L’INGEGNERE E LA CHIESETTA

Ugo Weiss che salvè il millenario Oratorio di San Protaso al Lorenteggio

Esiste a Milano una minuta chiesetta, senza campanile e senza particolari qualità architettoniche, posizionata nello spartitraffico di una delle arterie più trafficate della città. Molti ci passano accanto tutti i giorni senza notarla, eppure questa piccola costruzione vanta un millennio di storia: si tratta dell'Oratorio di San Protaso in Via Lorenteggio, noto anche come la Chiesetta del Barbarossa o la Gesetta del Lusert(lucertola). Molte delle informazioni pervenuteci si trovano nello splendido libro della Dottoressa Paola Brioschi, presidente dell’Associazione culturale Amici della Chiesetta di San Protaso al Lorenteggio. L'oratorio, in stile romanico-lombardo, edificato dai Monaci Benedettini tra l'anno Mille e Millecinquanta è dedicato a San Protaso Vescovo di Milano dal 328 al 344 D. C. Nonostante al suo interno si possano tutt'ora ammirare un raro affresco medievale raffigurante una scena di caccia, uno del XV secolo che ritrae Santa Caterina da Siena, una crocefissione attribuita alla scuola degli Zavattari e un affresco barocco noto come Madonna del Divino Aiuto, questa piccola chiesa ha rischiato la demolizione innumerevoli volte. Poco prima dell'assedio di Milano il Barbarossa stanziò le proprie truppe proprio accanto alla chiesetta, minacciando di distruggerla per rappresaglia se i milanesi non si fossero arresi ma una leggenda narra invece che l'Imperatore ci ripensò e vi si raccolse in preghiera per chiedere la vittoria… E purtroppo per noi pare che la sua orazione fu accolta dato che l'oratorio fu risparmiato ma Milano venne praticamente rasa al suolo. Anche Napoleone stabilì parte del suo esercito presso il Lorenteggio e utilizzò San Protaso come polveriera: davvero un miracolo se non saltò per aria! Eppure, dove lo straniero con spada o cannone, era solo riuscito a minacciare il vecchio oratorio, il Comune di Milano, secolare ed acerrimo nemico del proprio territorio ed equipaggiato con l'arma più letale di sempre, un nuovo piano urbanistico, riuscì quasi nel distruttivo intento. Nel 1923, con il previsto allargamento di Via Lorenteggio, la chiesetta costituiva un ostacolo. Furono gli abitanti del quartiere a salvarla con le loro continue proteste. I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale colpirono duramente la zona ma, ancora una volta l'oratorio, non più luogo di culto, si salvò. Ma se le bombe degli alleati lo avevano graziato, di lì a poco ci avrebbe pensato il nostrano boom economico (perdonate il quasi involontario gioco di parole) a porlo nuovamente in pericolo.

I terreni erano stati espropriati, le antiche cascine cadevano una dopo l'altra per far spazio ad orridi palazzoni, i progetti per l'allargamento della strada erano pronti, i residenti, nonostante la strenua resistenza, venivano ignorati e il destino della Gesetta del Lusert sembrava ormai inevitabile. Con le ruspe già pronte all'azione un uomo si fece avanti: l'ingegner Ugo Weiss che con tenacia, passione e incrollabile determinazione meneghina riuscì nell'impossibile. Cominciò a scrivere incessantemente lettere al Comune e alla Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia. Con uno stile sobrio coadiuvato da estrema educazione catturò l’attenzione dell'allora soprintendente Luigi Crema, decantando il valore storico dell'oratorio, il suo legame con il territorio e la preziosità degli affreschi. Il 6 agosto 1955 il Crema inviò una raccomandata d’urgenza al Comune di Milano terminandola con queste parole: “Comunque si segnala che, per i motivi sueposti, non si potrà procedere alla sua demolizione senza il preventivo assenso di questa Soprintendenza”.

San Protaso era salva ma purtroppo verteva in condizioni di degrado disperate. I promessi restauri vennero eseguiti solo in parte e, con i soliti italici tempi, si dovette attendere il 1987 per un recupero completo. L'ingegnere non fece tempo a vederla tutta rimessa a nuovo: come era apparso dal nulla, nel nulla ritornò dopo essersi battuto senza posa per farci dono di questa millenaria perla. Di lui sappiamo ben poco: perse un figlio durante il secondo conflitto mondiale e le sue lettere sono conservate presso gli archivi della Soprintendenza di Milano. Anche l'autrice del libro citato in principio non è riuscita a scovare altre informazioni. Dal canto mio ho provato a contattare tutti i Weiss dell’elenco telefonico ma nessuno di loro sembra essere imparentato con l’ingegnere. Difatti, se qualcuno fosse a conoscenza di qualche informazione, saremmo grati se ci contattaste: doveroso sarebbe rendergli omaggio in modo più appropriato.

Ugo Weiss, un uomo semplice e raffinato che con signorile discrezione ci ha fatto dono di una parte importante del nostro passato senza mai pretendere nulla per se stesso. Ai giorni nostri, dove influencer, youtuber e un esercito di autocompiaciuti soggetti che parlano di niente, intenti unicamente a sfruttare la propria immagine per tornaconto personale, sembra impossibile che siano esistite persone del genere. Ma, fortunatamente, questa città può vantare anche tanta gente che in silenzio e con abnegazione, in ogni momento della nostra storia, ci ha dimostrato che l'unica vera passione non è quella per se stessi ma per il bene comune. Nessuno li ricorda ma grazie a loro l'anima di Milano non è mai venuta meno.

E l'ingegnere Ugo Weiss, con il suo inestimabile contributo, merita senz'altro di essere annoverato tra i nostri cittadini più illustri.

 Riccardo Rossetti 

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

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