TRASFERTA AMERICANA 3

- Ci era andato da solo?

-  Sì, come praticamente sempre.

- Anche qui viveva da solo?

- Sì - ripeté. - Da quando anni fa aveva lasciato la casa di famiglia. Famiglia che adesso a causa dell’età è stata lei a lasciare noi. Lui è fatto così - continuò - portato per fare il solitario.

- Il che può andare bene quando si gioca alle carte - commentai, - perché pur non vincendo neppure si perde. Che tipo di lavoro svolgeva?

- Manovale in una fabbrica di prodotti elettrici. E questo da molti anni, oramai. Più in là non gli è riuscito di andare.

- È andato nel Nuovo Mondo; non direi proprio che sia qui all'angolo.

- Già - ribatté lui, pensoso. Poi: - Allora? È intenzionato ad accettare l’incarico?

- Sì, se lei è intenzionato ad accettare le condizioni relative alla mia tariffa.

- Che sarebbero…?

- Che sono - precisai, - trecento euro al giorno spese escluse, e: naturalmente, il viaggio di andata e soprattutto di ritorno a Los Angeles e da Los Angeles, con il relativo soggiorno. Soggiorno che non sarà comodo come questo in cui ci troviamo attualmente.

Ci pensò su per poco, perché già ci doveva avere pensato su per molto.

- Sì, va bene. Di quanto ha bisogno?

- Calcoli che dovrei restare là per una settimana, al termine della quale credo sia inutile, soprattutto per lei, persistere. Per cui: tra viaggio in aereo, probabile noleggio auto e - ovviamente - la mia consueta tariffa giornaliera: cinquemila euro dovrebbero bastare.

Lui sorrise.

- Per me va bene, tanto più che utilizzerò il conto corrente di mio fratello, del quale dispongo da lui il permesso di prelievo. 

- Bene. Adesso posso avere una sua foto?

Giovanni Santini la tolse da un cassetto del tavolino e me la porse. Ritraeva un uomo che dimostrava tra i cinquanta e i sessant'anni, sebbene sapessi che era più vecchio del fratello. Ma la sua espressione di giovane invecchiato lo rendeva alla vista di chi lo stava guardando più giovane. Aveva più capelli rispetto a lui e pochi capelli bianchi, non portava occhiali e il sorriso che esibiva era timido e incerto. Sul polso sinistro portava un orologio antico, di quelli meccanici, che la nitidezza dell'immagine ben inquadrava.

- La posso portare con me? – chiesi.

- Certo.

- Ora mi fornisca il recapito dell’agenzia di viaggi e quello della ditta per la quale lavora.

- L'agenzia si trova sul corso che parte dal lato sinistro del palazzo comunale, che è proprio in fondo a questa strada, per poi proseguire fino alla piazza della chiesa. Si chiama Agenzia Buon Viaggio.

- Augurabile come nome.

- Sì, infatti - replicò con amaro sarcasmo.

Intascai la foto e gli chiesi poi se aveva avuto, il fratello, qualche amico o amica.

- Se anche li ha avuti, io non ne sono a conoscenza. In quanto alla fabbrica in cui è impiegato si trova nella zona industriale di Gravellona, praticamente di fronte alla mensa aziendale.

Annuii. Lui compilò un assegno, lo intascai con l’intenzione di incassarlo il giorno dopo. Quindi mi alzai, gli strinsi la mano e dopo avergli detto che gli avrei fatto sapere qualcosa entro sera, lo salutai e uscii.


Antonio Mecca

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