LA MILANO CHE VERRÀ

Dopo una piccola assenza, eccoci nuovamente su Viveremilano

nella foto: mensa Milano Giambellino



Capitanati, come sempre, dal nostro eroico direttore Enzo De Bernardis che, dopo aver vissuto da partigiano il secondo conflitto mondiale, a 91 anni sta rispettando scrupolosamente le restrizioni del periodo tenendosi in forma tra le quattro mura domestiche, abbiamo scelto di tacere in un periodo saturo di futili ciance ed editoriali al limite del parossismo. Ci siamo zittiti volontariamente per adeguarci all'assordante silenzio della nostra città e del nostro paese, fornendo unicamente notizie certe e di pubblica utilità, risparmiando pomposi ed autocompiaciuti paroloni ai nostri lettori. Non ci siamo gettati nel fiume melmoso di sconsiderate speculazioni che ogni giorno ci affliggono dall'alba al tramonto; la scienza poco o niente ancora conosce di esauriente riguardo al Covid 19 e la stampa sta perpetrando questo nulla diffondendo notizie approssimative o fasulle a discapito dell’informazione. Un oscurantismo mediatico, legiferato da intransigenti inquisitori (vecchi e nuovi), narcisisti compulsivi e catastrofisti paranoidi che ci vomitano addosso la propria e del tutto personale verità con buona pace di raziocinio e dignità: pare ci reputino inermi, infantili e plagiabili.
Da più di quarant'anni, la redazione di Viveremilano sceglie con cura le parole da usare perché fermamente convinta che il pubblico non sia solo in grado di leggere ma anche pensare e, per quanto mi riguarda, ho preferito attenermi al caro e vecchio aforisma di Oscar Wilde “Talvolta è meglio tacere e apparire stupidi che aprire la bocca e fugare ogni dubbio”.
Ancora non sappiamo quando e come usciremo da questa pandemica situazione di stallo economico, o meglio, il come lo intuiamo già: male. Ma, nel mentre, impietosamente continuano a giungere a molti milanesi bollette, mutui, spese condominiali, affitti etc. Banche e assicurazioni vengono incontro alla propria clientela in maniera sentita e toccante inoltrandole messaggi di speranza o video di gente che canticchia nella vasca da bagno mentre attende serafica la fine della quarantena. Sono talmente empatiche e premurose da continuare imperterrite a incassare e negare liquidità alle imprese per produrre vezzosi, rassicuranti e pedagogici cortometraggi per noi bambini impauriti ancora privi di indipendenza emotiva e senso critico.
Inutile girarci intorno; le ristrettezze alle quali la maggior parte di noi andrà incontro non è attualmente ipotizzabile ma di processi alle intenzioni, rabbiosi complottismi e opinioni personali, comunque e sempre dettate da spinte ideologiche, non ne possiamo più. Questa pandemia ha messo a nudo l’inconsistenza di una forse mai stata capitale morale, dove i lustrini e grandi eventi avevano creduto di poter rimpiazzare l’indispensabile e insostituibile lavoro dei comuni cittadini; cittadini che già in precedenza tribolavano quotidianamente pur essendo il vero traino di questa città. Difatti, una volta grattata via la doratura superficiale e bloccato il vero motore, il sindaco Sala ha dichiarato:
 "Milano è certamente una città che può offrire molto, che offre lavoro, opportunità di crescita personale e di guadagno ma è una città che, non neghiamolo, è costosa, dall'affitto, alla spesa”. 
Verrebbe quasi da pensare “Meglio mai che tardi” perché questa epifania morale, dopo anni di gran cassa su una città popolata unicamente da gente prospera e felice, risuona fastidiosa oltreché tardiva.
Sulla sanità lombarda, inutile accanirsi anche se la tentazione è sempre tanta. Nel paese dove tra causa ed effetto non esiste mai correlazione e le disgrazie avvengono unicamente per capriccio divino (o per sfiga), attenderemo fiduciosi di apprendere dalla magistratura locale se una mala gestione abbia avuto effettivamente luogo.
Due sole domande dovremmo porci, giunti a questo punto. Cosa rimarrà alla fine di questo oscuro periodo e cosa avremo appreso?
Gli ottimisti auspicano la ricomparsa del sano pragmatismo meneghino che tramite il lavoro concreto, reale e tangibile scalzerà la dimensione di un marketing edonista, futile e inconsistente. Un ritorno alle origini dove la produttività riprenderà in mano le redini dell’economia ridimensionando un’inconsistente società dell’immagine, specchio di un’oligarchica finanza che si sta dimostrando utile quanto un coltello da burro durante un intervento di cardiochirurgia.
La riscoperta dell’umano calore, del rispetto per il nostro prossimo e una rinnovata coesione sociale sono la seconda speranza nutrita dai più; un nuovo rinascimento, scandito da valori antichi e un ritrovato romanticismo, in grado da lasciarsi alle spalle il vuoto pneumatico che da troppo tempo ormai stava permeando le nostre menti e le nostre coscienze. 
Il rovescio della medaglia, dato che la storia e l’esperienza non insegnano mai nulla, potrebbe essere rappresentato invece dall'ulteriore frammentazione di una società in precedenza già in affanno: un accrescimento del divario tra benestanti e indigenti (foto in alto-quartiere Giambellino), un’inedita fobia verso i nostri simili e un sempre maggior impiego della rete per espletare comuni aspetti della nostra vita, non più in collettività ma individualmente. Un mondo ultra connesso e asetticamente robotico nel quale le persone saranno relegate al ruolo di semplici comparse. 
Ma, al di là di futuri possibili scenari, per prima cosa ringrazieremo i medici e tutti gli operatori sanitari. I dipendenti dei supermercati, delle poste e tutti coloro che ci hanno garantito beni e servizi anche durante questa notte infinita.
Chiederemo perdono alla natura, che tanto ha prosperato in nostra assenza, di tutto il male che le abbiamo cagionato, rispettandola e lasciandole lo spazio che le spetta di diritto.  E piangeremo in silenzio i nostri morti. Non applaudiremo né strepiteremo. Li saluteremo con la sobria riservatezza di una città che da sempre rispetta il dolore. Terremo le nostre lacrime al riparo, salutando una generazione che forse non abbiamo mai ascoltato.  Il nostro estremo e composto commiato sarà pari solo al nostro profondo cordoglio.
Questa è, ed è sempre stata, Milano. E Milano non dimentica. Nella nostra dignitosa sobrietà dimostreremo a coloro che ci hanno lasciato la volontà di proseguire e il nostro desiderio di ricominciare.
Dipenderà da noi. La città che verrà sarà solo frutto delle nostre scelte.  Dalla redazione di Viveremilano, un sentito augurio a tutti i cittadini di Milano.

Riccardo Rossetti


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