TRA LE RIGHE DEI LIBRI GIALLI

Un incontro con tre scrittori di romanzi polizieschi: James Cain, Raymond Chandler, James Hadley Chase

La libreria Spalavera a Pallanza-Verbania occupa la sede che è stata quella di un bar storico per molti decenni, allora scarsamente illuminato da luci deboli quasi non si volesse risvegliare i tanti ricordi lì accumulati e bisognosa di una intonacatura rinfrescante e rinfrancante.
Ora l'intonacatura c'è stata, le luci sono più intense e mettono in luce anche i tanti vecchi libri presenti. Uno fra questi, "La fiamma del peccato", scritto e pubblicato dall'americano James Cain nel 1936 su rivista e nel 1943 in volume, l'ho acquistato. Il titolo originario era "Doppia indennità", e con lo stesso titolo venne realizzato l'omonimo film diretto e sceneggiato da Billy Wilder in collaborazione con Raymond Chandler. La storia narra di un assicuratore: Walter Huff nel romanzo, e Neff nel film, che invaghitosi della sensuale moglie di un suo assicurato si fa convincere da lei a fare stipulare con l'inganno una polizza sulla vita del marito. Nel finale la donna viene uccisa da Neff con un colpo di pistola, e il suo uccisore finisce sulla sedia elettrica. Nel romanzo invece i due si rivedono sulla nave che li sta portando a Balboa, Panama, che pur portando lo stesso cognome del pugile Rocky non si avvale della bella musica della colonna sonora scritta da Bill Conti ma i conti li pagherà con la società inducendoli a gettarsi nelle fredde acque dell'oceano. Walter ha firmato una confessione alla quale lo ha costretto il suo ex capo: Barton Keyes, il quale d'accordo con i vertici della Casa assicurativa, per evitare una pubblicità deleteria preferisce che l'assassino eviti il carcere a patto di lasciare il Paese. Il che risulta credibile.
Il finale della espiazione mediante suicidio è invece molto meno credibile.
Il romanzo è comunque ben scritto e quindi piacevole da leggere, e non giustifica l'acido commento del permaloso Raymond Chandler quando parlando del collega lo definiva "un concentrato di tutto quello che odio in uno scrittore. Tipi così sono le immondizie della letteratura, non perché scrivono cose sporche, ma perché lo fanno in modo sporco".
Invece Cain scriveva: seppure non raffinatamente come Chandler, in maniera più che scorrevole, avvincendo nella lettura il pubblico dei lettori. Un altro James della letteratura poliziesca è stato il grande James Hadley Chase, inglese nato a Londra nel 1906 e morto ad Ascona nel 1985. Esordì nel 1939 con il celebre romanzo "Niente orchidee per Miss Blandish" e nel 1952 ecco apparire il suo romanzo "Double shuffle" - doppio rimescolare, doppio mischiare. Anche qui c'è di mezzo una polizza assicurativa, che è stata stipulata per un valore di 100.000 mila dollari nel caso la firmataria dovesse morire per varie concause. Ciò che effettivamente avviene, così che il capo dell'agente investigativo Steve Harmas: Maddux, gli chiede di indagare su quella che lui sente come puzza di bruciato lontano un miglio. Il romanzo: lungo 250 pagine nell'edizione mondadoriana Classici del giallo, è narrato in prima persona e al presente (perlomeno così apparve in Italia) ma essendo stato tradotto da Bruno Just Lazzari il quale era più che altro traduttore dal francese - sue le traduzioni di moltissimi romanzi della serie Sanantonio - ed essendo gli scrittori francesi "maniaci" della scrittura al presente, può far dubitare sulla forma verbale effettivamente adoperata dallo scrittore inglese. E qua si torna alla eccessiva disinvoltura messa in atto: purtroppo non l'ultimo, dai traduttori - e qualche volta traditori - italiani. 
Il romanzo di Chase è ambientato a Los Angeles, e narrato con grande ironia, soprattutto nei divertenti duetti fra Steve ed Helen, sua moglie, una bella ragazza che in passato è stata per cinque anni la segretaria del gran capo Maddux. Il tutto può far ricordare i duetti verbali intercorrenti tra Nick e Nora Charles, coppia di investigatori creata dal talento di Dashiell Hammett. La scrittura americanizzata dell'inglese Chase è piacevole e priva di descrizioni morbose o troppo violente, così come era d'uso in quell'epoca pudibonda e ipocrita dove le terribili violenze esercitate dall'umanità senza nulla di umanità si svolgevano nella realtà ma molto meno nella finzione. Oggi che finalmente si è avuta la parità di diritti, ecco che le crudeltà possono svolgersi su ambo i fronti e a fronte alta, una fronte bassa di intelligenza e di sensibilità che vede da sempre e per sempre la violenza e la prevaricazione esercitarsi sulle persone da parte di altre persone.  

Antonio Mecca



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