TRUMAN CAPOTE UNO DEI NOMI PIÙ ORIGINALI DELL'AMERICA LETTERARIA

TRUMAN CAPOTE UNO DEI NOMI PIÙ ORIGINALI DELL'AMERICA LETTERARIA

Nato a New Orleans il 30 settembre 1924 con il nome di Truman Streckfus Persons, visse da bambino una infanzia tristissima. 
I genitori ben presto si separarono e lui dovette vivere presso parenti che non lo sopportavano. Da piccolo, di età e di statura durante l'infanzia, e solo di statura durante la giovinezza, fu veramente felice soltanto quando poté stare in compagnia della matura cugina Sook, personaggio quasi fiabesco che descrive in uno splendido racconto, e in compagnia dell'amica Harper Lee (l'autrice de "Il buio oltre la siepe", pubblicato nel 1960). Harper Lee lo aiutò non poco nella preparazione di un romanzo verità "A sangue freddo" che Capote scrisse in sei anni, pubblicandolo dapprima a puntate sul New Yorker e quindi in volume. Il romanzo narra la vicenda di una famiglia di quattro agricoltori trucidati da due psicopatici nella loro casa nel Kansas. Furono poi catturati e condannati alla sedia elettrica. In uno dei due assassini lo scrittore vide un po' un se stesso così come avrebbe potuto essere anche lui se fosse stato meno fortunato in quanto a talento, poiché anche il pluriomicida era stato abbandonato dai genitori e aveva vissuto in balia di persone a lui non gradite. Truman assunse il cognome Capote mutuandolo da quello di Joe Capote, uno dei non pochi amanti della madre. Lettore vorace, divenne ben presto uno scrittore famoso. Tra i suoi lavori ci fu quello di fattorino per la rivista letteraria New Yorker, proprio per avere la possibilità di stare vicino al mondo letterario da lui tanto concupito. I primi racconti li pubblicò su Harper's Bazaar e nel 1945 apparve su una rivista femminile, il racconto "Miriam", che contribuì a farne conoscere il nome e di lì a pochi anni a farsi un nome con la pubblicazione del suo primo romanzo "Altre voci, altre stanze" del 1948. Fu però dieci anni dopo, nel 1958, che comparve "Colazione da Tiffany", storia che pur presentando come protagonista una prostituta, tramite il tono leggiadro della narrazione avrebbe ottenuto uno strepitoso successo di lì a tre anni replicato poi con il magnifico film interpretato dalla splendida Audrey Hepburn. Nel ruolo maschile dello scrittore ai suoi difficili esordi, Capote vedeva se stesso, tanto da autocandidarsi come coprotagonista. Per fortuna la produzione non accettò, e il ruolo venne ricoperto per sfortuna da George Peppard in sostituzione del certamente più azzeccato Tony Curtis, che venne scartato da qualcuno, forse il neo marito della Hepburn  Mel Ferrer, il quale cercava di autoimporsi anche quando era assente dai set frequentati dalla moglie. La stessa Hepburn aveva rifiutato di interpretare il film "Gigi" che come commedia l'aveva fatta scoprire al pubblico e che interpretò prima e dopo avere girato "Vacanze romane". Il successo catapultò lo scrittore nel mondo del jet set, conteso da contesse e mogli di industriali tra le quali Lee Radziwill, sorella di Jacqueline Kennedy. Truman, perfido come non pochi omosessuali, le faceva divertire al pari di un giullare di lusso. Triste condizione, la sua, quella di uno scrittore di rango ridotto al fango di una condizione subalterna. Durante quegli anni di follie Capote scrisse comunque opere notevoli, tra le quali interviste-ritratto a personaggi del calibro di Marlon Brando e Marilyn Monroe, della quale fu amico e che avrebbe voluto imporre nel ruolo di Holly Golightly. Immaginiamoci entrambi nel famoso film, al posto della Hepburn e di Peppard, ed ecco che il lungometraggio si sarebbe ridotto a mediometraggio perché più che un valore medio non poteva risultare né tantomeno risaltare. Per anni Capote parlò di un romanzo che stava scrivendo sul jet set, senza che questo apparisse mai. Il romanzo incompleto di Truman vedrà la luce dopo la sua morte e si intitolerà "Preghiere esaudite", dopo essere apparso quando era ancora in vita a puntate sui giornali. Queste pagine gli provocheranno l'ostracismo del mondo del jet set che frequentava e che gli chiuderà le porte definitivamente. Sembra che Capote abbia detto, a proposito della loro reazione: "Cosa diavolo si aspettavano? Sono uno scrittore". Già, ma anche lui cosa si aspettava di ottenere da loro? L'opera di Capote eccelle soprattutto nei racconti, 16, e nei romanzi già citati, nonché in molti reportage confluiti nel libro "I cani abbaiano". La sua esistenza venne distrutta con l'abuso di alcool e droghe, portandolo alla morte per cirrosi epatica un mese prima del compimento dei 60 anni.  Per fortuna  ci sono invece Artisti ai quali basta come droga benefica quella prodotta dalla loro Arte, della quale sono i primi a nutrirsene e a beneficiarne.

Antonio Mecca 

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