L'USCITA PROIBITA PUNTATA XXI

Di Albertina Fancetti

Rubina salì fino all’ultimo piano, guidata dall'ormai familiare suono del clavicembalo. La porta dell'atelier era socchiusa e si avvertiva sul pianerottolo un acuto odore di trementina. 

- È permesso? - disse la ragazza. 

- Vieni avanti Rubina, ti aspettavo. 

Il volto bonario del Conconi si aprì in un largo sorriso, mentre la invitava a entrare. Stava seduto sul cavalletto e sembrava ammirare la sua ultima creazione “L’antro del mago”. I colori erano cupi e ritraevano il vasto locale in penombra. Dal soffitto pendevano le sagome di gatti mummificati, immortalati nelle loro espressioni più grottesche. Un rospo saltellava attorno a una statua di bronzo. L'insieme era molto inquietante e Rubina comprese la violenta reazione di Menelik poco prima, il gatto aveva temuto che lei volesse condurlo nello studio del pittore, dove i suoi simili avevano fatto una brutta fine. L’atelier in quel momento appariva più ordinato, tutti gli oggetti erano accumulati su un tappeto orientale. La musica continuava a imperversare e xxxRubina non riusciva a capirne la provenienza. Poco dopo la melodia si interruppe.

- E permesso? - disse una voce ben nota. Neera entrò nel locale da una porta camuffata da un 

disegno floreale. Elegante come sempre nel suo abito color lavanda dal colletto di pizzo. 

- Allora hai deciso di trasferirti in questa parte della città? Sei proprio sicura che non te ne pentirai? - chiese in tono burbero. 

- No, non me ne pentirò, ma sono davvero felice di ritrovarla qui Neera - disse Rubina.

- Se è così ne sono felice anch'io cara - disse la scrittrice con voce affettuosa.

- Allora visto che siamo tutti felici, dobbiamo andare a festeggiare, non vi pare - suggerì il pittore.

- Neera sorrise guardandolo in cagnesco. Si avvicinò al dipinto osservandolo con aria critica.

- Mio Dio Luigi! Che orribile dipinto! Cosa aspetti a cancellare tutte quelle povere bestiole? 

- Rappresentano un momento particolare della mia vita, a suo modo affascinante - si difese Conconi.

- Ma adesso quel periodo è trascorso. Perché non inauguri una nuova tendenza e dipingi un bel ritratto alla nostra Rubina? – consigliò la scrittrice. 

- È proprio quello che mi proponevo di fare, vecchia brontolona! 

Neera ignorò il pittore, girellava per lo studio fingendo di curiosare tra gli oggetti. 

- Io la dipingerei su uno sfondo color pesca, con quei bei capelli neri risulterebbe un contrasto magnifico - disse decisa. 

- Ma non facevi la scrittrice, adesso ti intendi anche di pittura?

Rubina ascoltava la buffa schermaglia intercorsa tra i due personaggi, invasa da un senso di calore. 

- Vi porto a cena al Caffè Carini. Tu Rubina vai nello spogliatoio dove troverai dei vestiti più consoni a esaltare la tua femminilità, piuttosto che quella strana tuta da operaio che indossi – disse il pittore. Rubina obbedì curiosa di scoprire quali altre meraviglie si celassero in quello studio così particolare. Riapparve poco dopo con un abito di velluto rosso che le cadeva morbidamente sulle esili curve. Il colore acceso le ravvivava la carnagione pallida e gli occhi grigi apparivano più luminosi. Neera le trovò un caldo mantello di lana grigia. Quando furono tutti pronti uscirono nella fredda serata novembrina e arrivarono in breve al Caffè Carini. Presero posto a un tavolo d’angolo riservato al pittore che sembrava essere di casa. Il locale era caldo e accogliente e Rubina sedette in mezzo ai suoi nuovi amici. 

Venne servito un vassoio di affettati accompagnati da saporiti sottaceti.

Rubina mangiò con appetito, bevve anche un calice di vino rosso che fece scomparire dal suo viso ogni traccia di tristezza. Neera e Luigi le strinsero le mani con calore osservandola felici della sua stessa gioia.  

- Voglio ringraziarvi per l'affetto che mi dimostrate. Adesso mi sento finalmente a casa.

Albertina Fancetti

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