RITORNARE AL NOSTRO PASSATO CON I FILM DEI VECCHI TEMPI

Ogni tanto è cosa buona e giusta saggiare le nostre emozioni nel rivedere qualche buon vecchio film che ci mostri come eravamo un pugno di anni fa. Uno dei film del lontano passato che più viene quotato è senza dubbio "La fiamma del peccato" - "Doppia indennità" - realizzato nell'estate del 1943 e distribuito nelle sale l'anno successivo. Tratto dal famoso romanzo di James Cain e sceneggiato da Raymond Chandler e Billy Wilder (quest'ultimo anche regista del film) la pellicola si avvale dell'interpretazione di Fred MacMurray, Barbara Stanwyck, Edward G. Robinson, nonché dalla fotografia di John Seitz e delle musiche di Miklòs Ròzsa, che in apertura del film martellano sull'immagine del protagonista che avanza con le stampelle reduce da un'operazione. 
Murray interpreta la parte di Walter Neff, un bravo assicuratore che diventa meno bravo quando si invaghisce della bella e amorale Phyllis Dietrichson, che lo induce a far firmare con l'inganno al marito una polizza sulla vita che nel caso di morte accidentale le varrà la somma stabilita dalla doppia indennità prevista dalla polizza in questione. Dopo uno scambio iniziale di battute che portano l'impronta di Chandler, la trama si sviluppa in un crescendo di tensione fino all'inevitabile tragico finale. Ai due bravi attori MacMurray e Stanwyck si deve aggiungere la presenza di un grande Edward G. Robinson, che naufraga per un po' arenato sulla spiaggia deserta poiché non riesce a venire a capo della strana morte di Dietrichson, ma poi ricostruirà la storia aiutato suo malgrado dallo stesso Neff, che si recherà nel suo ufficio per incidere sul registratore la propria disperata confessione. Il film è stato ed è una gemma, una perla nera, del nero americano, vale a dire di quel genere poliziesco che mostra spesso la preparazione di un crimine da parte di anime torbide in genere destinate a finire male perché il male da loro rappresentato non può essere sopportato a lungo. Con l'ausilio di una fotografia che rimarca determinate situazioni in chiaroscuro, quasi il riverbero dello scuro di un'anima nera, e di una musica torbida, il nero o noir è stato soprattutto negli anni '40-'50 del Novecento un punto di forza del cinema americano. Una curiosità: poco dopo l'inizio del film, quando Walter Neff esce dall'ufficio di Barton Keyes, l'uomo seduto sulla balaustra interna è proprio Raymond Chandler, all'epoca cinquantacinquenne. Mentre invece il trentacinquenne MacMurray protagonista di "Doppia indennità" che si svolge nel 1938, è più o meno coetaneo del Marlowe trentatreenne protagonista de "Il grande sonno". A un certo punto del film Lola Dietrichson, figlia della vittima, parla a Neff della matrigna Phyllis, che quando era infermiera causò la morte della madre per potere poi essere libera di sposare il padre, agiato funzionario di una industria petrolifera. E chi lo sa se Chandler aveva letto il romanzo di Cain, pubblicato nel 1936, e se ne sia poi ispirato per il suo "La signora nel lago", uscito proprio in quel 1943 nel quale il film venne realizzato, e che fra i personaggi annoverava proprio la figura di dark lady di una ex infermiera colpevole di avere causato la morte della donna da lei assistita. Insomma: il mondo del cinema ha da sempre le sue ombre, che pur se il senatore McCarty era convinto fossero esclusivamente Ombre rosse, sono invece anche nere o spesso grigie. Grigie come l'omonima materia cerebrale che molto spesso facciamo a meno di utilizzare.  

Antonio Mecca

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