UNA STORIA METROPOLITANA

Di Albertina Fancetti
Ultima puntata

Mentre tutta la realtà di quella terribile notizia si faceva strada dentro di lei, sentiva il terrore invaderla a ondate sempre più devastanti. Ormai si sapeva tutto su quella terribile malattia, ne avevano parlato approfonditamente tutti i mezzi di comunicazione. Ripensando al periodo del suo rapporto con Michele, quando aveva seguito il consiglio di Mariella assumendo la pillola anticoncezionale, si era premunita contro una possibile gravidanza indesiderata, ma non si era protetta delle malattie sessuali come invece le avrebbe permesso l'uso del profilattico.

«Oh Dio e se fossi sieropositiva? E Stefano… se avessi contagiato anche lui?» 

Uscì di corsa da casa temendo di impazzire se avesse continuato a tormentarsi con quei pensieri. Non poteva fare a meno di sentirsi strana, più stanca del solito. Ripensava ai malesseri che l'avevano colpita negli ultimi tempi, ai quali aveva dato il solito peso che si riservava ai banali malanni di stagione. Rivalutandone i sintomi, e ormai in preda all'angoscia, si convinse di essere a sua volta ammalata. 

Con l'ultimo barlume di lucidità che ancora le rimaneva in quel marasma di agitazione, non volle parlarne con i suoi familiari prima di averne almeno la certezza, si recò invece dal medico di famiglia che le prescrisse un controllo urgente in un noto ospedale della città. Dopo alcune settimane di tensione il risultato fu negativo e, pur restando addolorata per lo stato di salute di Michele, Martina riuscì a ricominciare a vivere.

Sono passati otto anni da quel penoso pomeriggio all'ospedale, adesso Martina sta seduta sulla panchina dei giardinetti del quartiere che hanno rappresentato lo scenario di quella lontana estate. Si accarezza dolcemente il suo pancione, godendosi il tiepido sole di una stagione ancora particolarmente tiepida. Anche oggi è stata in ospedale, ma per fare l'ecografia e ha visto Gaia muovere le manine e i piedini dentro di lei. Martina pensa che sia veramente la cosa più incredibile che potesse capitarle e si meraviglia di non averci pensato prima ad avere un bambino, ma aveva avuto ancora molte insicurezze da superare prima di cimentarsi in quella prova tanto importante.

Guarda al di là della pista di pattinaggio che resiste nel tempo, con la ringhiera dipinta di fresco e le aiuole ben tenute. La panchina sotto la pianta esiste sempre, ma non ci sono più i drogati a occuparla. Anche in questo campo la moda è cambiata, adesso vanno di più le pasticche che si trovano in discoteca, i ragazzini temono le sostanze che si iniettano, e i pochi eroinomani ancora vivi sono tutti “vecchi”. Martina non può fare a meno di chiedersi quale mondo attende Gaia quando sarà nata, e spera che le esperienze che l’hanno tanto segnata le siano d'aiuto per poter crescere sua figlia nel modo migliore. Sua madre aveva la giustificazione di ignorare le meccaniche di un problema che si stava solo allora affacciando nella società, mentre lei invece le conosce tutte, compresi i risvolti più dolorosi.

 Ma la giornata è davvero troppo bella per perdersi in pensieri tristi, da quando è rimasta incinta Martina vuole pensare solo a cose belle.

Sente qualcuno avvicinarsi alla panchina dove sta seduta, alza lo sguardo e vede Michele…

Ormai ha più di trent’anni, sembra in ottima forma, evidentemente le cure alle quali si sottopone hanno su di lui un effetto miracoloso. Da quei tre mesi di vita ai quali sembrava condannato, sono passati otto anni e tutti sperano che ne trascorrano ancora altri. È sempre vestito in modo decoroso, anche se si vede che gli abiti se li stira da solo, e non ha ancora imparato a farlo bene. Porta i capelli lunghissimi fino a metà della schiena, e sono sempre fulvi e ricciuti.

Michele si ferma a breve distanza dalla panchina e guarda Martina con tenerezza. Da quando ha saputo di essere malato, evita qualsiasi tipo di contatto fisico con chiunque, anche di stringere la mano alla gente, si limita a sorridere dolcemente oppure, nei giorni buoni, saluta a voce alta con una traccia dell'antica baldanza giovanile. 

«Ecco… ti ho portato questo per la tua bambina» esitando le porge un pacco regalo. «Non l'ho toccato, l'ho solo scelto da lontano e l'ho fatto incartare dalla commessa»

«Grazie! Sei molto gentile… Ma dimmi come stai?» gli sorride Martina con serenità.

«Tiro avanti abbastanza bene grazie…» le risponde Michele.

«Lo vedo… ti trovo in forma. Stai tranquillo lo sai che le bestie grame non muoiono mai!» scherza Martina con voce affettuosa.

«Spero che tu abbia ragione!» Michele ammicca e sorride, adesso ha tutti i denti nuovi. «Ciao ora me ne vado a casa… non devo prendere freddo».

«Ciao Michele e grazie ancora per il pensiero. Ahi! Mi ha dato un calcetto… si vede che vuole ringraziarti anche lei» ride Martina tenendosi il pancione. 

Arrivata a casa scarta il pacchetto incuriosita, contiene un orsetto di peluche tutto rosa, è morbidissimo… lo stringe a sé prima di metterlo nella culla che ha preparato per Gaia.

«Che Dio ti protegga Michele…»

Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni