L'USCITA PROIBITA ULTIMA PUNTATA

Di Albertina Fancetti

Rubina salì fino al sottotetto della torre, guidata dal suono ormai familiare del clavicembalo. La porta dell'atelier era socchiusa e si avvertiva fin sul pianerottolo un forte odore di trementina.

- È permesso? – chiese affacciandosi.

-Vieni avanti Rubina, ti aspettavo… - Il viso bonario del Conconi si aprì in un largo sorriso. Stava seduto davanti a un cavalletto, ammirava la sua ultima creazione: L'antro del mago. I colori cupi ritraevano il vasto locale in penombra. Dal soffitto pendevano le sagome dei gatti mummificati

nelle loro espressioni grottesche. Un grosso rospo saltellava intorno a una statua di bronzo. L’insieme era molto bizzarro e Rubina cominciò a comprendere la folle reazione di Menelik, spaventato all'idea che lei volesse condurlo nello studio del pittore. La musica continuava a imperversare, ma la ragazza non capiva da dove provenisse. Improvvisamente la melodia si interruppe. 

- Ciao Rubina - si sentì salutare da una voce ben nota. - Allora hai proprio deciso di trasferirti qui? Sei sicura che non te ne pentirai?  Neera era apparsa sulla soglia, elegante nel suo abito color lavanda con l’alto colletto di pizzo bianco, e la guardava con affetto. 

- No, non me ne pentirò, e sono davvero felice di ritrovarla qui - rispose Rubina.

- Allora ne sono felice anch'io, mia cara ragazza - disse la scrittrice.

- Bene, allora visto che siamo tutti così felici bisogna andare a festeggiare - disse il pittore.

Neera gli sorrise, guardandolo in cagnesco. Si avvicinò a piccoli passi al dipinto sul cavalletto osservandolo con la solita aria critica.

- Buon Dio! Luigi che orribile dipinto… cosa aspetti a cancellare quelle povere bestiole?

- Rappresentano un momento cupo, ma non per questo meno importante della mia vita - si difese Conconi, con fare ironicamente bonario.

- Adesso che quel periodo è passato, perché non inauguri una nuova tendenza e fai un bel ritratto a Rubina? - lo esortò Neera. 

- È proprio quello che le avevo proposto, vecchia brontolona.

Neera ignorò il pittore e prese a girellare per lo studio con aria meditabonda.

- Io la vedrei molto bene su uno sfondo color pesca, con i suoi bei capelli neri risulterebbe un contrasto magnifico - consigliò in tono deciso. 

- Ma non facevi la scrittrice? Adesso ti intendi anche di pittura? - brontolò il pittore.

Rubina ascoltava divertita la buffa schermaglia intercorsa tra i due personaggi. 

- Vi porto a cena al Caffè Carini, Rubina vai nello spogliatoio dove troverai abiti più adatti alla tua femminilità, piuttosto che quella tuta da operaio che indossi - disse Conconi. 

Rubina obbedì, curiosa di scoprire quali altre meraviglie le riservava quel luogo magico.

Riapparve poco dopo con un abito di velluto rosso che le cadeva morbidamente sulle esili spalle e le ravvivava la carnagione diafana. Neera le trovò un caldo mantello di lana grigia. Uscirono insieme e in breve arrivarono al Caffè Carini, dove il pittore aveva il suo tavolo riservato. Il locale era caldo e accogliente, Rubina sedeva tra i suoi nuovi amici che la guardavano con tenerezza. Venne servito un vassoio di affettati accompagnati da saporiti sottaceti. Mangiò con appetito e bevve un calice di vino rosso che le imporporò le labbra e le fece brillare i grandi occhi grigi, da cui era scomparsa ogni traccia di tristezza. 

- Voglio ringraziarvi per l'affetto che mi mostrate, ora mi sento finalmente a casa - disse, stringendo le mani di Neera e Luigi.   


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