ROVISTANDO TRA I VECCHI GIORNALI

Un vecchio amico fa dono a un amico anziano, di una decina di vecchi giornali che vanno dal 1953 (anno di uscita in Gran Bretagna del capolavoro di Raymond Chandler "Il lungo addio") alla fine degli anni '60. Si tratta di settimanali che comprendono "La Domenica del Corriere", "L'Europeo", "Epoca", "Tempo". La prima cosa che salta all'occhio è la dimensione di questi periodici a forma di lenzuolo, tanto da potere servire proprio come lenzuolo ai poveri senzatetto che usano coprirsi la notte con cartoni e giornali, per ripararsi dal freddo, e che dopo la lettura raggelante di certe notizie politiche forse più di tanto non riusciranno a riscaldarsi.  
Poi la stampa dei caratteri - più piccoli di quella odierna - nonché la lunghezza di detti articoli, maggiore di quelli attuali. Gli errori oggi riportati sono pochissimi, forse perché più curati dalla correzione suggerita dal computer o perché più meditata la stesura dell'articolo da parte del giornalista.  
Su un numero de "L'Europeo" del 1969 mi imbatto in una cronaca di Achille Campanile, che per quel glorioso settimanale curò la rubrica televisiva dal 1958 al 1975. Quindi, sulla vecchia "Domenica del Corriere" ecco la "Stanza" di Indro Montanelli, una stanza che per la sua vastità potrebbe costituire un intero monolocale. Nel settimanale a quell'epoca diretto da Guglielmo Zucconi (per adeguarsi al formato, anche i direttori erano grandi) Indro discettava di vari argomenti tra i quali l'immigrazione dei lavoratori italiani in Svizzera, Paese che all'autore destava simpatia sebbene non scevra di giudizi negativi quando i pregiudizi nei confronti degli italiani si fanno troppo pesanti e ben poco pensanti. Perché è vero che una certa tipologia di italiani è facile alla rissa e alla sguaiataggine, ma questo non significa di dovere fare di ogni erba un fascio, dato che la maggior parte dei nostri connazionali era lì per lavorare e non per togliere lavoro agli autoctoni, i quali invece avevano fatto volentieri a meno di determinati lavori. Pare di  leggere una cronaca più recente riguardante gli immigrati odierni arrivati da fuori. 
Montanelli poi - in coppia con Roberto Gervaso - scrive anche un lunghissimo articolo riguardante la controversa figura di Buffalo Bill, splendidamente corredata di meravigliose illustrazioni ed esclusive fotografie, le prime a colori, le seconde in bianco e nero.  
Su "Epoca", settimanale che si rifà alla rivista americana "Life" per l'importanza delle fotografie riportate, lunghi articoli riguardanti gli astronauti americani che nel 1969 misero per primi il piede sulla Luna. Anche le lettere dei lettori pubblicate hanno una loro peculiarità, poiché sono spesso lunghe e numerose, completate di risposte esplicative da parte del direttore.  
Una lettera mi è rimasta impressa: quella di un signore che si lamenta per il fatto che ai lati delle nostre autostrade si è soliti vedere fabbriche continue come se l'Italia tutta fosse in permanenza un cantiere in costruzione, tanto che il lavoro rischia di esondare o tracimare fino in strada, negando agli occhi nostri e soprattutto dei turisti la famosa bellezza che ha benedetto questo nostro Paese. C'è anche una lunga intervista ritratto ad Alberto Sordi che nel 1969 stava dirigendo il suo quarto film: "Amore mio aiutami", con Monica Vitti, dove la Vitti aveva come controfigura una giovanissima Fiorella Mannoia che a sentire la futura cantante si beccava davvero gli schiaffoni da Sordi. L'intervista di Luigi Cavicchioli è molto ben fatta, e raccoglie da parte del grande attore anche alcune confidenze. La visione dapprima e la lettura poi di questi vecchi giornali appare di certo istruttiva, provocando una nostalgia più o meno acuta a seconda del soggetto più o meno acuto che li sta esaminando. La bellezza delle fotografie e delle persone ritratte, che se note erano allora in gran parte giovani, suscita un'emozione agrodolce dovuta al tempo inesorabilmente trascorso. Il passato - se non in particolari momenti - appare sempre più roseo di quello che è stato ma questo non significa che lo sia stato davvero. In quanto alla stampa: era meglio quella di allora o quella odierna? La grafica e la carta sono indubbiamente migliori oggi. Anche il formato che in Italia a quei tempi prediligeva l'extra large (vedi le banconote-lenzuolo di quegli anni) è di certo migliore oggi. In quanto agli scritti di allora, forse (ma solo per quanto riguarda determinati opinionisti) erano meglio, perché scrittori come Montanelli, Ricciardetto, Gorresio, Del Buono (curatore quest'ultimo della rubrica cinematografica ereditata da Giuseppe Marotta su "L'Europeo") non sono merci comuni.  

Antonio Mecca

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