziò con un bacio sulla guancia e si allontanò senza dimenticarsi di farle l'occhiolino, cosa che la deliziò.La lezione di cinese si teneva in una sede distaccata della facoltà, in un vecchio edificio del centro. Entrò in classe trafelato rivolgendo a tutti i presenti il suo migliore sorriso. Il dottor Xiang si era già accomodato alla cattedra e osservava il ragazzo con espressione divertita.
Nei quattro banchi posti di fronte stavano seduti gli allievi. Andrea, studente lavoratore avviato alla carriera di manager rampante, portava un abbigliamento classico e i capelli scuri tagliati cortissimi. Esperto di informatica, possedeva un’intelligenza analitica portata alle materie scientifiche. Anche se Andrea e Gabriele non potevano essere più diversi, erano riusciti a instaurare un buon rapporto di amicizia. Poi c'era Chiara, la maggiore di tutti, figlia di un imprenditore, abitava in una grande villa in Brianza. Procedeva a fatica negli studi ed era ormai fuori corso. Quando sarebbe riuscita a laurearsi avrebbe collaborato all'azienda di famiglia. E infine c'era Cristiana, bellissima quanto intelligente, con un fisico strepitoso e lunghi capelli color cioccolato che le ricadevano in lunghe onde fino alla schiena. Gabriele si sedette vicino a lei e la ragazza gli sorrise schiudendo le labbra piene, mettendo in mostra i denti perfetti.
- Ciao! - sussurrò, prima che cominciasse la lezione. Gabriele non le rispose neppure, perso per un attimo nei suoi grandi occhi scuri sapientemente truccati. Cristiana e Gabriele erano gli allievi più promettenti del professor Xiang, fra loro si era subito stabilita una forte intesa che li portava a collaborare ottenendo ottimi risultati. Gabriele possedeva una particolare memoria fotografica che gli consentiva di ricordare molto bene i caratteri cinesi. Cristiana era meno geniale di lui, ma molto precisa e determinata nello studio. Alla fine della lezione il professore si accinse a preparare il the su un piccolo samovar servendolo agli allievi in piccole ciotole di porcellana. Gabriele sorseggiava la bevanda, godendosi l'atmosfera intima che regnava in quella piccola aula che era diventata ormai la sua isola felice. La vicinanza di Cristina lo turbava piacevolmente come il soffio di un vento primaverile, foriero di cose meravigliose che avrebbero potuto riportarlo alla vita.
- Io mi fermo a studiare in biblioteca e tu Cris cosa fai? - chiese all'amica.
- Mi fermo anch'io e tu Andrea? - chiese la ragazza.
- Mangio con voi un panino al bar, ma poi devo scappare in ufficio, nel pomeriggio mi aspetta un cliente - rispose Andrea, non riuscendo a fare a meno di darsi un po' d’importanza.
- Chiara vieni con noi? - le chiesero in coro per correttezza.
- No, grazie non posso venire, devo prendere il treno - rispose la ragazza, con sollievo dei compagni.
Consumarono i loro panini nel solito bar, poi Andrea se ne andò dimenticandosi di pagare la sua parte come al solito: in quelle circostanze la sua immagine di manager soleva venir meno.
Cristiana aggrottò le sopracciglia dimostrando la sua contrarietà.
- Non preoccuparti, la prima volta che giocheremo insieme a pallone gli farò un bel discorso - disse Gabriele.
- Se almeno si desse un po' meno arie! Dopo tutto sta meglio di noi visto che lavora no? - disse Cristiana. - Ma lasciamo perdere, dimmi di te, che programmi hai per il fine settimana?
- Mi chiuderò in casa a studiare, del resto anche Roberta è impegnata a preparare il suo esame e pertanto non credo che potremo vederci - rispose Gabriele.
- Ma non si ferma mai a dormire da te, visto che vivi da solo? -
- Ma sai, Roberta appartiene a una famiglia molto tradizionale e forse non si fida ancora completamente di me - rispose Gabriele.
- E per fortuna che non frequentate la stessa università! Se vedesse quante ammiratici hai...
- Tutte meno l'unica che mi interessa davvero... - buttò lì il ragazzo rivolgendole un'occhiata eloquente. Cristiana lasciò cadere la frase e alleggerì la tensione con una risata argentina, gettandosi la folta chioma dietro una spalla in un gesto che le era abituale. Giunti in biblioteca si dedicarono allo studio, poi Gabriele accompagnò la ragazza fino alla fermata del tram. Cristiana lo salutò dal finestrino, mentre sfrecciava via sulla bicicletta, sollevando schizzi di acqua gelata.

Come si dice SCUOLA?

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EUCRAZIA - Il buon Governo

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