PER GLI AMANTI DEL GIALLO

Oggi sabato 10 agosto alle ore 09:00 diamo inizio alla pubblicazione del romanzo giallo "Nero su bianco" che continuerà ogni giorno sempre alle ore 9:00 sino alla sua conclusione. Saranno graditi commenti, consigli, gradimento e comunicazioni. indirizzare a edbedizioni@libero.it Rubrica: "Per gli amanti del Giallo". Buona lettura


NERO SU BIANCO di Antonio Mecca

 

1 - Mi trovavo nel mio ufficio, seduto dietro la scrivania, intento a contare non i pochi dollari che ancora mi restavano appiccicati addosso come francobolli di poco valore su una busta, bensì le numerose piastrelle che dalla porta comunicante con l’anticamera raggiungevano il lato sinistro della poltroncina sulla quale stavo seduto. Avevo terminato la conta in un verso e la riprendevo da quello opposto, quasi fossi intento a leggere versi di un poeta decadente o di un investigatore privato decaduto. Avevo finito di leggere il giornale sul quale il mio amico Jack Anderson scribacchiava articoli di nera, e non avevo voglia di iniziare la lettura di uno dei pochi libri presenti nell’ufficio. Per cui andavo avanti con la conta delle piastrelle, tanto per farvi capire quanto a terra mi trovassi. Ero giunto vicino alla porta quando il campanello posto sopra la porta dell’anticamera, suonò. Non smisi però di contare, perché non intendevo iniziare ad illudermi. Poteva infatti trattars,i di chiunque: di un cliente, così come di un fattorino che mi recasse una bolla di pagamento. Ma la conta era ormai terminata e nulla era ancora accaduto. Per cui mi decisi. Spostai la poltroncina e andai deciso alla porta, l’aprii e accolsi la signora con un sorriso di rassicurante benvenuto. La donna, vicino alle sedie ricoperte da finta pelle bianca che mettevano ancor più in risalto la sua pelle nera, sembrava sulla cinquantina e sul metro e sessanta scarso di altezza. Lo sguardo aperto che il suo volto trasmetteva era di quelli inequivocabilmente seri, orgogliosi ma non arroganti.
- Mister Stevens?
Aveva una voce roca e profonda che non era dovuta solamente a una caratteristica della sua razza. Si trattava di una voce il cui timbro era di quelli che si appongono sul foglio di via che dalla propria terra di origine trasporta per un mondo lontano, per poi non farvi più ritorno. E quell’aura di antica tristezza, di lontana disperazione faceva parte della sua persona così come il colore della sua pelle e il bianco dei suoi denti e la grandezza dei suoi occhi.
- In persona- risposi. - In cosa posso esserle utile?
Sembrò esitare. Poi si fece coraggio.
- Sono qui per mio figlio- mi informò. - È morto sulla highway 111, direzione sud che porta a Palm Springs. Era a bordo della sua vecchia Mercury, che è finita in una scarpata dopo una curva. La polizia è propensa a credere a un incidente. Ma io, no.
La decisione con cui pronunciò l’ultima frase fu un punto fermo che non lasciava spazio a ulteriori aggiunte.
- Si accomodi...
- Galton. Maria Galton.
- Entri pure, signora Galton.
La precedetti nel mio ufficio, le indicai la poltroncina che fronteggiava la mia, aggirai il mio banco di lavoro e sedetti a mia volta.
- Mi racconti tutto dall’inizio, signora Galton - la incoraggiai.
Lei annuì.
- Mio figlio Sam è morto nell’incidente due settimane fa. Nell’affrontare una  curva avrebbe perso il controllo dell’auto, finendo quindi giù per la scarpata. Di certo c’è che lì è  finito. In quanto a sapere se sia stato un incidente oppure un omicidio, non si sa.
- E non magari un suicidio?
La donna scosse il capo.
- Sam non aveva ragione alcuna di uccidersi - proruppe decisa. - Non ha mai dato segni di squilibri
- Quella sera dove era diretto? A Palm Springs? E se sì, per quale motivo?
- Non so dove fosse diretto.
- Aveva una ragazza? - le chiesi.
- Si vedeva di tanto in tanto con una sua collega di lavoro della Star Music, di cui però non conosco il nome.
Le chiesi di raccontarmi tutto dall’inizio.
- Mio figlio Samuel Galton aveva ventinove anni, e lavorava ufficialmente come tecnico del suono  presso la Star Music, sull’Hollywood Boulevard. Era un lavoro che gli dava molte soddisfazioni,  perché fin da bambino aveva mostrato grande interesse per il suono e per gli strumenti che lo  producono. Poi, più tardi, aveva cominciato anche a comporre musica, sebbene pubblicarla sotto il suo nome si era rivelato molto difficile, impedendogli così di rivelare il suo talento al pubblico.
- Almeno qualcuna di queste canzoni gli è stata riconosciuta?
Scosse il capo, fra il triste e l’irritato.

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