IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Diciottesima puntata

I due ragazzi sembravano terrorizzati. Valeria si sentì invadere da una profonda inquietudine.
- Ma cosa vi è accaduto? - chiese smarrita
- Io ho fatto scappare lei da protettori. Ora loro la stanno cercando e se la trovano la ammazzano -tentò di spiegare Dragan nel suo italiano stentato. Valeria osservò la ragazza, una brunetta dai capelli lisci, la carnagione olivastra e gli occhi scuri leggermente a mandorla. Indossava una minigonna di pelle rossa, calze a rete e stivali, ma neppure quell'abbigliamento equivoco riusciva a toglierle l'aspetto infantile, sembrava una bambina che avesse indossato abiti da grande solo per gioco.
- Quanti anni hai cara? - chiese Valeria preoccupata
- Ha sedici anni e si chiama Romita - rispose Dragan al posto della cugina.
- Ragazzi voi siete in pericolo, forse dovremmo chiamare la polizia... -
- No policia! no policia! - proruppe Romita piangendo terrorizzata, la sua voce aveva il tipico accento dei paesi dell'est. Valeria li osservava angosciata, si augurava che Paolo tornasse al più presto per levarle di dosso la responsabilità di quella situazione inaspettata. Come in risposta alle sue preghiere la porta si aprì bruscamente facendola sussultare e l'uomo apparve sulla soglia scrollando l'impermeabile bagnato.
- Beh! Che succede? - domandò alla vista dei loro sguardi allarmati. Valeria lo mise subito al corrente della situazione. Paolo ascoltò con attenzione quindi si avvicinò alla finestra spiando attraverso i vetri. Pioveva ancora a dirotto.
- Non possiamo tenere qui la ragazza, è troppo pericoloso per lei e anche per noi, con il racket della prostituzione non si scherza, è gente senza scrupoli - disse allarmato.
- La ragazza non vuole andare alla polizia, sembra terrorizzata - affermò Valeria.
- No policia! - supplicò Romita tremando.
- Va bene calmati! - disse Paolo in tono più brusco del dovuto che lasciava trapelare tutta la sua preoccupazione - dobbiamo trovare una soluzione e dobbiamo farlo in fretta.
- Potrei portarla a casa con me, almeno per questa notte, la ragazza mi sembra molto provata. Domani con calma decideremo la strada che sarà più opportuno seguire - propose Valeria.
- Sarebbe una buona soluzione, ma potrebbe essere molto pericoloso per te - disse Paolo con voce grave. A Valeria cominciarono a tremare le gambe, le era venuto spontaneo offrire il suo aiuto alla ragazzina, ma si sentiva molto allarmata dalla sua decisione.
- Vai a prendere la macchina e portala più vicino possibile alla porta - disse Paolo.
Valeria si infilò l'impermeabile e corse fuori con in mano le chiavi della macchina. Violetta, rimasta a lungo sotto la pioggia, si accese solo dopo diversi tentativi che servirono ad aumentare la tensione. Inserì quindi la retromarcia e arrivò sgommando a pochi centimetri dai gradini del Rifugio, mai in vita sua aveva compiuto una manovra tanto azzardata. Lasciò l'auto accesa guardandosi attorno furtiva, quindi bussò alla porta. Paolo uscì veloce scortando la ragazza. Le ordinò di coricarsi sui sedili posteriori e le gettò addosso una coperta dicendole di non muoversi.
- Stai molto attenta Valeria e se ritieni di essere in pericolo non esitare a chiamare la polizia e fammi sapere quando arriverai a casa. - Lei assentì con il capo, aveva la gola contratta dal la paura e non riuscì a spiccicare parola. Si mise al volante e si avvio velocemente verso la circonvallazione.
- Vuoi che ti accompagni da qualche parte Dragan? Se vuoi puoi dormire a casa mia - propose Paolo al ragazzo, che però rifiutò. Si allontanò correndo sotto la pioggia prima che l'uomo avesse il tempo di convincerlo. Valeria guidava con gli occhi incollati allo specchietto retrovisore, temeva di essere seguita, Violetta non passava certo inosservata nel suo colore particolare. Un’auto bianca con a bordo quattro uomini le si affiancò facendola piombare nel terrore. Le sembrava che guardassero con insistenza all'interno della sua auto. Procedeva con le mani contratte sul volante, non aveva il coraggio di guardarsi intorno. Romita rimaneva immobile sotto la coperta senza neppure fiatare. In preda a una tensione insostenibile si infilò sterzando nel parcheggio sotterraneo di un supermercato. Si accorse di essersi messa in trappola e si mise a girare a vuoto cercando l'uscita. Si ritrovò in una strada sconosciuta. La pioggia battente le impediva di accertare con chiarezza se qualcuno l''aveva seguita. I fari delle macchine confondevano la visuale. Riuscì in qualche modo a orizzontarsi e raggiunse finalmente la sua abitazione.
“E adesso cosa racconto a Sandro?”si chiedeva, rendendosi conto dell'enormità del suo gesto: stava portando a casa una giovanissima prostituta clandestina e per giunta ricercata dalla mafia albanese o rumena o cosa diavolo fosse... Scese dall'auto guardandosi intorno, della macchina bianca non vi era traccia. Fece scendere Romita, insieme si avviarono sul vialetto di accesso al portone. Non perse tempo a cercare le chiavi nella borsetta e premette il pulsante del citofono con impazienza.
- Presto Sandro apri, sono io - disse isterica, rispondendo al marito. L'ascensore era in attesa con le porte aperte. Salirono e trovarono Sandro che le attendeva sulla soglia di casa.
- Si può sapere cosa succede? - chiese adirato, soffermando lo sguardo sulla ragazza. - E questa dove l'hai trovata... sul marciapiede?
Valeria entrò in casa, si chiuse la porta dietro le spalle avendo cura di serrarla con più mandate.
- Ti prego Sandro, sono esausta, lasciaci il tempo di entrare e poi ti spiegherò tutto.
- Lo spero proprio! - disse il marito.
Valeria condusse Romita verso il bagno dove si accinse a riempire la vasca con acqua calda. Riuscì a trovare un vecchio pigiama con la stampa di Topolino appartenuto a Simona e lo porse alla ragazza. Versò alcune gocce di bagnoschiuma profumato nella vasca e la lasciò sola. Quindi tornò in cucina a preparare la cena.
- Ma tu devi essere impazzita a portare a casa mia una prostituta raccolta chissà dove - l'aggredì il marito.
- Ti ricordo che questa è anche casa mia, comunque quella ragazza sta scappando dal marciapiede!
- urlò Valeria sfogando tutta la tensione accumulata nelle ultime ore.
Sandro la guardava ammutolito da quella insolita reazione.
- Ora ti spiego come sono andate le cose e ti prego di trovare una briciola di umanità in mezzo al tuo sconfinato egoismo. - Valeria raccontò tutti i penosi eventi di quella giornata, descrivendogli la sua preoccupazione, senza nascondergli nulla riguardo ai pericoli che aveva corso nel tentativo di portare in salvo Romita. Sebbene fosse intenta alla narrazione, le sue mani si muovevano veloci mentre cucinava e apparecchiava la tavola. Il suono del telefono la distolse da quella attività frenetica
- Santo cielo, avrei dovuto avvisare Paolo! Con tutto questo trambusto me ne sono dimenticata.
- Era infatti Paolo, che allarmato dal suo silenzio, era ansioso per la sua sorte. Dopo averlo rassicurato, terminò di preparare la cena. Stava per servirla a tavola, quando Romita apparve sulla porta del soggiorno. Il cambiamento era stato radicale, con addosso il pigiama di Topolino aveva riacquistato tutta l'innocenza e la fragilità dei suoi anni. Perfino Sandro ne rimase intenerito, la invitò a sedersi a tavola esortandola a mangiare. Al termine della cena, la ragazza volle aiutare Valeria a rigovernare, le sue mani ruvide dimostravano quanto fosse avvezza a svolgere le faccende domestiche. La fecero poi coricare nel letto che era stato di Simona. Quando Valeria le si avvicinò per augurarle la buonanotte porgendole un bacio sulla fronte, il sorriso esitante che le rivolse Romita la ricompensò di tutte le angosce che aveva vissuto durante quella tremenda serata.

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