LA COMPAGNIA DELLA TEPPA - TERZA E ULTIMA PARTE

Storia e vicende che portarono lo scompiglio nella Milano dell’Ottocento

Rapiti i nani e convinte la fanciulle, Il Baron Bontempo ancora non sembrava soddisfatto; occorreva, secondo lui, un tocco di classe. In quel periodo, alla Scala, andava in scena il Rigoletto; approfittando del fatto che da anni la famiglia Ciani disponeva di un palco privato, alcuni membri della teppa riuscirono a intrufolarsi a fregare alcuni abiti di scena. Secondo invece un vecchio articolo di Mario Sanvito risalente al 1941, i costumi furono rubati un po’ alla rinfusa: da Nerone, da Socrate, da Efesto. Una sottigliezza che poco impatta su ciò che sarebbe accaduto di lì a breve.
Ai tredici poveretti imprigionati nelle cantine fu offerta una cena luculliana, litri e litri di vino (non si esclude l’assenzio molto in voga in quegli anni e consumato dallo stesso Rovani) e chiesto di indossare gli abiti rubati. Rammaricato per l'accaduto il Baron Bontempo promise loro una gran festa e una prostituta ciascuno.
Arrivò la sera. Le nobildonne furono fatte accomodare nel salone delle feste, le porte e le finestre furono serrate, servi e lacchè immobilizzati e le cantine furono aperte… Una frotta di nani ubriachi, strafatti, infoiati e in costume balzò sulle dame come i leoni sulle gazzelle nella savana. Le dame tentarono disperatamente di difendersi ma la libido dei tredici era feroce. La situazione sfuggì presto di mano. I membri della compagnia intervennero dapprima con secchiate d’acqua e bastoni ma si giunse presto alla rissa e spuntarono i coltelli.
Non si sa se chiamata o perché il baccano e le grida raggiunsero le vicine porte cittadine, intervenne la gendarmeria e l’ordine venne ristabilito. I contusi e gli accoltellati non si contavano ma il vero guaio fu un altro. 
Una delle invitate era l’Avvocatessa, ovvero la signora Falchi-Traversi, moglie di un famoso avvocato e amica intima del viceré. La notizia del ratto dei nani e lo scandalo successivo attraversarono Milano con la velocità di un proiettile. Saltò anche fuori che la signora in questione era stata amante del Baron Bontempo, il quale fu successivamente lasciato in favore di un alto ufficiale austriaco; la mente diabolica del Ciani, in quel piano già complesso e articolato, aveva incluso anche una vendetta personale.
Gli austriaci questa volta non poterono ignorare l’accaduto. Nel giro di breve tempo tutti gli appartenenti alla compagnia della teppa furono arrestati: ai rampolli di buona famiglia fu concesso l’esilio in altri paesi mentre per tutti gli altri la galera o l’arruolamento nell'esercito asburgico.
La compagnia della teppa cessò di esistere. Ma il Baron Bontempo, al secolo Gaetano Ciani, che fine fece? 
Suo padre Carlo, dopo innumerevoli lettere di suppliche, ottenne che il figlio rimanesse libero come un’allodola. Sempre fedele alla sua deviata moralità, l’ormai ex Baron Bontempo, anni dopo divenne uno spregiudicato speculatore edilizio (credo che avrebbe sguazzato ancor meglio di questi tempi). Qualcuno lo ricorda con simpatia ma per altri non era che un uomo cinico e spietato, circondato da giovinastri viziati e sordidi personaggi, e che traeva godimento dall' umiliare i più sfortunati e recar danno a tanti milanesi. Ma a compensare questo losco figuro ci pensarono i suoi due fratelli, Filippo e Giacomo, che spesero le loro vite in nome dell’indipendenza e della libertà.
Milano era sull'orlo del cambiamento. Presto 5 giorni di fuoco avrebbero mutato per sempre la storia della nostra città e del resto d'Italia.

Riccardo Rossetti