LA CERTOSA DI PARMA - Stendhal

La letteratura universale
a cura di Antonella Di Vincenzo

INCIPIT
Il 15 maggio 1796 il general Bonaparte entrò a Milano alla testa del giovine esercito che aveva varcato il ponte di Lodi e mostrato al mondo come dopo tanti secoli Cesare e Alessandro avessero un successore. I miracoli d'ardimento e d'ingegno che l'Italia vide compiersi in pochi mesi risvegliarono un popolo addormentato: otto giorni avanti che i Francesi giungessero, i Milanesi li credevano un'accozzaglia di briganti usi a scappar di fronte alle truppe di Sua Maestà Imperiale e Reale, che questo diceva e ripeteva tre volte la settimana un giornalucolo grande come il palmo della mano e stampato su una sudicia carta. 

FINIS
La contessa Mosca aveva non che consentito, approvato che suo marito riprendesse il Ministero, ma non volle mai ritornare negli Stati d'Ernesto V. Teneva la propria corte a Vignano, un quarto di lega distante da Casalmaggiore, sulla riva sinistra del Po, e per conseguenza in territorio austriaco. E nel magnifico palazzo di Vignano, che il conte aveva fatto costruire per lei, riceveva il giovedì tutto il bel mondo di Parma, e ogni giorno i suoi numerosi amici. Fabrizio non si sarebbe un giorno solo astenuto dall'andare a Vignano. In poche parole, la contessa riuniva tutti gli elementi della felicità; ma non sopravvisse che brevemente all'adorato nipote, il quale non passò nella sua Certosa che un anno solo. Le prigioni di Parma eran vuote, il conte immensamente ricco, Ernesto V adorato da' suoi sudditi che paragonavano il suo governo a quello dei granduchi di Toscana. 
TO THE HAPPY FEW

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