IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Tredicesima puntata

Gabriele si svegliò tardi la domenica mattina. Quando aprì le persiane uno splendido sole illuminò la stanza e la brezza frizzante di marzo la rinfrescò, scacciando i fantasmi della notte.
Dopo aver fatto colazione e provveduto alle necessità di Axel, salì in auto e partì per raggiungere il paese dove abitava Roberta. Il cielo era limpido e azzurro e la temperatura gradevole. Lasciò l'autostrada e percorse la strada statale che scorreva in mezzo ai pioppeti, sugli alberi stavano sbocciando le prime gemme e la natura stava perdendo l'aspetto spettrale tipico dell'inverno.
Raggiunse la villetta dipinta di rosa con le persiane color marrone, che sempre gli ricordava un grosso pasticcino. Roberta lo attendeva davanti al cancello elegantissima con il tailleur della festa e gli alti stivali neri. Il volto era leggermente colorito dalla brezza frizzante, gli occhi grigi truccati solo con il mascara, le labbra dal taglio deciso colorate da un velo di lucidalabbra che profumava di frutta. Gabriele l'abbracciò sentendosi osservato dalla popolazione del piccolo paese che tornava dalla chiesa vicina. Sapeva che lo guardavano con sospetto a causa dei suoi capelli e del suo look alternativo, ma in fondo la cosa lo divertiva. Roberta lo scrutava in viso in cerca dei segnali di tempesta che aveva avvertito il giorno precedente, ma Gabriele appariva sereno e i suoi occhi azzurri erano limpidi come il cielo di quella splendida giornata primaverile.
Il profumo di un brasato con la polenta accolse i due ragazzi, la mamma di Roberta lo salutò dalla cucina e il padre lo invitò a sedersi a tavola offrendogli un bicchiere di vino. Poco dopo giunse anche Giorgio, il fratello di Roberta. Lavorava nel negozio del padre, un emporio dove si trovava di tutto, serviva gli abitanti del paese e anche dei piccoli centri limitrofi, gli incassi permettevano alla famiglia di vivere agiatamente. Giorgio aveva nei confronti di Gabriele un atteggiamento condiscendente velato da una certa diffidenza. Si comportava in modo educato rispettando i sentimenti della sorella minore, ma tra i due ragazzi era sempre latente una certa ostilità.
- Allora Gabriele come vanno gli studi? - chiese il padre di Roberta.
- Abbastanza bene, spero di laurearmi alla fine del prossimo anno - rispose il ragazzo.
 - Dopo cosa pensi di fare? - si intromise Giorgio.
- Manderò il mio curriculum a varie aziende sperando che qualcuno mi risponda
- Voi studenti credete di sapere tutto, ma il mondo del lavoro è tutt'altra cosa - replicò Giorgio, mentre Roberta gli lanciava un'occhiata di disapprovazione.
Probabilmente hai ragione - tagliò corto Gabriele, non aveva alcuna intenzione di discutere con lui.
Finito di pranzare, mentre Roberta aiutava la madre a rigovernare e il padre si ritirava per il sonnellino pomeridiano, Gabriele ne approfittò per concedersi una passeggiata lungo il fiume. Imboccò il viale che conduceva alla fine del paese, da dove partiva il Sentiero del Giubileo che costeggiava il Ticino. Lasciandosi alle spalle le ultime cascine si inoltrò nel bosco, l'acqua verde scorreva tra le due rive. Proseguì lungo il sentiero dove incontrò alcuni escursionisti, e raggiunse il suo posto preferito laddove il fiume si allargava formando una laguna. Si sedette sulla riva con l'impressione di essere solo al mondo. La calma distesa d'acqua di un azzurro cupo gli trasmetteva una sensazione di pace e le bianche spiagge sulla sponda opposta apparivano lontanissime. Vide due aironi volare emettendo acute strida e si sentì in comunione con loro, avvertendo tutta l'energia vitale che si sprigionava dal movimento delle loro ali. Pensò a sua madre e la sentì vicina, tanto vicina che confuse la brezza che gli scompigliava i capelli con una carezza della sua mano leggera.
Si riscosse temendo di sentirsi spaventato in quel luogo solitario, invece avvertì una nuova forza che gli diede speranza per il suo futuro. Le ombre del pomeriggio cominciavano ad allungarsi quando diede un'ultima occhiata alla laguna, voleva imprimersi nella mente i particolari di quel luogo per lui così speciale, quindi tornò lentamente verso il paese.
Davanti all'unico bar che fungeva anche da trattoria, trovò Roberta che lo aspettava con la solita compagnia di amici. Entrarono nel locale dove c'era il camino acceso, nell'aria un profumo di crostata al sambuco appena sfornata di cui tutti presero una fetta. Si misero quindi a giocare con i pochi e datati giochi di società che offriva il locale. Quando Gabriele e Roberta tornarono verso la villetta, l'assenza dei famigliari usciti per una visita di cortesia, lasciò il tempo ai due ragazzi di vivere alcuni momenti di intimità. Al sicuro tra le mura della sua camera, Roberta riuscì a lasciarsi andare e la sua dolce passionalità rappresentò il giusto finale di una giornata perfetta.
Gabriele tornò in città appagato e pieno di buoni propositi per il futuro. Cominciò una nuova settimana all'insegna della nebbia e dell'inquinamento, la temperatura si era nuovamente irrigidita e la brezza che sembrava portare la primavera aveva lasciato il posto all'odore sgradevole che erano soliti respirare i milanesi. Gabriele arrivò all'università riposato. Anche Cristiana aveva un aspetto fresco ed era molto attraente con i pantaloni di pelle nera e il maglioncino rosa che le donava. Sebbene la ritenesse una stupenda visione, Gabriele si sentiva ancora avviluppato dalla dolce intensità del rapporto vissuto con Roberta la sera precedente, pertanto si sforzò di tenere un atteggiamento gentile ma distaccato che lasciò la ragazza alquanto perplessa. Cristiana dedicò quindi tutta la sua attenzione allo svolgimento della lezione di cinese lasciandolo “nel suo brodo”. All'ora di pranzo Gabriele declinò l'invito di Andrea a recarsi al solito bar, affermando di volersi ritirare in biblioteca a studiare. Osservò Cristiana dirigersi verso il bar con il compagno e altri ammiratori, provando suo malgrado una sottile fitta di rimpianto.

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