LORD JIM-JOSEPH CONRAD

A cura di Stelio Ghidotti

INCIPIT


Era tre o quattro centimetri sotto il metro e ottanta, di corporatura robusta, vi veniva incontro a passi sicuri, un po’ curvo sulle spalle, con la testa protesa in avanti e uno sguardo fisso di sotto in su che vi faceva pensare a un toro sul punto di caricare. La voce era profonda e sonora; nei modi, una sorta di sicurezza caparbia, senza nulla tuttavia di aggressivo. Pareva un atteggiamento voluto e apparentemente diretto a se stesso non meno che agli altri.Nella persona meticolosamente curato:tutto di bianco immacolato dalle scarpe al cappello, e nei diversi porti orientali, dove si guadagnava da vivere come commissario marittimo, era molto conosciuto. 


FINIS


La folla, che si era subito aperta alle spalle di Jim quando Doramin alzò la mano armata, si precipitò in avanti tutta insieme dopo il colpo. Si dice che l’uomo bianco lanciò a destra e a sinistra su tutti quei volti uno sguardo fermo e superbo. Poi, una mano sulle labbra, cadde in avanti, morto.

E questa è la fine. Se ne va nell’ombra di un sospetto, col suo cuore imperscrutabile; dimenticato, non perdonato ed estremamente romantico. Nemmeno le folli visioni dei più bei giorni della sua infanzia avrebbero potuto creargli più attraente visione di uno straordinario successo! Perché può ben darsi che, nel breve attimo del suo ultimo sguardo fermo e superbo, abbia veduto il volto di quell’occasione che gli si era messa al fianco tutta velata come una sposa orientale.