L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

QUARTA PUNTATA

Rubina si sedette in un bar lontano dall’università a bere un succo di frutta. Riaccese il cellulare che era rimasto inattivo dalla sera precedente. I suoi genitori avevano chiamato ripetutamente, la mamma da Domaso, il papà da chissà dove. Decise di richiamare quest’ultimo, che di solito si dimostrava meno irritante. Rispose al primo squillo come se fosse stato seduto sul telefono.

- Finalmente signorina! - l’aggredì - sono ore che tua madre e io cerchiamo di metterci in contatto con te.

- Nella casa della signora Vanzaghi il cellulare non ha campo e questa mattina sono andata a lezione all’università e pertanto l’ho tenuto spento. - rispose Rubina piccata.

- Va bene, allora dimmi almeno come ti trovi - il tono del padre appariva rabbonito.

- Bene, la signora è molto amabile e la stanza è davvero molto accogliente. Milano è stupenda e piena di vita. Sono sicura che mi troverò benissimo.

- Mi sento molto sollevato e… mi raccomando Rubina cerca di mangiare! .

Clic, la ragazza chiuse la comunicazione. Poco prima aveva preso in considerazione l’idea di assaggiare una delle insalate dall’aspetto invitante che il locale proponeva. L’inopportuna raccomandazione del padre gliene aveva fatto passare la voglia. Girellò per le vie del centro, osservando le vetrine dei negozi che esponevano le collezioni autunnali, sapeva che non avrebbe comunque acquistato nulla. Poi tornò verso la facoltà dove andò a studiare in biblioteca. Il tempo volò e quando cominciò a imbrunire si ricordò che Adalgisa l’aspettava per la cena. Riprese quindi la strada verso casa, giunta a destinazione si scontrò quasi con un signore anziano che stava uscendo dal portone. 

- Buonasera signorina, lei dev’essere l’ospite della signora Vanzaghi non è vero? - disse l’uomo.

- Ha proprio indovinato, sono Rubina Rimoldi - rispose porgendogli la mano.

- Bagliardi… per servirla - l’uomo si inchinò con antica cavalleria. Indossava un completo di tweed color azzurro polvere che odorava fortemente di naftalina e appariva decisamente pesante per quella mite serata autunnale. - Ci rivedremo questa sera, sarò ospite di Adalgisa, insieme alla nostra cara amica Neera. L’ha già conosciuta?

- No, sono arrivata solo ieri sera - rispose Rubina.

- Neera è una donna di grande temperamento, una scrittrice affermata, sono certo che vi piacerete. A più tardi cara signorina - e Bagliardi corse via come fosse stato preso da un’improvvisa fretta.

Rubina salì le scale soffermandosi davanti alla porta della signora Giuliana Gallo. Non si udivano più miagolii ne tintinnii di catene. Si accinse quindi a proseguire la salita, quando un miagolio forte, vagamente minaccioso, proveniente da dietro l’uscio, la fece trasalire. Vi si avvertiva una nota irrisoria, come se il felino fosse stato consapevole della sua presenza dietro la porta e della curiosità che gli abitanti di quella casa avevano suscitato in lei. La fantasia di Rubina cominciò a volare insieme alla voglia si scoprire chi fosse questa Giuliana Gallo e la belva che sembrava tenere incatenata all’interno del suo appartamento. Era ancora turbata quando varcò la porta di casa.

- Buona sera Rubina, come è andata la tua prima giornata? - le chiese premurosa Adalgisa.

- Bene grazie! Ho il tempo di rinfrescarmi prima di cena? - chiese la ragazza.

- Ma certo, sarà pronto per le otto. 

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