L’OMAGGIO DEL SOL LEVANTE A MILANO E AL VOLO

Il maestro Hayao Miyazaki, classe 1941, artefice di capolavori come Conan-il ragazzo del futuroLupin III, Il Castello di CagliostroIl mio vicino Totoro e La città incantata può essere considerato a tutti gli effetti il più grande regista di animazione vivente. Figlio, guarda caso, di un ingegnere aeronautico, la cui azienda, la Miyazaki Airplane, produceva componenti aeronautiche, compresi alcuni pezzi per i micidiali caccia Zero, fu sedotto dall'animazione già in giovane età. Negli anni ’50 cominciò a lavorare per un colosso nipponico del settore, la Toei e nel 1985 fondò lo studio Ghibli che da allora ci ha regalato vere e proprie opere d’arte in movimento.
Noti i temi ricorrenti cari al maestro: l’inutilità della guerra e il disprezzo per i totalitarismi, il ritorno alla natura contrapposto all'avido e inquinato mondo dell’industria, la curiosità e l’altruismo dei bambini in antitesi alla stupidità e l’egoismo degli adulti.
Di carattere brusco e persona poco malleabile, Miyazaki ci ha regalato lavori pregni di delicatezza e speranza che bambini e genitori dovrebbero vedere almeno una volta; non è esagerato affermare che i suoi film posseggono un tratto pedagogico e educativo fuori dal comune.
Da sempre amante dell’Italia, in due suoi lungometraggi ha dedicato una nota di riguardo alla nostra città e un nostro pioniere del volo.
Nel 1992 arriva sui grandi schermi Porco Rosso che racconta la storia dell’aviatore Marco Pagot, il quale, dopo la Prima Guerra Mondiale, ha assunto fattezze suine; il cognome rende omaggio a due disegnatori d’animazione milanesi Nino e Toni Pagot, creatori di personaggi indimenticabili come Calimero e Grisù il draghetto, con i quali Miyazaki collaborò per la serie trasmessa dalla RAI, Il fiuto di Sherlock Holmes. Questo coraggioso e disilluso aviatore, combatte con il suo idrovolante i pirati dell’aria sulle coste della Dalmazia, ma per le riparazioni si reca nel capoluogo lombardo dai migliori artigiani del settore: “Non resta che portarlo a Milano […], lenzuola bianchissime, bellissime donne”. In seguito decollerà con il suo apparecchio da un enorme, romantico e molto liberamente ispirato Naviglio.
Nel 2013 Miyazaki, esce nelle sale con il lungometraggio Si alza il vento. Il protagonista, il giovane giapponese Jiro Horikoshi, non potendo pilotare gli aeroplani perché affetto da miopia, decide di progettarli grazie a Gianni Caproni che gli appare in sogno: “Gli aeroplani non sono né degli strumenti di guerra né un mezzo di profitto commerciale. Gli aeroplani sono uno splendido sogno. Il progettista è colui che conferisce forma al sogno”. Caproni lo accompagnerà oniricamente per tutta la vita (spesso a bordo del suo CA.60 Transaereo) e nel finale, comparendogli un’ultima volta, lo spronerà a proseguire e a vivere appieno ogni giorno, nonostante i suoi aeroplani (i suoi sogni), gli siano stati sottratti e utilizzati per scopi bellici.


Riccardo Rossetti