L'USCITA PROIBITA di A. Fancetti

UNDICESIMA PUNTATA

- Questo pomeriggio sono stata ospite della signora Gallo - disse Rubina con noncuranza, osservando la reazione di Adalgisa.

- Mia cara, non credo che la signora del piano di sotto possa ritenersi una buona compagnia per una ragazza fine come te - disse la sua ospite con sussiego. 

- Mio padre dice che io non mi faccio influenzare da nessuna compagnia e ha ragione. Comunque la signora mi ha solo offerto un bicchierino di rosolio ed è stata davvero molto gentile, anche se mi è sembrata un poco sfuggente, soprattutto riguardo a certi argomenti.

- Ma questo mi sembra ovvio nella sua posizione… sa molto bene di costituire una presenza a dir poco imbarazzante in un palazzo abitato da persone rispettabili - replicò Adalgisa con enfasi, mentre un leggero rossore le coloriva le guance. Rubina la guardò sorridendo della sua indignazione e allungò una mano per accarezzarle il volto paffuto. 

- A proposito, oggi ho cercato invano la bottega del Golot di cui mi avete tanto parlato l'altra sera. Volevo acquistare una bottiglia di buon vino da offrire ai suoi ospiti la prossima riunione, ma non sono riuscita a trovarla. 

Adalgisa sussultò come se fosse stata colta in fallo. 

- È davvero un pensiero gentile Rubina, ma ci penserò io domani quando uscirò a fare la spesa. Vuoi che ti prepari qualcosa di particolare per cena? -chiese glissando l’argomento. 

- Mi piace tutto quello che lei mi cucina, però mi incuriosiva conoscere un tipo particolare come il Golot e la sua bottega - disse Rubina.

- Magari un giorno ci andremo insieme, ma ora finisci la tua cotoletta prima che si raffreddi.

Rubina terminò di cenare senza neppure accorgersene, persa nei suoi pensieri e affascinata da quella atmosfera velata di mistero. Dopo aver aiutato Adalgisa a rigovernare si ritirò in camera sua per studiare. Come sempre avvertì la sensazione di sentirsi al sicuro in quella graziosa stanzetta. Una lampada Tiffany spandeva una luce soffusa sul piano dell’antico scrittoio. Nessun rumore proveniva dal resto dell’appartamento e neppure dall’esterno. Sembrava che gli inquilini del palazzo non possedessero il televisore. Quando la ragazza sollevò lo sguardo dai libri si accorse che mancavano ormai pochi minuti alla mezzanotte. Si apprestò quindi a chiudere le persiane. Una brezza frizzante invase la stanza portando con sé il profumo dell'autunno. Il miagolio di Menelik lacerò il silenzio della notte. Rubina si sforzò si scorgerlo nell’oscurità, ma il manto corvino del gatto si confondeva con essa. Apparve la sagoma bianca di una donna che attraversò il cortile con passo leggero. Il portone si aprì cigolando sui vecchi cardini. Menelik riuscì a sgattaiolare tra le gambe della signora che sussultò per lo spavento, incespicando nella lunga veste. Un uomo uscì dall’ombra e la sostenne con fermezza imprecando contro il gatto, quindi varcarono la soglia. Alla tenue luce di un vecchio lampione, Rubina riuscì a scorgere un tratto del vicolo sul quale si affacciava il portone, era pavimentato con grossi ciottoli irregolari e fiancheggiato da rigogliosi ciuffi di erba. Fu un attimo… poi il cortile ripiombò nell’oscurità. La ragazza richiuse le persiane, tuttavia l'immagine di quel pezzetto di mondo d'altri tempi le rimase impresso nella memoria. Quel vecchio palazzo milanese nascondeva un segreto e Rubina era sicura che per poterlo svelare bisognava riuscire a varcare la soglia di quell’uscita proibita.

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