IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Ventiduesima puntata

Cominciò una nuova settimana, Gabriele giunse all’università in orario per la lezione di cinese e trovò i suoi compagni molto eccitati, quella mattina avrebbero prenotato tramite il professor Xiang, le loro vacanze studio presso il campus dell’Università del Popolo di Pechino. Diedero tutti la loro adesione e si aspettavano che Gabriele, in qualità di miglior allievo del corso di cinese, fosse intenzionato a fare altrettanto. Sentendosi al centro dell’attenzione generale, il ragazzo venne preso dal panico, che si tramutò ben presto in irritazione.
- Mi dispiace ragazzi, ma io quest’anno non me lo posso permettere - affermò quindi con decisione. Cristiana lo guardava sinceramente dispiaciuta, mentre Chiara gli rivolse un’occhiata di gelida compassione. Soltanto Andrea cercò di metterla sullo scherzo.
- Allora mi lasci solo con queste due iene? - disse contrito.
- Dispiace molto anche a me, ma proprio non posso. Sto affrontando spese ingenti per la ristrutturazione del mio appartamento e mi sono già esposto oltre i limiti delle mie possibilità.
- Le spese per la casa sono sicuramente importanti… però ci mancherai molto - disse Cristiana.
Gabriele avvertì una fitta di rimpianto all’idea di lasciarsi sfuggire quella opportunità, per un istante prese in considerazione l’idea di chiedere aiuto a suo padre. Quindi si immaginò in quel campus dall’altra parte del mondo, vivere tutti i giorni a stretto contatto con i suoi compagni di corso che in realtà lo conoscevano così poco, ed ebbe paura. Si rese conto che non era soltanto la difficoltà finanziaria, sapeva di non essere pronto ad affrontare quell’esperienza, lontano dalle poche certezze che gli restavano. La decisione era presa, ma gli rimase addosso per tanto tempo una spiacevole sensazione di inadeguatezza, che lo faceva sentire a disagio. Finalmente arrivò il sospirato week-end. Il venerdì due ragazzi nigeriani vennero a ritirare i mobili con un furgone. Gabriele andò a dormire da suo padre. Il sabato mattina Ursula bussò alla sua porta non appena lo sentì rientrare, quindi paludati in vecchie tute da ginnastica, staccarono la vecchia tappezzeria e si misero a tinteggiare le pareti con diverse tonalità di azzurro. Si concessero uno spuntino a mezzogiorno e nel pomeriggio, mentre Gabriele cominciava a ripulire il pavimento, Ursula disegnava pesci colorati sulle ante del capiente armadio a muro. La domenica si occuparono delle rifiniture e a sera la camera appariva molto più vasta e rasserenante.
Troppo stanco per mangiare, Gabriele si buttò sul divano per concedersi il meritato riposo. Axel, estremamente contrariato da tutta quella confusione e soprattutto dall’odore della vernice, aveva dato luogo a una serie di innominabili dispetti per dimostrare il suo malumore. Gabriele si svegliò il mattino successivo con le ossa rotte, ma l’arrivo degli operai con i mobili nuovi gli fece dimenticare la stanchezza e i dolori. Prima di mezzogiorno l’arredamento era completamente sistemato. Gabriele si sentiva felice come un bambino la mattina di Natale, mentre ammirava la trasformazione della stanza. Il letto in stile coloniale appariva confortevole, la scrivania e la libreria in legno di frassino con finiture blu si intonavano al colore delle pareti. Il ragazzo si accinse a sistemare i suoi libri, Axel avanzò cautamente nella stanza annusando le novità. Depose i vari oggetti di cancelleria sulla scrivania, l’ultima cosa che gli rimase in mano fu la penna stilografica della mamma, la osservò con tristezza provandone la punta su un foglio. La penna non scriveva più e la ripose quindi in fondo al cassetto.
Le scuole stavano per finire e i bambini che frequentavano il Rifugio si mostravano inquieti, era difficile convincerli a svolgere i compiti. Paolo aveva realizzato una piccola libreria e Valeria si era data molto da fare per recuperare dei libri per ragazzi, allo scopo di intrattenere i bambini con letture ad alta voce che avrebbero migliorato la loro cultura e il loro italiano.
Il signor Emilio era diventato il lettore ufficiale del Rifugio, interpretava con enfasi le avventure narrate da Salgari e Verne e i bambini lo ascoltavano incantati, mentre Dolly si accucciava ai suoi piedi.
Sonia era stata respinta, la madre le aveva fatto una sfuriata spropositata, anche se non vi era nulla di sorprendente considerati i voti negativi che la ragazza aveva accumulato durante l’anno. Gabriele la vide arrivare al Rifugio con un libro di inglese sotto il braccio e ne rimase sorpreso.
- Volevo chiederti se potevi darmi una mano con l’inglese, come sai sono stata bocciata e ho deciso che non tornerò più a scuola. Volevo cercare di farmi assumere come commessa, ma mi chiedono di saper parlare questa maledetta lingua - gli chiese la ragazza con insolita umiltà.
- Non c’è bisogno che tu sappia l’inglese dalla prima parola all’ultima. Formeremo delle frasi che ti possano servire per svolgere il tuo lavoro con i clienti e che dovrai imparare a memoria - suggerì Gabriele.
Da quel momento tutti i pomeriggi Sonia si recava al Rifugio e il ragazzo cercava di aiutarla come poteva, dopo aver seguito i bambini nei compiti delle vacanze. Nel pomeriggio, quando il clima cominciava a rinfrescare Gabriele li faceva uscire sul prato accanto alla cascina e tutti insieme giocavano a palla. Sonia si sedeva sugli scalini ripetendo a memoria le frasi che le aveva preparato, incurante del gruppo di amici che la osservava dal parcheggio del discount con attenzione non certo benevola. L’arrivo di un temporale costrinse tutti a rientrare, il rumore dei tuoni e l’improvviso bagliore dei fulmini avevano spaventato i bambini. Si raccolsero pertanto nel salone, mentre la pioggia si scatenava in raffiche violentissime. Il cielo si oscurò e parve che fosse scesa la notte anzitempo. Paolo e Valeria cercarono di rassicurare i bambini, mentre Gabriele si occupava di Sonia facendole ripetere le lezioni e correggendole l’accento.
Finalmente smise di tempestare e il vento cominciò a soffiare spazzando via le nuvole nere. Si era fatto tardi e tutti si preparavano a lasciare il Rifugio. Valeria si offerse di accompagnare i bambini a casa con la sua auto. Michela e Sonia tornarono verso casa. Gabriele uscì per ultimo cercando la sua bicicletta che parcheggiava sul retro della cascina, al riparo della grondaia. La trovò orribilmente devastata, le ruote erano state squartate e il manubrio pendeva da una parte staccato con violenza dal sostegno.
Impossibile pensare che fosse stato il temporale…


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