IN RICORDO DI UN UOMO SINCERO

Siamo qui, dentro la chiesa di Santa Maria del Suffragio. Numerosi, composti, in silenzio e obbligati alla distanza di sicurezza. Ma ci siamo tutti. Sopra le nostre teste, gli archivi che conservano i nomi dei caduti delle Cinque Giornate e di fronte a noi il nostro vecchio amico che ha combattuto tutta la vita per garantire alla gente un’abitazione decorosa. Aveva più di ottant'anni e non se n'è andato per il Covid 19: sempre e ostinatamente contro fino all'ultimo.
Come cronista del mio tempo ho il dovere di ricordarla. Come bambino che ha visto crescere e diventare uomo ho l'onore di commemorarla.

Franco Lucchesi, presidente della S. E. A. O. (Società Edificatrice Abitazioni Operaie) dal 1987 fino al luglio scorso, quando si dovette dimettere per motivi di salute ma, innanzitutto, un uomo dal sorriso gentile. Quel sorriso gentile che mancherà a tutta Porta Tosa; mancherà a Milano; mancherà a me. A casa sua ero sempre il benvenuto. I suoi figli ed io ci conosciamo da una vita: il vecchio quartiere dei ferrovieri di Via Lincoln era il nostro parco dei divertimenti. Ci si nascondeva e ci si rincorreva per il dedalo di viuzze suscitando le ire dei vecchi ma bonari abitanti di allora e dei nostri genitori. Erano gli anni dell'eroina, dell'HIV e delle siringhe per strada e quella che durante il giorno era per noi una solare oasi di pace, diveniva un sinistro rione frequentato da compassionevoli fantasmi di notte.
Ora i fantasmi vivono a Rogoredo, le villette operaie di Via Lincoln sono divenute uno dei quartieri più esclusivi della città e la semplice bonarietà dei vecchi residenti è stata rimpiazzata dalla fredda indifferenza di una nuova specie ibrida.
Il quartiere è cambiato. Ancora resiste ma è cambiato. E ora un altro insostituibile elemento dell'anima più sincera di Milano ci ha lasciato. E’ mancato lo stesso giorno in cui l'isteria di massa compiangeva Maradona che col suo talento donò una breve e illusoria percezione di rivalsa alla gente. Nel silenzio e nella decenza, Franco Lucchesi aiutò famiglie e lavoratori ad ottenere una casa, donando loro una duratura dignità e futuro concreto. L'autentico spirito di Milano in tutto e per tutto: mai una lamentela, refrattario alla notorietà e sempre al lavoro fino all'ultimo a dispetto di età e salute.
Ricordo le celebrazioni del giugno 2019 per i 140 della cooperativa, la più antica d'Europa, tenutesi all'Umanitaria. Ce ne rimanemmo a discorrere per un po’ sotto i portici dell'antico chiostro dei Pesci. La sua commozione per tale traguardo, contenuta a stento; il rammarico, totalmente scevro da note polemiche, per la mancata partecipazione del sindaco Sala, nonostante avesse garantito la presenza; l’incontenibile e contagiosa gioia di quello sguardo genuino. E’ stato un privilegio condividere quel momento con lei, Sig. Lucchesi.
E oggi siamo qui. Ci siamo tutti e siamo in tanti. Parenti, amici, conoscenti, la sezione A.N.P.I. Porta Vittoria-Martiri della libertà e tutto il quartiere le rendono omaggio. Lontano dai clamori della cronaca, ad anni luce dalla vacua risonanza social e da un mondo che troppo spesso celebra il nulla per poi scordarsene, siamo qui, presenti nel corpo e nello spirito, a dimostrarle in maniera tangibile ed immanente il valore della sua vita.
Viviamo in tempi confusi dove sincerità e altruismo colmano le bocche, ingrassano il narcisismo e imbottiscono le tasche. Poche parole, niente ego e tanta abnegazione è invece l'eredità che ci lascia. Non si potrebbe desiderare di meglio.
Ora se la goda e cerchi non preoccuparsi perché, grazie a lei la storia, una buona storia, andrà avanti.
In quanto a me, sono certo che un giorno ci rivedremo. E, in vece di un caffè, le offrirò un buon rosso magari in quel bar all'angolo nel vecchio quartiere dei patrioti milanesi.

Riccardo Rossetti

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