PENSIERI

Milano 1 maggio 2020, ancora una giornata chiuso in casa, ognuno stretto nel confine della propria identità, una chiusura che fa soffrire, perché senti che questo limite non è valicabile, questo confine è una muraglia. Vorresti mutarlo in un mare aperto, ma intorno ci sono montagne invalicabili, non vedi possibilità di aperture, eppure vuoi continuare a vivere cercando uno spiraglio, il mattone vulnerabile che faccia crollare il muro.
Oggi si dovrebbe vivere la festa del Lavoro, ma non è una vera festa del lavoro. In un momento che quasi tutto è fermo. La gente è per lo più chiusa in casa. Con il terrore verso questo sconosciuto, arrivato chissà da dove, e penetrato nel sangue degli innocenti portando alla morte, superando persino i caduti dell'ultima guerra.
Come si fa a festeggiare quello che manca. Si è vero molti riescono e possono lavorare anche chiusi in casa, ma non tutti, non molti. Come fanno gli operai, i muratori, i fabbri, i tecnici, i negozianti, i camerieri, i baristi e così via molte altre persone? Se per sicurezza dobbiamo attendere la realizzazione del vaccino, ne abbiamo del tempo da aspettare per poter tornare alla libertà di movimento.
La speranza non manca, si dice che è l'ultima a morire, ma non riuscirà mai a essere eterna.

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