L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

NONA PUNTATA

Scesero insieme le scale e passarono davanti al portiere in livrea. Rubina scorse Marco ancora fuori dal portone, impegnato in una vivace conversazione al cellulare. Il suo ospite le fece strada lungo un susseguirsi di salotti e salottini squisitamente arredati. Ampie finestre si affacciavano su un vasto giardino ornato di piante, fiori e fontane zampillanti. Il gentile signore dagli occhi azzurri la fece entrare nella sala riunioni, sulla parete di fronte alla porta li accolse un ritratto del re Vittorio Emanuele eseguito dal Conconi, come le confermò la sua guida. Un altro dipinto dell'autore era appeso sulla parete opposta.

- Questo quadro riprende in parte lo studio del pittore che era un locale molto singolare, colmo di oggetti strani, cineserie, statue. Come può osservare qui a lato è ritratta anche una modella - disse il suo ospite, indicando una ragazza con un lungo abito bianco e un cappello di paglia.

- Sono entrambi molto ben fatti, ma non vedo quello che cerco - disse Rubina con una nota di delusione

- Venga nel mio studio, vediamo se la posso aiutare.

- Lei è davvero molto gentile, ma non vorrei abusare del suo tempo.

- Ma no! Sono molto curioso di sapere che fine può aver fatto quel dipinto - rispose.

- Entrarono in un vasto locale circondato da imponenti scaffali con al centro una scrivania carica di registri e schedari. L’uomo di mise a scartabellare sfogliando le pagine ingiallite di alcuni manoscritti e vecchie testate di giornali.

- Ecco, questa è una foto del Conconi - disse, mostrandole un vecchio dagherrotipo che ritraeva un uomo robusto, dal volto gioviale, con voluminosi baffi e favoriti che spuntavano da un cappello alla Verdi. - Sono certo di aver notato una foto del quadro che cerchiamo, ma non ricordo dove. - Proseguì a sfogliare alcuni registri, ma dopo un'accurata ricerca fu costretto ad arrendersi. 

- La ringrazio molto per il tempo che mi ha dedicato. Non immaginavo che in città potesse esistere un luogo tanto affascinante - disse Rubina. L'uomo le sorrise con lieve imbarazzo.

- Posso chiederle come mai è tanto interessata a quel quadro? - le domandò poi.

- Vorrei scrivere la mia tesi sul periodo della Scapigliatura a Milano. Sono rimasta colpita dalla personalità di questo artista e sembra che proprio quel quadro ne rappresenti i lati più oscuri.

- Può darsi… se crede può lasciarmi il suo recapito telefonico, se nei prossimi giorni dovessi scoprire qualcosa di interessante potrò eventualmente contattarla - le propose l’uomo. 

Rubina lasciò il suo numero di cellulare e uscì dal palazzo con aria soddisfatta. 

 Marco la stava aspettando. - Allora hai scoperto qualcosa? Credevo che non uscissi più! - le disse ridendo. 

-Non puoi immaginare in che luogo fantastico mi hai portata, non so come ringraziarti - disse Rubina.

-E allora il tuo pittore?

-Aveva lo studio proprio qui, ora non è rimasto più nulla, tranne due dipinti molto interessanti, ma non sono quello che cerco io. E’ probabile che l’abbia acquistato un privato o addirittura che vi sia stato dipinto sopra un altro soggetto.- rispose sconsolata.

-Quindi il mistero si infittisce! - disse Marco ironico - del resto anche tu sei un po’ “misteriosa” non credi? 

Rubina non rispose e insieme tornarono verso l'università dove poi si salutarono. Era ancora presto quando Rubina giunse nei pressi di via Anfiteatro, decise quindi di percorrere corso Garibaldi. Cercò inutilmente l’enoteca del Golot di cui avevano parlato gli ospiti di Adalgisa, ma non ne vide traccia. Si accinse quindi a rientrare a casa e incrociò sull’uscio l’accordatore Bagliardi. 

- Buonasera signorina cara, ha trascorso una buona giornata? - le chiese.

- Davvero splendida e lei come sta? - rispose Rubina.

- Da poveri vecchi! Ma ora devo proprio scappare… a presto cara.

Bagliardi trotterellò lungo il marciapiede, lasciandosi alle spalle il consueto sentore di naftalina.

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