IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Venticinquesima puntata

- Ciro mi ha chiesto di uscire con lui… sono molto emozionata all’idea - confessò Ursula a Valeria.
- Ti riferisci a Ciro La Rocca… l’ispettore? - domandò Valeria
- Proprio lui! Non te lo aspettavi vero? - rise Ursula.
- Invece la cosa non mi sorprende affatto. Avevo notato come ti guardava fin dalle prime volte che era venuto qui al Rifugio. E dimmi, sei felice? - chiese Valeria.
- Sì, mi sono subito sentita attratta da lui, però ho paura di prendermi la solita cantonata, come sai sono famosa in queste cose - ammise Ursula.
- E perché? A me sembra un’ottima persona - concluse Valeria.
Le due donne si trovavano nel vasto salone del Rifugio, dove si manteneva una discreta frescura che le proteggeva dall’afa di luglio. La loro amicizia si era molto rafforzata dopo gli ultimi eventi. Erano rimaste sole, Gabriele stava studiando per un ultimo esame prima della partenza per le vacanze. Luisella aveva sorpreso tutti dichiarando di volersi stabilire negli Stati Uniti per stare accanto al figlio. Paolo ne era rimasto deluso e aveva riversato molte incombenze sulle spalle di Valeria, che però non ne era affatto scontenta.
- Come farai con la bambina? Hai già trovato una baby sitter? - dmandò Valeria.
- Ancora no, anche perché non conosco i programmi di Ciro - rispose Ursula.
- Potrei portarla a casa mia se ti fa piacere, dormirà da me e tu avrai la serata libera - propose Valeria.
 - Sei un vero angelo! Come fai a essere sempre così disponibile? - L’abbracciò Ursula.
- Mi fa piacere avere ancora una bimba in casa, mi ricorda i tempi in cui Simona era piccola, ma allora lavoravo e non ho potuto godermela, ti confesso che ho parecchi rimpianti - concluse Valeria.
Alcune ore più tardi, Fragolina sedeva con aria compunta nel soggiorno di Valeria. Sandro la stava aiutando a tagliare la sua fetta di carne, mentre Valeria si affaccendava tra cucina e sala da pranzo. Erano presenti anche Simona e il suo compagno, l’argomento della serata erano le prossime vacanze. I due ragazzi avevano appena annunciato la decisione di trascorrerle in Messico insieme a una coppia di amici.
 - Così lontano! - esclamò Valeria con apprensione.
- Mamma, non cominciare con le tue solite ansie - disse Simona un po’ seccata.
- Scusami, non volevo angosciarti, ma speravo che avresti passato qualche giorno con noi al mare…
- Lo sai che la Liguria mi deprime. Voglio godermi la vita e dopo un anno di lavoro penso di meritarmi una vacanza più entusiasmante - ribadì la figlia.
- Ma certo! Fate bene a girare il mondo fin che siete giovani - disse Sandro entusiasta.
Valeria tornò in cucina portando i piatti usati. Come sempre Sandro aveva fatto il brillante e lei la solita rompiscatole. Si sentì abbracciare le gambe da dietro e voltandosi vide il bellissimo visetto di Fragolina che la guardava dolcemente.
- Perché sei triste? - le chiese la bambina.
- Non sono triste, sono allegrissima tesoro - rispose Valeria.
- Non è vero, ti scendono le lacrime… se vuoi vengo io al mare con te - disse la bambina.
- Davvero ti piacerebbe venire al mare nella mia casetta? - chiese Valeria stupita.
- Certo! Così mi preparerai sempre tante cose buone come questa sera - disse Fragolina.
- Chiederemo il permesso alla mamma, e se ce lo accorderà partiremo fra una settimana.

Ursula stava coricata sul futon, osservando Ciro che dormiva al suo fianco, la pelle chiara lucida e cosparsa di lentiggini, i capelli rossi che si arricciavano sul collo. Fiutò il suo odore, dolce come quello di un bambino, e fu travolta da un’ondata di tenerezza. Un soffio d’aria si insinuò nella stanza, le tende volteggiarono come fantasmi.
- Attenta Ursula! - sembravano ammonirla. Voleva che il mattino non arrivasse mai. Temeva di veder scendere nello sguardo di Ciro la solita saracinesca di chiusura “del mattino dopo”, quando la passione lasciava il posto all’imbarazzo e alla voglia di fuggire. Questa volta non l’avrebbe sopportato, era stanca di stare sola e lui era l’uomo che stava aspettando da sempre. Ripensò alla sera prima, quando aveva preparato una cena cinese acquistata al take away sotto casa, apparecchiato la tavola con cura con le immancabili candele. Aveva impiegato diversi minuti per scegliere la musica che riteneva potesse piacere a Ciro. Alla fine optò per Vasco Rossi. Ciro arrivò in ritardo, come ogni poliziotto che si rispetti. Si mostrò alquanto perplesso davanti al cibo cinese, che ammise di aver sempre evitato. Ursula si sentì morire. 
- Mi dispiace se vuoi ordiniamo una pizza - disse delusa.
- Ma no, il profumo sembra invitante e io sono un limitato, abituato a spaghetti e pizza da buon meridionale. Vorrà dire che stasera proverò qualcosa di nuovo e poi non sono venuto qui per mangiare… cioè non mi fraintendere… voglio dire che mi fa piacere stare con te - disse Ciro impappinandosi.Parlarono a lungo cercando di conoscersi meglio. Lui le raccontò del suo matrimonio fallito a causa del suo lavoro e del conseguente trasferimento. Ursula si mostrò comprensiva, ma poco incline a parlare di sé e delle sue esperienze passate.
- E tu che rapporti hai con il padre di tua figlia? - non poté esimersi dal chiederle Ciro.
- Nessuno - gli rispose con decisione.
- Perché?
- Perché ho deciso così - concluse Ursula.
- Sei una ragazza coraggiosa, ma forse un po’ incosciente.
- Sono così… prendere o lasciare. Finora tutti hanno preferito lasciare - ammise Ursula.
Lui la guardò divertito, poi le si avvicinò, la baciò e da quel momento tutto il resto era sparito.
La luce dell’alba rischiarò la stanza, le tende erano tornate immobili accanto ai vetri spalancati. Il mattino era inesorabilmente arrivato, con il momento della resa dei conti. Buttò le gambe fuori dalle lenzuola decisa ad alzarsi per prima, onde avere il tempo di indossare l’abituale corazza che l’aveva sempre aiutata a difendersi dalle delusioni. Sentì una mano calda posarsi con fermezza sulla sua spalla.
- Dove credi di andare piccola? - Ciro la stava guardando con estrema dolcezza e Ursula sentì sciogliersi il nodo che le stringeva lo stomaco.
- Proprio da nessuna parte - disse abbracciandolo forte.


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