L'originalità geniale di un musicista raffinato

Alla ricerca di suoni particolari

La scomparsa di Franco Battiato, il cantautore siciliano morto ieri all'età di 76 anni dopo lunga malattia, fornisce la triste occasione di parlare di uno tra i più originali musicisti che l'Italia e non solo l'Italia ha saputo dare. Francesco Battiato era nato a Ionia, provincia di Catania, il 23 marzo 1945, durante il penultimo mese della grande mattanza che prese il nome di Seconda Guerra Mondiale. Si trasferì con la madre nel 1965 dapprima a Roma e quindi a Milano (il padre era morto prematuramente a New York dove lavorava). Nel capoluogo lombardo il giovane Battiato si trovò bene, nonostantei la terribile nebbia, che non favoriva certo gli scambi personali ma lo scambio di persone a causa del confondere le fisionomie che quell'ovatta scesa dal cielo comportava. Ma ad un ragazzo dal carattere timido e complesso come quello di Franco quella caratteristica non dava fastidio, anzi. 
Portato per la musica suonò il piano e la chitarra, cercando fra le note quelle meno note, alla ricerca di suoni particolari. Nel 1967, il primo maggio, partecipò al programma Rai "Diamoci del tu", condotto da Caterina Caselli e Giorgio Gaber, e fu Gaber a consigliargli di farsi chiamare Franco e non Francesco, anche perché l'altro ospite della puntata era un altro Francesco: Guccini. Così come fu Caterina che anni dopo lanciò una scoperta di Franco: Giuni Russo, cantante fornita di una voce formidabile, per la quale Battiato scrisse la celebre canzone "Un'estate al mare", in collaborazione con Giusto Pio. Dopo anni di musica alternativa che però non alternava il successo con l'ombra, Franco Battiato decise scientemente di sfornare un disco bomba che esplodesse fra il pubblico, specialmente giovanile. Si chiuse in un box e vi rimase parcheggiato fino a quando le sette canzoni che avrebbero composto il disco non furono pronte. Fra esse, alcune chicche quali "Bandiera bianca", "Cuccurucucù", "Centro di gravità permanente", che nel 1981 confluirono nel disco "La voce del padrone", chicche di cui i chicchi di grano costituiti dalle sue precedenti canzoni avevano fatto fiorire e di cui il pubblico soprattutto giovane aveva avuto modo di nutrirsi. La sua collaborazione con il poeta Manlio Sgalambro e il compositore Giusto Pio aveva prodotto canzoni orecchiabili portate al successo da Alice, quali "Il vento caldo dell'estate" e "Per Elisa". Sulla copertina del disco "Le nostre anime" appaiono quattro fotografie del cantautore siciliano: due da giovane, una da uomo maturo. La prima, è forse quella più bella, perché ritrae un bambino sorridente pur senza strafare, con i lineamenti tipici di una persona del Sud che la sua terra: spesso bellissima ma, anche per questo, immalinconisce. 
Perché è in luoghi come quelli che il Sud offre che si soffre più intensamente. La luce intensa, simbolo di vita, ha il suo contrasto nel buio, nell'ombra, nel riflesso del manto della Morte, e quella luce intensa è forse quella della falce della Signora di nero vestita. Franco Battiato è stato anche un bravo pittore, che ha realizzato una ottantina di dipinti esposti in mostre varie. E un regista di film originali e non commerciali. Da molti anni l'artista si era stabilito a Milo, vicino a Catania e vicinissima al bellissimo mare nonché alla montagna, l'Etna, un vulcano che ogni tanto fa sentire la sua voce ma difficilmente provoca vittime. Così era Franco Battiato: ogni tanto faceva sentire la sua voce ma invece di vittime mieteva il meritato raccolto che la sua arte aveva seminato e disseminato fra il suo raffinato pubblico.


Antonio Mecca

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