SEPÚLVEDA RACCONTATO DA SEPÚLVEDA

Il documentario sulla vita dello scrittore cileno scomparso il 16 aprile

Qualche giorno prima della sua scomparsa, avvenuta il 16 aprile scorso per le complicanze del coronavirus, il canale televisivo Rai5 ha trasmesso un documentario dal titolo: Luis Sepúlveda, lo scrittore del sud del mondo.

È stato realizzato nel 2011 dal canale francese Arte e lascia che lo spettatore conosca lo scrittore cileno attraverso le sue parole e i suoi luoghi del cuore.

Il racconto è accompagnato in più momenti dal suono di un piccolo carillon azzurro, di quelli che si caricano a mano. Sepúlveda lo fa suonare ogni volta che esce dalla sua casa di Gijón, nel nord della Spagna, dove si è trasferito nel 1981. Qui trascorre le sue giornate a scrivere in una piccola stanza, isolato da tutti. Solo così, racconta, può parlare da solo, imprecare, arrabbiarsi se ha un blocco creativo e scherzare quando le cose vanno bene.

A un certo punto, però, in questo ambiente si sente soffocare. E allora carica il carillon ed esce.
A volte cammina fino alla scogliera che domina l'oceano. Alla sua vista, rivela: "Non so vivere senza il mare. Non ha limiti, non ti imprigiona. È un invito a cambiare, continuamente, prospettiva". Il mare è un elemento ricorrente delle città dove ha vissuto, come quando ha trascorso dieci anni ad Amburgo. Con il mare, si sente a casa.

E allora il filmato lo riporta a casa. In Cile. A Santiago. Sepùlveda racconta che la prima volta che ha rimesso piede in patria, dopo un esilio durato anni, lo ha accolto un terremoto. Come se la terra gli dicesse che non era il benvenuto. Lui stesso ammette che è stato un viaggio doloroso.

Lo si vede camminare per le strade di una città che è diventata, complice la dittatura, una brutta copia di Miami. Tutta grattacieli anonimi e cemento. Ricorda i luoghi dell'infanzia, i suoi genitori che lavoravano come cuoco e come infermiera, i tanti momenti trascorsi con il nonno che gli leggeva il Don Chisciotte. Questa è stata la sua compagnia tra gli otto e i dodici anni.

Il suo gusto per la letteratura è nato in questi anni.

Ritrova la scuola e, esattamente di fronte, la sede della gioventù comunista alla quale aderisce a 13 anni. I ricordi scorrono fino al 4 settembre 1970 quando Salvador Allende diventa presidente della repubblica. Sepúlveda e altri suoi amici entrano a far parte della sua guardia personale, la Gap (Gruppo di Amici del Presidente, ndr). Dalle sue parole si coglie tutta l'ammirazione che aveva per Allende, definito un "uomo particolare", che emanava un grande calore umano e si divertiva, quando era particolarmente di buon umore, a parlare di sé in terza persona e a fare richieste strane come uscire con la scorta per andare a mangiare un gelato alle 03:00 del mattino.

Quell'11 settembre 1973, quando l'esercito comandato da Augusto Pinochet inizia a bombardare il palazzo presidenziale della Moneda, lo scrittore e altri membri del Gap si trovano a venticinque chilometri a sud di Santiago. È qui che ascoltano il suo ultimo messaggio alla radio. È da qui che partono in direzione della capitale. Nonostante le strade siano bloccate dai carri armati, trovano il modo di raggiungere la Moneda. Ma è troppo tardi.

Il filmato mostra Sepúlveda che passeggia sotto la statua di un Allende che sembra camminare.

Sul basamento, insieme alle date di nascita e di morte (1908-1973) si legge "Ho fiducia nel Cile e nel suo destino" 11 settembre 1973.

Il racconto si addentra quindi negli anni della dittatura quando tutti i membri del Gap sono arrestati e spariscono, per anni, nelle camere di tortura dell'esercito. All'indomani della scomparsa, uno dei suoi amici ha detto che i suoi polmoni hanno ceduto al virus anche perché, da prigioniero, era stato tenuto in una malsana cella sotto terra.

Sepúlveda viene processato e condannato a ventotto anni di carcere. La pena, per intervento di Amnesty International, viene commutata in esilio nel 1977. Altri paesi raccolgono il suo peregrinare.

L'esperienza più inconsueta la fa in Ecuador quando decide di inoltrarsi nella foresta amazzonica dove entra in contatto con gli indigeni Shuar. Da loro, impara a cacciare, a pescare, a camminare e a riconoscere cosa dice la foresta attraverso i suoi odori.

Nel 1987 si trova in Croazia e proprio qui, nel giro di una settimana, scrive

Il Vecchio che leggeva romanzi d'amore. Il protagonista del libro, Antonio José Bolívar Proaño è un suo alter ego. Come lui è stato bandito da due mondi, il Cile e la rivoluzione.

Il documentario si apre e si chiude con le immagini di Sepúlveda in Patagonia, nella cittadina di Quemchi dove è nato il suo principale ispiratore, lo scrittore Francisco Coloane.

Il suo busto osserva l'oceano e il vulcano Corcovado, oggi dormiente.

Coloane descrive la Patagonia con uno stile "energico e potente, senza fronzoli".

Sepúlveda ha l'opportunità di incontrarlo e di diventare suo amico. Racconta che è come se si fossero conosciuti da sempre.

A bordo di una piccola imbarcazione, al largo della costa, lo scrittore osserva il mondo, alla fine del mondo e dice: "Appartengo a questo sud. Ogni cosa me lo sussurra. Vorrei finire i miei giorni in questo sud".

Antonella Di Vincenzo

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