IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Sedicesima puntata

Era arrivato il giorno dell'esame molto temuto, per il quale Gabriele aveva studiato con tanto impegno. Una fitta pioggerella primaverile bagnava la città, però il clima era abbastanza mite, decise quindi di abbandonare il pesante poncho colorato, indossò la giacca militare che aveva acquistato alla fiera di Senigallia per pochi euro e si pose il basco alla Che Guevara sui capelli. Cristiana lo attendeva davanti all'università.
- Allora come stai, ti senti pronto? - gli chiese.
- Penso di sì, non vedo l'ora di togliermi questo peso - rispose Gabriele
- Beato te! Io non mi sento affatto sicura. Odio questa pioggia, mi mette sonno e mi arriccia i capelli - disse Cristiana atteggiando le labbra a un finto broncio.
- Questo è davvero un grave problema! - scherzò Gabriele, che invece la trovava più carina che mai con i capelli leggermente arricciati che le incorniciavano il viso.
Gabriele fu il primo a sottoporsi all'esame e riuscì a cavarsela con un ventotto. Cristiana entrò subito dopo. Trascorse più di mezz'ora, Gabriele cominciava a preoccuparsi quando la vide spuntare con un sorriso stampato sul volto.
- Trenta! - esclamò la ragazza, in risposta al suo sguardo interrogativo, quindi lo prese sotto braccio trascinandolo via. Attraversarono il centro camminando sotto l'ombrello di Cristiana fino alle colonne di San Lorenzo, dove si fermarono a gustare un trancio di pizza. Proseguirono poi lungo il corso di Porta Ticinese, facendosi strada tra gruppi di manager che, elegantissimi nei loro completi grigio ferro, uscivano dai vari ristoranti e lanciavano a Cristiana occhiate di aperta ammirazione.
- Ti dispiace se diamo un'occhiata allo Specchio di Alice? - chiese la ragazza.
- È il mio negozio preferito e voglio premiarmi per il risultato dell'esame.
Raggiunsero il negozio dopo pochi passi ed entrarono. Cristiana si aggirava tra gli scaffali.
- Guarda Gabri, questi pantaloni… non sono strepitosi? Credi che mi stiano bene? - gli chiese.
- Escludo che esista qualcosa che possa starti male, dai provali... - rispose convinto il ragazzo. Cristiana scomparve nel camerino riapparendo poco dopo con indosso l'indumento.
- Allora cosa ne dici? - gli chiese.
- Strepitosi! - gli fece il verso lui, poco dopo uscirono dal negozio camminando spensierati sotto la pioggia.
- Ti andrebbe di venire a casa mia? Così potrai conoscere il vecchio Axel... le propose Gabriele.
- Ma certo, sono molto curiosa di vedere la tua casa - accettò subito Cristiana.
Raggiunsero la darsena ed entrarono nel portone della casa di ringhiera. Salirono le strette scale raggiungendo l'appartamento. Axel arrivò subito trotterellando, valutò la ragazza con gli occhioni verdi, dopo averla promossa cominciò a strusciare il musetto sulle sue gambe facendo le fusa.
- Ciao piccolo! - disse Cristiana intenerita, e se lo prese in braccio - accidenti come pesi!
- Scusa il disordine, ma stamattina sono uscito di fretta e non ho avuto il tempo di riordinare.
- Non ha importanza, mi piace molto la tua casa, sembra calda e accogliente - disse Cristiana.
- Se lo dici tu... - disse Gabriele mentre apriva la porta della camera da letto.
- È qui che dormi? - chiese Cristiana avvicinandosi con curiosità - avrei bisogno anch'io di un armadio così capiente, chissà come ci stanno comode tutte le tue cose.
Gabriele si irrigidì suo malgrado.
- Veramente ci sono dentro ancora tutti i vestiti che appartenevano a mia madre e non ho ancora trovato il coraggio di svuotarlo - disse con quel tono triste che solitamente gli faceva guadagnare la calda simpatia di tutti. Con Cristiana però non sembrò funzionare. Infatti la sua voce assunse un tono accigliato, quando tornò a guardarlo in viso.
- Prima o poi dovrai deciderti a farlo e ricominciare a vivere - disse con voce priva di compassione.
- Non mi sento ancora pronto. Per me lei era tutto e io ero tutto per lei, non è stato facile quando mio padre ci ha lasciati. Siamo andati avanti sostenendoci a vicenda - tentò di spiegare Gabriele.
- Ma adesso sei solo e devi vivere la tua vita, e non potrai farlo fino a quando non ti staccherai dal tuo passato - disse Cristiana.
- È facile giudicare da fuori, ma per capire le situazioni bisogna esserci dentro - replicò Gabriele.
- Non metto in discussione il tuo dolore - precisò la ragazza. - Ma a volte dai l'impressione di crogiolartici dentro e questo per me è inaccettabile.
- Non mi ci crogiolo affatto - disse Gabriele risentito. - Non abbiamo tutti la stessa sensibilità e la medesima capacità di recupero. Mia madre ha sofferto tantissimo per l'abbandono di mio padre e non si è più ripresa. Forse ho ereditato la sua fragilità, anche se mi rendo conto che non deve essere una caratteristica propriamente virile.
- Hai detto una cosa molto stupida, non centra nulla la virilità. Mi fa molta rabbia pensare a come abbiano reso infelice la tua infanzia - precisò Cristiana.
- Non credo l'abbiano fatto deliberatamente. Mio padre non è cattivo, ma solo superficiale. Non certo lei che mi adorava, anche se è ovvio che la sua tristezza finiva per ricadere su di me - concluse  Gabriele.
Le raccontò dell'incidente e del sospetto che la mamma si volesse togliere la vita.
- E tu affermi che per lei eri tutto? Mi sembra un modo molto strano di dimostrarlo - Cristiana proseguiva senza pietà. Gabriele si sentiva con le spalle al muro, ma avvertì il desiderio perverso di assecondarla, lasciando che lo ferisse fino in fondo.
- Devo valere davvero poco se mio padre se n'è andato e a lei non sono bastato a darle la forza di continuare a vivere - la sua voce era carica di angoscia. Cristiana lo abbracciò stringendolo forte, ma non c'era tenerezza né pietà nel suo gesto, era come se cercasse di trasmettergli la sua forza.
- Non ti hanno dato molto Gabriele e adesso stanno ancora cercando di toglierti qualcosa. Basta… non permetterglielo più - gli sussurrò con voce vibrante.
Era l'occasione che Gabriele aveva sognato da quando l'aveva vista per la prima volta nella piccola aula di cinese. Nel sogno l'avrebbe stretta con passione e insieme sarebbero caduti sul letto dimenticandosi di tutto. Ora che la teneva tra le braccia si sentiva svuotato e privo di forze. Non ricambiò il suo abbraccio, rimase inerte mentre lei lo sorreggeva conducendolo fuori dalla camera.
- Scusami ma adesso vorrei rimanere solo - disse Gabriele con voce spenta.
- Come preferisci... mi dispiace che il nostro pomeriggio si sia concluso così tristemente, ma non sono pentita di quello che ti ho detto. Scuotiti Gabriele! Stai buttando via la tua vita per qualcuno che non lo merita e certo adesso non lo vorrebbe - disse Cristiana.
- Ti prego smettila con questa storia - reagì Gabriele.
- Va bene, ti lascio naufragare nel tuo oceano di dolore... accetta il salvagente Gabriele... - e la ragazza se ne andò, lasciando nell'aria il profumo speziato dei suoi capelli. Axel saltò sul divano accovacciandosi tra le braccia del suo padrone, strofinò la testina contro il suo petto per attirarne l'attenzione. Gabriele lo accarezzò distrattamente con lo sguardo perso nel vuoto. Fuori pioveva ancora... Si rivide bambino, mentre correva incontro a una donna bionda con lo sguardo azzurro come il suo, ma sempre velato da una tristezza inguaribile. Allora di mise a singhiozzare forte. Le lacrime gli lavavano il volto e il suo cuore seguiva il ritmo della sua sofferenza, fino a quando si addormentò abbracciato al micio color miele.


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