UN PAIO DI CONSIDERAZIONI SULLA FUTURA MOBILITÀ TRA DATEO E TRICOLORE

Con l'espansione di Milano oltre le Mura Spagnole, le vecchie porte cittadine e i suddetti bastioni divennero un ostacolo. La Porta Monforte (l'odierna Piazza Tricolore), costituita da due semplici caselli daziari, fu demolita nel 1916. Con un traffico sempre crescente e per non ripetere errori di valutazione come con la Vincenzo Monti(1889) di appena 20 metri di larghezza, si decise, intorno al 1892, di costruire due grandi viali, su modello dei boulevard parigini, poco fuori la Porta Monforte: Corso Concordia e il suo proseguimento, Corso Indipendenza. Entrambi piantumati abbondantemente e dotati, il primo con due controviali, delimitati da filari di alberi e una doppia corsia per senso di marcia nel mezzo e il secondo con un grande spazio alberato centrale e due corsie per lato: si tenga presente che un tempo ci passavano anche i tram.

Con l'arrivo dell'automobile e con un traffico in costante aumento, anche queste due grandi arterie si trovarono negli anni sempre più congestionate. Ora ci troviamo di fronte a una svolta ecologista, o presunta tale. Ma una svolta tutta all'italiana: ibrida e con un piede in due staffe. Perché se da una parte lo sviluppo urbanistico per una circolazione alternativa con i mezzi pubblici (vedremo dopo l'ulteriore aumento dei biglietti in arrivo), in bicicletta o in monopattino sta prendendo sempre più piede, dall'altra il traffico privato non accenna a diminuire; a dirla tutta, l'italiano medio prende la macchina anche per andare in bagno. Una città che, come purtroppo è sempre stato, deve ancora decidere cosa vuole diventare; sospesa tra un passato che non apprezza ma a cui non vuole nemmeno rinunciare e un futuro fatto di un provincialismo con velleità da megalopoli internazionale e ambiziose aspirazioni di sostenibilità, pregne di buone intenzioni ma concretizzate un po' come viene.

Le nostre strade sono piccole, non è un segreto per nessuno. E questo non voler rinunciare a nulla le sta rendendo sempre più intasate. I marciapiedi si allargano, le ciclabili aumentano, le carreggiate si restringono e le vetture non accennano a diminuire.

Osservando la mappa di come saranno i futuri assetti di Concordia (immagine di apertura) e Indipendenza è inevitabile non pensare alle sopra citate problematiche.  Ai tempi si scelse appunto di venire fuori dall'angusto Corso Monforte (oggigiorno una vera e propria camera a gas, imbottigliata a tutte le ore) con uno spazioso viale per consentire un'agevole circolazione ed ora si torna agli errori del passato con un budello, o meglio, un imbuto.  Con l'allargamento del marciapiede all'altezza di Tricolore e i controviali di Concordia che rimarranno ma a uso privato dei residenti (i pilomat consentiranno l'accesso alle proprie abitazioni), tutto il traffico sarà convogliato nelle due misere corsie centrali. In Corso indipendenza, invece, è stato chiuso il collegamento tra la Menotti e la Mameli. E questo significa che Corso Indipendenza e Via Bronzetti dovranno sostenere anche il traffico di coloro che prima, passando per la Menotti e proseguendo per la Mameli, riuscivano a raggiungere agevolmente Corso XXII Marzo. Chiuso questo passaggio strategico e ristretta drasticamente un'arteria importante come Concordia c'è poco da lasciare all'immaginazione. A meno che i milanesi nell'arco di un anno, data di apertura per la tratta del metro 4 fino a San Babila, non abbiano un'epifania ecologista e decidano di spostarsi tutti con mezzi che non siano l'automobile, i residenti di Concordia e Indipendenza rischieranno l'enfisema solo aprendo le finestre. Cosa che capita già agli abitanti dell'Archimede e della Marcona perché, per evitare il traffico di XXII Marzo e di Indipendenza, gli automobilisti prendono d'assedio queste due piccole vie per entrare e uscire dalla città…Figuriamoci dopo.

Insomma, come detto in precedenza, le buone intenzioni per diventare città esempio di mobilità sostenibile, ci sono tutte. Ma questi propositi cozzano decisamente contro una realizzazione che non tiene conto né dei trascorsi né del presente di Milano.

Non ci resta che aspettare per vedere cosa ci riserva un futuro campato per aria.

Riccardo Rossetti

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