La fragilità di una Milano che si credeva invincibile

Mi limito a contemplare la realtà che mi circonda avvalendomi del mio spirito di osservazione e della mia ironia. La mia opinione è del tutto irrilevante e vale tanto quanto quella di un qualsiasi privato cittadino. Non ho la verità in tasca e del torto o la ragione poco mi importa.

Ma, come milanese, il panorama sociale emerso nella nostra città e nel resto d’Italia in questi giorni di virale isteria mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Abbiamo ottenuto una prova concreta e definitiva che la sovra informazione è in grado di creare tanti danni quanto la censura. Una democrazia dell’ignoranza, livellatrice di coscienze e senso critico, alimentata non dalla sovranità popolare ma da un populistico sensazionalismo. Se in molti sono risparmiati dal Covid 19, nessuno si è salvato dalla schizofrenica pandemia di stupidità per la quale, al momento, non è nemmeno previsto un vaccino.

I mezzi di informazione, di informazione non ne fanno più da un pezzo e hanno contribuito attivamente ad alimentare un clima da teatro dell’assurdo al di là della più fervida immaginazione. Tra strafalcioni grammaticali, inesattezze (epicentro del virus a Cologno), aggiornamenti in tempo reale tipo telethon, (mappe del contagio minuto per minuto), psicoterapeuti che spiegavano ai bambini come non aver paura (più opportuno sarebbe stato spiegalo agli adulti) e esperti in vari ambiti che vomitavano a getto continuo la propria verità, l’unica cura efficacie da assumere a fine giornata sarebbe stata un antiemicranico o un antiemetico.

Ma questo è nulla se paragonato alla social cloaca maxima dove da giorni circolano false informazioni e tonnellate di letame virtuale; vignette, freddure e video di ogni risma che stanno ampiamente dimostrando che la libera e democratica circolazione dell’idiozia risulta essere estremamente contagiosa. In media me ne arrivano una decina al giorno e questo mi fa rimpiangere il periodo antecedente al luglio scorso dove, obbligato, ho doluto acquistare il mio primo smart phone. Magari ero tagliato fuori dal mondo ma se il mondo di whatsapp consiste, in larga misura, in un incessante flusso di stronzate che mi intasano il telefono, stavo meglio prima quando non dovevo adoperarmi in idraulica digitale.

Il resto è storia; di quella brutta. Due turiste giapponesi rifiutate da un paio di ristoranti perché asiatiche. Frasi di incommentabile insipienza, udite al bar, sui migranti a bordo della Sea watch 3 che ci portano il Coronavirus (dagli all'untore!) E numerosi assalti ai supermercati al motto di mors tua, vita mea. Ancora oggi non si trovano alcool etilico, candeggina e disinfettanti; mi toccherà pulire il bagno con l’aceto. Scatolette di tonno estinte quanto i pesci contenute in esse. Confezioni di pasta volatilizzate, eccetto le pennette lisce: anche presi dal panico, siamo pur sempre italiani, meglio quelle rigate dove il sugo può permearle per bene. Bottiglie di acqua evaporate: assai logico comprare recipienti potenzialmente contaminati che bere dal lavandino di casa propria. E birre svanite come in un oktoberfest: in caso di fine del mondo tanto vale essere sbronzi.

Infine, la nostra politica che si è mantenuta alterezza delle aspettative: ovvero, nessuna. Specchio cristallino di un paese gretto, affetto da grave egotismo e litigioso dove la coesione sociale e il fronte comune dinnanzi a un pericolo non importano a nessuno.

In compenso questa grande paura di un contagio darà ancor più flato agli acquisti on line e allo smart working; giusto ciò che serviva ad una società già ultra connessa ma totalmente scollegate dal mondo reale.

In un recente video, il sindaco Sala ha invitato i propri concittadini a non svuotare i supermercati ma a prendersi più cura dei più deboli come i nostri anziani: “Questo è quello che fa una società sensibile e matura”.

Ha pienamente ragione, Signor sindaco. E molti tra noi desidererebbero vivere nella società che lei invoca. Non a caso credo abbia usufruito di questi due epiteti, forse perché anche lei si accorto di ciò che ormai abbiamo perduto.

Se questa situazione di crisi qualcosa ha rivelato, è stata la nostra vera natura sotto una coltre di effimero edonismo. Non oso immaginare cosa potrebbe verificarsi in caso di situazioni più gravi.

Siamo fragili, infantili (il video Milononosiferma, somigliante a uno spot pubblicitario per Disneyland, ne è un fulgido esempio) e profondamente egoisti. Circondati da balocchi tecnologici, isolati gli uni dagli altri e convinti che la nostro libertà dipenda dalla possibilità di acquistare tutto ciò che ci pare o di postare i nostri sproloqui in rete. Abbiamo smarrito ogni senso di appartenenza e la nostra partecipazione sociale è relegata a uno schermo luminoso.

Ma questo non dipende da lei. Una forma di controllo soft e definitiva di noi masse è già in atto da anni in tutto il globo.

Dovremmo ripartire da capo. Dalle fondamenta. Dall'istruzione e dall'empatia: le due colonne portanti di una società evoluta. Ma nulla vi è di più pericoloso e destabilizzante per l’establishment di queste due semplici parole.

Riccardo Rossetti


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