L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

DECIMA PUNTATA

Rubina cominciò a salire le scale, giunta al primo piano non riuscì fare a meno di fermarsi accanto alla porta della signora Gallo. Avvertì subito la presenza del gatto, che si mise a grattare l’uscio e fece udire il suo miagolio. 

- Ciao Menelik! - disse la ragazza accovacciandosi sullo zerbino. 

Improvvisamente la porta si aprì e Rubina alzò gli occhi, vergognandosi profondamente per essere stata sorpresa in quella situazione imbarazzante. 

- Mi perdoni signora… non vorrei che pensasse che ho l’abitudine di origliare alle porte dei vicini di casa. Volevo solo salutare il suo gatto. 

- La signora Gallo dischiuse le labbra carnose in un sorriso smagliante. Aveva folti capelli scuri che le ricadevano oltre le spalle in lunghe onde corvine. Il viso era tondo e paffuto dal colorito acceso, e un naso importante più largo che lungo. Gli occhi color ambra scintillavano inquieti, del tutto simili a quelli del suo gatto. Un vistoso neo, dal quale partivano lunghi peli scuri, le deturpava la guancia sinistra appena sopra l’angolo della bocca. Indossava un vestito a grandi fiori colorati su fondo azzurro, dalla scollatura ampia si intravedeva un seno molto abbondante che emanava un profumo di frutta troppo matura. Dalla sua posizione Rubina notò che aveva caviglie e piedi molto grossi, racchiusi in un paio di sandali turchesi dal tacco alto. 

- Allora è con lei che Menelik ha fatto amicizia? Da un po’ di tempo lo vedo correre verso la porta… si capisce che la sente arrivare - disse la donna.

- Io adoro i gatti e il suo così nero sembra tanto misterioso!

- Per carità! Non ha proprio niente di misterioso, è solo un gran birbante. Ma la prego non restiamo qui sull’uscio, entri un momento così facciamo conoscenza - la invitò Giuliana.

- Grazie signora Gallo, con molto piacere - rispose Rubina incuriosita.

Entrò quindi in quella che definì tra sé la “Casa dei Fiori”. Tutte le pareti dell'appartamento erano tappezzate con una vistosa carta da parati disegnata a grandi rose colorate in mezzo a tralci di edera. Giuliana la fece accomodare in salotto molto simile a quello di Adalgisa, con divani di velluto color topazio, cuscini rosa e gialli disposti ovunque e tavolini con sopra vasi di cristallo colmi di crisantemi di tutti i colori, che riempivano il locale con il loro profumo un po’ decadente.

Menelik le aveva precedute e, comodamente spanciato su un puff di velluto, osservava Rubina con aria sorniona. Una catenella d'acciaio fissata alla parete con un anello, ricadeva sul pavimento lucido in vari cerchi, simile a un serpente argentato. 

- A volte sono costretta a incatenare Menelik - disse Giuliana seguendo il suo sguardo - di solito si mostra aggressivo con chi non conosce. Mi sorprende la simpatia che dimostra nei suoi confronti. Credo quindi che lei sia una persona speciale.

- No, non credo proprio… comunque la ringrazio e, nel caso lo fossi davvero, credo di essere capitata nel posto giusto. In questo palazzo mi sembrate tutti un po’ speciali… non trova?

La signora Gallo non rispose. I suoi occhi color ambra brillarono fino a liquefarsi. Rubina ne rimase turbata, ma fu un attimo. 

- Posso offrirle un bicchierino di rosolio? - le chiese la sua ospite, tornando a guardarla con gentilezza. La ragazza ritenne di essere stata ingannata dal gioco di luci che, nell'ora del crepuscolo, illuminava la stanza riflettendosi sui velluti.

- Grazie accetto volentieri purché sia poco, non sono abituata a bere alcolici. 

Giuliana le sorrise con bonaria ironia, il grosso neo danzò sui denti bianchi.

Da una bottiglia di cristallo versò un liquido rosato in due minuscoli calici. 

- Allora benvenuta in questa casa, in questo palazzo e in questa vita! - fu il bizzarro augurio che le porse. Menelik scese dal puf con i movimenti lenti e flessuosi di una pantera, si avvicinò a Rubina annusandola a più riprese, quindi le pose la zampa vellutata sul piede in segno di possesso. 

- L'ho visto uscire l'altra notte, con un balzo incredibile ha varcato il muro del cortile - disse Rubina

- Tutti i gatti amano attraversare la notte… sono creature fatte per l’oscurità. I loro occhi vedono tutto anche nel buio più intenso - precisò Giuliana.

Quasi a conferma di ciò Menelik sollevò lo sguardo sulla ragazza facendo scintillare gli occhi ambrati.

- Ho visto anche una coppia vestita in modo particolare uscire dal secondo portone, quello serrato da un lucchetto, mi chiedevo infatti su dove affaccia quell’uscita - disse Rubina. 

- Non ha alcuna importanza su dove affaccia quel portone, tanto deve restare chiuso. L'uscita principale è quella su via Del Guast - disse Giuliana. Allora anche lei la chiama in quel modo anziché via Anfiteatro! Sono certa che Adalgisa si sia confusa nel darmi le indicazioni per raggiungerla. Infatti quando sono arrivata in città, neppure il tassista la conosceva. - disse Rubina.

- Anch’io mi sono semplicemente confusa. Il nome corretto è senz’altro via Anfiteatro - disse Giuliana.

- È curioso però che tutti continuiate a chiamarla con un nome che risale a un secolo fa.

- Come le ho detto mi sono sbagliata, ma ora si è fatto tardi e sono certa che Adalgisa la starà aspettando per la cena - disse bruscamente la sua ospite.    

- Certo signora Gallo, tolgo subito il disturbo e grazie per il rosolio. Ciao gattone!

Rubina si chinò ad accarezzare Menelik che aveva ripreso la sua postazione sul puff e le rispose con il consueto brontolio.

 

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