VISTI DA VICINO, ALLA RICERCA DELLA LUCANITÀ

Rocco Brancati, uno scrittore poco conosciuto che meriterebbe più notorietà

La Osanna Edizioni di Venosa, graziosa e antica cittadina lucana, ha pubblicato un libro che accoglie una cinquantina di ritratti-interviste realizzati da Rocco Brancati, giornalista del TG R Basilicata fin dalla sua fondazione, e in seguito suo vicecaporedattore, nonché collaboratore per "Il Mattino" di Napoli e "La gazzetta del Mezzogiorno" di Bari. Ho conosciuto Rocco nell'agosto del 2010, in occasione della serata organizzata dal comune di Ruvo del Monte per l'assegnazione postuma della cittadinanza onoraria alla memoria di Evan Hunter-Ed McBain, grande scrittore americano il cui nonno materno era originario del piccolo paese di Ruvo. Brancati, al quale era stato delegato l'onere di organizzare la serata, la condusse con il suo consueto stile fatto di bravura, competenza, semplicità, manifestazione al termine della quale partecipò la vedova dello scrittore newyorkese, sua terza moglie dal 1997 al 2005.
Rocco Brancati era nato il 26 febbraio 1950 a Potenza e qui morì il 18 aprire 2018. L'amore per questa sua città e per la Basilicata la descrisse più volte attraverso articoli e servizi giornalistici per il Tg regionale, nonché dalla sua cattedra universitaria tenuta a partire dal 2001 riguardante Scienze della Comunicazione. Brancati assommava in sé le caratteristiche migliori dell'intellettuale del Sud: intelligenza, istruzione, competenza, eloquio affascinante. La sua statura alta e robusta era il preludio alla sua morale. Provvisto di grande generosità era sempre disposto ad aiutare con la sua intelligenza e il suo sapere studenti e collaboratori. Non era uno di quei tromboni di cui ancora oggi il Sud abbonda. Fra le varie e variegate fesserie di cui il nostro linguaggio purtroppo abbonda, c'è quella che usa dire: "È un libro che vale la pena di leggere", come se leggere un bel libro non rappresentasse invece un piacere sommo. Oppure: "E un posto che merita". Merita cosa? L'onore di venire guardato dalla nostra mediocrità? Ebbene, il libro di Rocco Brancati: "Visti da vicino, alla ricerca della lucanità" è uno di quei libri (tra l'altro assai bene stampato) piacevole e istruttivo, che partendo dalla A per giungere alla Zeta raccoglie ritratti-interviste a vari esponenti della cultura nati o cresciuti oppure interessati alla Basilicata, italiani o stranieri, uomini o donne (spesso queste ultime straniere in patria per via dell'ottuso potere maschile). Come scriveva Rocco Brancati: "Il passato, in Basilicata, non c'è bisogno di andare a cercarlo. Il passato è una parte ineliminabile del paesaggio, lo ritrovate ovunque nei ruderi di villaggi disseminati su tutto il territorio. Non sono antichità grandiose, opulente, costruite per sfidare i secoli, sono presenze discrete, quasi nascoste di una terra che fu definita incognita e che affiorano tra il giallo delle ginestre e il verde dei cespugli di rovi". In questo libro si parte dalla testimonianza dell'archeologo rumeno Dinu Adamesteanu, per approdare a quello di Arturo Zavattini, fotografo figlio di Cesare, passando per Leonardo Sinisgalli, Alberto Jacoviello, Beniamini Placido (altro grande intellettuale provvisto di enorme talento ma privo di inutile prosopopea) a Pasquale Festa Campanile, Lina Wertmuller, Achille Millo, Raffaele Nigro. L'amore per la sua Lucania e per la sua Luciana, compagna di una vita, il cui nome è l'anagramma della sua regione gli ha fatto realizzare in oltre quarant'anni di attività giornalistica centinaia di interviste e migliaia di articoli, nonché interessanti libri come quello dedicato al critico e regista teatrale Gerardo Guerrieri. Se ci sono scrittori conosciuti che forse non meritano di esserlo, ce ne sono altresì altri poco conosciuti i quali invece meriterebbero più notorietà. Di questi ultimi Rocco Brancati è stato fra i primi per cultura e stile, fulgido esempio da seguire.  

Antonio Mecca

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