Scorgere negli occhi la purezza dello sguardo

Ci serve per acquisire consapevolezza di un qualcosa di superiore e vivere al meglio la nostra umanità

Da tempo desideravo, una volta giunto nei pressi di Loreto, uscire dall'autostrada per dirigermi nel paese che ospita il santuario del Cinquecento, e che dalla vallata sottostante svetta con la sua imponenza attirando gli sguardi e la curiosità dei viaggiatori. Finalmente mi decisi. Oltrepassato il casello e pagata la corsa effettuata mi avviai lungo la strada che inerpicandosi in una dolce salita porta al paese e al suo santuario. Costruzioni antiche e antichissime si offrono alla vista del viandante, dapprima rade per poi compattarsi e formare il paese. 
Le pietre che le compongono sono in genere rossicce, un tipo di mattone caratteristico delle Marche, la cui bonomia è rappresentativa di quella parte d'Italia centrale che insieme al Molise, all'Abruzzo e all'Umbria rappresentano il cuore dell'Italia. Giunto alla sommità del colle trovai un parcheggio, e fu qui che sistemai l'auto. Acquistato un ticket e sistematolo sopra il volante proseguii a piedi lungo la salita che immetteva sul piazzale del Santuario. Sostai per un attimo per poter ammirare l'imponente edificio che sfidando i secoli e i pregiudizi era giunto pressoché intatto fino a noi. Quindi, mi avviai in direzione dell'ingresso, varcarne la soglia, entrare nel Tempio fiocamente illuminato dalla luce elettrica regolata al minimo, candele e ceri utilizzati invece al massimo.
I visitatori presenti non erano numerosi, e il loro mormorio si mescolava restando in sottofondo rispetto al canto religioso proveniente dalla navata centrale. 
Era qui che pellegrini e visitatori erano diretti, dove secondo la tradizione si trovava una parte della casupola in mattoni che aveva ospitato Maria a Nazareth con Giuseppe e Gesù. La Madonna presente sulla parete era nera, perché sembrava che così fosse stata ridotta dal fumo provocato dagli innumerevoli ceri e candele bruciati per secoli. Il resto era invece costituito dall'oro della corona e da quello della lunga e ricca veste che le scendeva fino ai piedi assumendo la forma di una campana,
Mi intrattenni in quei luoghi per mezz'ora, dopodiché uscii. Svoltando a destra lasciai il sagrato con il suo segreto e arrivai fino al basso e lungo muro che sovrastava la grande vallata, del cui panorama pressoché qualsiasi persona non sembrava mai saziarsi. Quindi essendosi appressata l'ora di pranzo sancita anche dallo scampanio del campanile vicino, decisi di appressarmi a mia volta in direzione di un edificio giallo a due piani che portava l'intestazione di hotel-ristorante. Entrai, salutai la donna presente alla reception e discesi le scale che portavano in sala da pranzo. Era piena per un quarto, composta da gruppi di pellegrini il cui allegro parlare era  tipico di fedeli soddisfatti del dovere compiuto. 
Mi accomodai a un tavolo a due tra quelli ancora liberi. Notai tre persone addette al servizio, due ragazze e un ragazzo. Una delle due giovani, una ragazza intorno ai vent'anni la cui bellezza nasceva dal profondo della sua anima che veniva come riflessa nel suo volto. Si avvicinò, sorridendomi con espressione angelica. Ne fui conturbato e soprattutto turbato, sorrisi a mia volta e mi persi nel liquido stabile dei suoi occhi scuri, che parevano riflettermi per migliorarmi. Ordinai e mi disposi all'attesa, non perdendo di vista quell'angelo terrestre che avevo avuto il privilegio di incontrare. Fra una portata e l'altra ci fu uno scambio di battute. Avrei voluto dirle di più e soprattutto di meglio, ma non osavo. Infine, al momento del conto: tutt'altro che eccessivo a coronamento di un pranzo tutt'altro che di basso livello pagai lasciando una buona mancia per la ragazza, che mi salutò con uno sguardo così angelico da ferirmi il cuore. Quindi tornai alla mia auto per riprendere il viaggio.
Dovette passare un anno prima di potere fare ritorno a Loreto, e al ristorante nel quale ero stato l'anno precedente. Dopo la medesima trafila di dodici mesi prima: parcheggio, visita al santuario, visione e relativo godimento del panorama debordante fino al muretto, con emozione che era quasi un'ansia eccomi tornare al ristorante sotterraneo.. Anche questa volta erano tre i giovani addetti al servizio tavoli, due ragazze e un ragazzo. Ne riconobbi due su tre, perché l'altra ragazza non mi parve la stessa dell'anno precedente. Forse lo era anche, ma modificata nell'aspetto fisico. Non tanto e non solo perché questa era di evidente corporatura superiore, ma più che altro nel volto, che aveva perduto l'angelicità dell'anno prima. Non che sembrasse inquinato da esperienze amorose, da conseguenti rapporti carnali: era pur sempre un volto che trasmetteva onestà verso gli altri e verso le cose. Ma quella angelica dolcezza era svanita. Siccome l'anno prima non le avevo chiesto il nome, ora non potevo sapere se la ragazza era la stessa. Pranzai sempre con appetito e sempre bene, ma qualcosa si era rotto nel mio animo. Cosa mi ero aspettato, l'anno prima, cosa avrei voluto da quella ragazza? Nel mio animo tormentato mi ero forse aspettato che quella soave fanciulla dalla bellezza angelica fosse una creatura celeste discesa sulla Terra per rendere più buoni gli esseri umani, e chi lo sa che non fosse stato proprio così. Poi, terminato il suo compito, l'Angelo aveva permesso alla creatura terrestre di riprendere il sopravvento, ma nel frattempo il messaggio era stato trasmesso. Forse ciò che ogni tanto ci è permesso di intravedere, di scorgere nello sguardo di un essere celeste, ci serve per acquisire la consapevolezza di un Qualcosa di superiore, di eccelso, che può darci la possibilità di vivere meglio e al meglio la nostra umanità, la quale senza un aiuto concreto ci è difficile attuare.     

Antonio Mecca

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