IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Quattordicesima puntata

Gabriele raggiunse la scuola aspettando che Amhed e Jasmine terminassero le loro lezioni. Si guardava intorno cercando con lo sguardo la presenza della Golf argento, mentre scrutava la piccola folla di genitori alla ricerca di qualcuno che somigliasse alla descrizione del pedofilo.Poco distante da lui, una ragazzina di circa quindici anni lo osservava con insistenza fumando una sigaretta. Portava una minigonna a macchia di leopardo e degli stivali dalla punta di metallo. I collant trasparenti molto rovinati, non riuscivano a offuscare l'avvenenza delle gambe tornite. Gabriele la squadrò infastidito dalla sua sfacciataggine.
“Ma guarda questa truzzetta! Se non si conciasse così potrebbe anche risultare carina” pensò, valutando con maggiore attenzione i lineamenti graziosi del viso sotto il trucco pesante, e i lunghi capelli ramati che mostravano una vistosa crescita scura vicino alla cute. La ragazza non abbassò mai lo sguardo, sostenendo il suo esame con atteggiamento provocatorio. L'uscita degli scolari pose fine a quell'insolito duello. Gabriele si avviò con i bambini, mentre la ragazza lo seguiva tenendo per mano una compagna di classe di Amhed.
Percorsero la stessa strada fino al discount, poi Gabriele le vide dirigersi verso il palazzo a strisce che sorgeva di fronte al Rifugio.
- Ciao Sonia! Sentì gridare dal solito gruppo di ragazzi che stazionava nel parcheggio. La ragazza rispose a malapena al loro saluto, poi si volse a guardare un'ultima volta Gabriele che entrava nella cascina. Soltanto allora si decise a entrare nel portone di casa sua sospingendo la sorellina.
- Ti piace quel ragazzo biondo eh? - le chiese la bambina sorridendo maliziosa. Sonia alzò le spalle rivolgendole uno sguardo accigliato.
- Quel marocchino è in classe con te Michela? - le chiese poi.
- Sì. Si chiama Amhed e quel ragazzo lo aiuta a fare i compiti al Rifugio. Sonia ascoltava interessata, mentre si faceva strada lungo il corridoio e apriva la porta del loro appartamento. Gettarono gli indumenti sul letto nella minuscola cameretta che dividevano, passando poi nel soggiorno dove accesero il televisore. La casa era arredata con mobili da poco prezzo e con scarso buon gusto. Nessun quadro alle pareti, soltanto qualche orrendo soprammobile a soggetto religioso o incrostato di conchiglie posti su una vetusta libreria, dove non vi era traccia di alcun libro. Dopo aver offerto la merenda a Michela, Sonia si accinse a lavare la pila di piatti sporchi, anche se non ne aveva alcuna voglia. Se sua madre, rientrando dal lavoro avesse trovato la cucina in disordine, ne sarebbe seguita una spiacevole discussione. Mentre l'acqua le scorreva sulle mani ruvide, tornò col pensiero al bellissimo ragazzo biondo.
“Come è alto, non come quel tappo di Giuliano!” -  pensava con ammirazione. Michela stava guardando i cartoni animati seduta sul divano sfondato e cosparso di macchie di ogni genere. Sonia aprì lo zainetto della sorellina controllando i quaderni.
- Cosa cerchi nel mio zainetto? - chiese Michela, allarmata e stupita dall'insolito interessamento della sorella maggiore.
- Guardo come sei messa con i compiti, anche tu avresti bisogno di ripetizioni, chissà se quel ragazzo si fa pagare tanto? - disse Sonia.
- Non si fa pagare perché è un volontario, ma scusa non puoi aiutarmi tu?
- Io non ho tempo, ho già abbastanza problemi con la mia di scuola, domani chiedi a quel marocchino se ci puoi andare anche tu al Rifugio... poi passerò a prenderti io - disse Sonia.
- Tu lo fai solo perché vuoi conoscere quel ragazzo biondo, ma stai attenta che Giuliano ti spacca la faccia - l'ammonì la sorellina.
- Tu fai quello che ti dico io e non intrometterti nei miei affari - l'aggredì Sonia innervosita.
Michela le rispose con uno sberleffo e solo l'arrivo della madre le risparmiò un ceffone da parte di sua sorella.
- Ciao ragazze! - le salutò stancamente la donna piccola e grassoccia che entrò nel soggiorno. Indossava dei leggins viola che le segnavano il fondo schiena spropositato, un maglione informe che odorava di unto come i capelli lisci colorati di rosso. Lavorava come addetta mensa e l'odore di fritto faceva ormai parte di lei come una seconda pelle. Si accese una sigaretta e si buttò sul divano abbracciando Michela.
- Ciao mamma, io scendo - disse Sonia.
- Non fare tardi - le rispose distrattamente la madre, senza distogliere lo sguardo dal televisore.
Sonia raggiunse gli amici sotto casa. Era la ragazza del capo e come tale osservata con invidia dalle femmine e con desiderio da parte dei maschi. Giuliano, il suo ragazzo, la baciò avidamente mentre le sue mani le correvano lungo il corpo a rivendicare che si trattava di una sua proprietà. Sonia era abituata a tali comportamenti, poiché aveva avuto modo di osservarli nella sua stessa casa. Crescendo aveva scoperto la sensualità avida e prepotente dei ragazzi, senza traccia di dolcezza e rispetto. Si era servita del suo aspetto attraente per salire i gradini della squallida scala sociale di quel quartiere degradato, mettendosi con il capo di un manipolo di sbandati. Giuliano era il più forte e pertanto temuto da tutti. Dopo l'arresto del fratello maggiore, ora rinchiuso al Beccaria per spaccio di droga, si sospettava che ne avesse preso il posto in quella fruttifera attività. Possedeva un motorino con cui scorrazzava in giro per la città a fare consegne. Sonia e Giuliano, sempre avvinghiati, ascoltavano gli amici che si scambiavano battute. Sonia vide aprirsi la porta del Rifugio e riconobbe la chioma bionda di Gabriele, rimase a fissarlo tra le volute di fumo della sua sigaretta, fino a quando il ragazzo svoltò l'angolo pedalando sulla bicicletta. Giuliano aveva seguito il suo sguardo e attendeva una spiegazione, fissandola a sua volta con espressione cattiva. Sonia lo guardò con arroganza. Il ragazzo fece scorrere la mano sui suoi capelli in un apparente gesto amorevole, fino a quando non li afferrò brutalmente torcendole il capo all'indietro.
- Allora puttana, da quando ti piace quel frocio? - le sibilò all'orecchio. Sotto il lampione calò il silenzio. Le ragazze osservavano incuriosite, soddisfatte di vedere Giuliano accanirsi contro la bellissima Sonia. Gianluca rideva nervosamente, Daniele, magrissimo, con il viso dai lineamenti delicati, sembrava l'unico a non trovare affatto divertente quella scena.
- Lasciami bastardo, mi fai male! - strillò Sonia scuotendo il capo, nel tentativo di liberarsi dalla morsa che le stringeva la nuca.
- Tu sei la mia ragazza e non mi devi mancare di rispetto andando in giro a guardare gli altri... hai capito? - disse Giuliano.
- Non lo stavo guardando per il motivo che pensi tu - piagnucolò Sonia ormai allo stremo
- Mia madre vuole che gli chieda di dare ripetizioni a mia sorella.
- Giuliano mollò violentemente la presa, mandandola a sbattere contro le ragazze, queste si ritrassero respingendola, simile a un patetico fantoccio sballottato al centro del gruppo. Quando riuscì a riacquistare l'equilibrio Sonia si accorse che Gianluca stava ridendo di lei. Furiosa gli sferrò un calcio negli stinchi con i pesanti stivali dalla punta di metallo.
- Che cazzo ridi coglione! - sbraitò, sfogando su di lui l'umiliazione subita poco prima, ben sapendo che il ragazzo aveva troppa paura di Giuliano per reagire al suo attacco.
- Tanto non mi hai fatto male, stronza! - disse Gianluca con un sorriso livido, mentre Giuliano sogghignava osservandoli.
- Mi avete proprio rotto le palle, me ne vado di sopra - disse Sonia allontanandosi con passo deciso.
I ragazzi rimasero a fissarla con un sorriso stupido stampato sui volti acerbi.

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